Cercasi disperatamente italo-brasiliano in Italia

Qualcuno di voi ha per caso visto un italo-brasiliano in giro per l’Italia? È un tipo simpatico, forse più orgoglioso dell’Italia degli stessi italiani doc. È cresciuto mangiando la pasta, gli spaghetti alla bolognese la domenica e le lasagne nei giorni di festa. L’italo-brasiliano è colui che in Brasile organizza sempre, nel suo quartiere, le feste religiose del patrono della regione di nascita del nonno.
Legge più quotidiani e riviste in italiano che in portoghese, anzi lavora duramente affinché vengano pubblicati. Il luogo in cui è stato stampato uno dei primi giornali in lingua italiana all’estero è Rio de Janeiro, nel 1885. L’italo-brasiliano sicuramente conosce l’inno di Mameli e, in casi estremi, può persino dimenticare la sua nazionalità brasiliana tifando Italia ai mondiali di calcio. Può sembrare strano che la mia domanda persista: qualcuno ha visto un italo-brasiliano in Italia?
Il Brasile è una delle più grandi nazioni al mondo. La quinta, per l’esattezza, con una popolazione che conta 180 milioni di abitanti, cioè il terzo paese più popoloso del pianeta. Cifre divulgate dal “Rapporto annuale Italiani nel mondo 2007”, pubblicato da Caritas-Migrantes, dimostrano che i numeri sono significativi anche per quanto riguarda gli italiani. Secondo i dati, il 14 per cento della popolazione brasiliana, ovvero circa 24 milioni di persone, è italiano o di origini italiane. Non poco, se pensiamo che attualmente l’Italia ha circa 58 milioni di abitanti.
Solamente chi è stato al consolato italiano di São Paulo può capire come gli italo-brasiliani siano veramente tanti, soprattutto al sud-est e al sud. I numeri parlano da soli. Dal 1998 al 2006 sono state rilasciate più di 148mila cittadinanze italiane a discendenti per jures sanguinis e solo nel 2006 sono state accolte altre 13mila nuove richieste. Attualmente le domande per avere il riconoscimento della cittadinanza italiana ammontano in totale a quasi 500mila. Solo a São Paulo sono aperte 328mila pratiche, con tempi di attesa che vanno dai 10 ai 15 anni.
Sicuramente questo è il retaggio della fase storica che ha portato oltre 1,3 milioni di italiani, tra il 1876 e il 1945, a emigrare in Brasile. Il flusso più grande si è verificato tra gli anni 1886 e 1895, nei quali è arrivata quasi la metà del totale, ovvero più di 500mila italiani. Le stesse cifre si sono ripetute nel decennio successivo, tra il 1896 e il 1905, in cui altri 450mila italiani portarono con sé sogni e speranze per la nuova terra promessa.
Parecchi figli, nipoti, pronipoti e anche bisnipoti di quegli avventurosi e coraggiosi italiani hanno deciso di ritornare nella loro carissima Italia. I motivi presentati dal Rapporto della Caritas sono numerosi. Il principale è lo studio, seguito dal lavoro e dal turismo.
Il numero di rientri degli italo-brasiliani è significativo. Il consolato brasiliano a Roma afferma che attualmente in Italia c’è un significativo numero di brasiliani che hanno la cittadinanza italiana. Nonostante ciò, il flusso migratorio dall’Italia verso il Brasile continua, anche se in maniera molto meno marcata. Tra il 1946 e il 1990 sono stati più di 133mila gli italiani stabilitisi in Brasile.
I dati dimostrano un significativo contributo italiano alla formazione del popolo brasiliano. La maggior parte degli italiani, non essendo a conoscenza di questo rapporto di fratellanza tra Brasile e Italia, che ormai dura da centinaia di anni, crede che in terra verdeoro viva una popolazione nera, mulatta o indigena. Molti si stupiscono ancora quando incontrano brasiliani con una carnagione più chiara della loro, con occhi celesti. Non ostante questa non sia un’eccezione tra gli italo-brasiliani. Chiedono: «Ma come mai parli così bene l’italiano?». Come spiegare a queste persone che il sentimento d’amore per l’Italia degli italo-brasiliani è enorme, se non addirittura più grande di quello verso il Brasile? Che l’italiano si è sempre parlato nelle case, che la cultura e la tradizione vissute da molti sono sempre state quelle italiane?
Il famoso e noto scrittore brasiliano Guimarães Rosa, conosciuto per l’inventiva con cui giocava con la lingua portoghese-brasiliana, ha scritto nel suo capolavoro “Grande Sertão”: «(…) e quello esisteva, da vedersi (…)» . Intendeva dire che la cosa esisteva davvero. Prendendo a prestito la sua creatività, posso affermare che l’italo-brasiliano «esiste, da vedersi» anche in Italia, sebbene nascosto sotto le apparenti vesti di un semplice brasiliano.
(Tatiane Reverdito)

