B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

L’infanzia negata nelle favelas brasiliane

La conferenza che si è tenuta il 7 novembre presso il palazzo della Regione di Trento, intitolata all’infanzia nelle favelas, chiudeva un breve ciclo di interventi dedicati all’infanzia in situazioni critiche in Afghanistan, in Uganda e in Brasile, corredati di mostra fotografica.

Una proposta informativa che è valsa al locale liceo classico il premio di una borsa di studio e l’auspicio di poter visitare e incontrare personalmente le persone di cui hanno narrato le drammatiche esistenze. Portiamo via dalla presentazione condotta dalla biologa Emanuela Evangelista, della “Associazione Amazonia” onlus, che per l’appunto opera nella foresta amazzonica, alcune considerazioni meno scontate dei dati statistici che ha citato.

Oltre a un continente e a due generazioni o tre, cosa separa i nostri nonni dai ragazzini brasiliani che in favela oggi giocano con gli aquiloni? Non è questione di tecnica, di povertà dei materiali o di semplicità del divertimento… Abbiamo visto scorrere in queste immagini, all’apparenza romantiche o nostalgiche, ciò che in realtà sono esercitazioni o esperte manovre di ragazzi con l’aquilone che si esprimono nell’alfabeto morse delle mafie locali: l’aquilone serve a segnalare arrivi e presenze. Della polizia, di stranieri, di estranei. Di potenziali minacce o vittime.

Ciò che invece accomuna questi ragazzi e le loro famiglie sgangherate a tutte le realtà più disagiate del mondo, quindi anche quelle della nostra penisola, è la presenza ingombrante, ma anche protettrice, tutelare, della mafia. Poteri criminali che si insinuano e insediano dove lo Stato e le istituzioni latitano.

È interessante dunque accogliere l’invito dell’Evangelista a osservare le dinamiche di  gestione del crimine in favela. Un crimine che organizza, gestisce, ma anche offre sostegno e appoggio a chi è escluso e in lotta con la società, perché clandestino, emarginato, invisibile e reietto.

Accogliamo la provocazione del boss del narcotraffico Marcola, che dalle carceri di San Paolo ha diretto la guerriglia urbana di alcuni anni fa, quando ci chiede se lo sguardo che ora volgiamo alle favelas, tardivo inizio della nostra coscienza sociale, non sia dettato dalla paura che esse ci incutono.

(Annalisa Dolzan)

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