B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

L’ululato rock di São Paulo

Proseguendo nella nostra personale, partigiana e assolutamente criticabile campagna a favore delle contaminazioni sonore e contro ogni forma di purismo musicale, oggi ci spostiamo idealmente nella capitale paulista per segnalarvi l’esordio su disco della band O Uivo (nella foto). Il loro nome in italiano significa «l’ululato» e l’album che propongono è “Selvagem“, di produzione indipendente.

L’enorme importanza di choro, bossa e samba è assodata. È fuori discussione anche il valore aggiunto garantito da molti talentuosi musicisti verdeoro al reggae o all’hip hop, ad esempio. Ciò ha reso gli stessi spiccatamente brasiliani e li ha profondamente caratterizzati, nel confronto con gli stili originari nati all’estero. In particolare, accusare il rock brasiliano di essere un genere manieristico equivale esattamente a non riconoscere come italiani Vasco Rossi o Ligabue.

Vorrebbe dire bollare come estranea al comune sentire del paese tutta quella fase storica della música popular brasileira che va dalla fine degli anni 60, con l’avvento del Tropicalismo, agli anni 80 e 90, con lo sviluppo e l’esplosione della geração rock. Significherebbe togliere autorevolezza alle influenze percepibili nel sound aggressivo del quintetto paulistano O Uivo. In formazione roqueira  classica, il vocalista Jean Darillo, i due chitarristi Fauzi e Allan, il bassista Ale Leo e il batterista Ricca si sono segnalati per le coinvolgenti performance tenute al “Sarajevo” di rua Augusta, locale che viene affermandosi come il nuovo tempio del rock di São Paulo.

“Selvagem” è un debutto eclettico, che non ricerca né particolari sofisticazioni né elucubrazioni finto-underground. Solo buon vecchio rock & roll, ovviamente mediato e filtrato dalla sensibilità di cinque giovani brasiliani del terzo millennio. Che, pur avendo precisi riferimenti, non vogliono fare i Renato Russo, i Lobão o i Cazuza ma essere sé stessi. Niente sperimentazioni o alchimie da laboratorio, niente arrangiamenti elaborati ma forti scariche di corrente elettrica al servizio di melodie accattivanti.

Suoni sporchi e duri ma non estremi, in un’atmosfera urbana che ricorda quella di un disordinato garage, tra vecchi “chiodi” e jeans bisunti, più che quella di un ovattato studio di registrazione. “Selvagem” è un viaggio on the road vissuto in uno scantinato di un bairro paulista. Scarpe grosse e cervello fino che lasciano la propria impronta in una one take senza over-dubs. All’interno dell’album rivivono leggende e comete del passato. Pare persino di riconoscere voci conosciute, non ripetute attraverso imitazioni pedisseque ma ricreate dalla sincera trasmigrazione dell’anima, nell’antico e moderno perpetuarsi del rock.

Per ascoltare quacosa, vi rimandiamo allo spazio MySpace di O Uivo. Per saperne di più su una band brasiliana dalla precisa identità nazionale, ecco il loro sito.

(A. Forni)

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