Il Brasile tra machismo e femminismo
Oggi vi parliamo d’una legge, la cosiddetta Maria da Penha. Ma niente paura, nessuna analisi tecnico-giurica, anche perché questa normativa, entrata in vigore nel settembre dell’anno scorso, fa ormai parte piú del costume e della cultura generale brasiliana, piuttosto che dell’universo di legulei ed azzeccagarbugli.
Vi accennano canzoni e se ne parla nel piú umile dei barzinho. La Maria da Penha, o legge sulla violenza domestica e familiare contro la donna, prende il nome da una signora originaria del Ceará, in passato vittima di gravi abusi da parte del marito. (A questo link potete leggerne la vicenda, ndr).
La legge aumenta la pena per chi commette questo tipo di reato, creando altresí tutta una serie di misure che dovrebbero proteggere la donna dall’aggressore. Divenuta una bandiera dell’impegno del Governo Lula contro il machismo ed il grave fenomeno dei maltrattamenti in famiglia contro la donna, nonché sostenuta con forza dai movimenti sociali, ha da subito incontrato sulla sua strada molti detrattori.
Alcuni si sono limitati a considerarla solo un’ulteriore manifestazione del politically correct lulista, volta solo a reprimere situazioni di degrado, in realtá frutto dell’arretratezza culturale – prima che socio-economica – di buona parte della popolazione. Da parte loro i giuristi, non senza tutti i torti, non l’hanno mai amata, mettendone tra l’altro in dubbio la costituzionalitá per violazione del principio d’uguaglianza tra uomini e donne.
Hanno fatto notare che non é giuridicamente corretto punire condotte estremamente vaghe e generiche, e che é assurdo sanzionare penalmente comportamenti quali la «ridicolizzazione» della donna. Anch’essa, ebbene sí, un reato. Ma tra coloro che l’avversano il primo posto spetta al giudice mineiro Edílson Rumbelsperger Rodrigues, che nel sancirne l’incostituzionalitá si spinge anche molto oltre.
Nella motivazione della sentenza ha infatti dichiarato che «questa legge Maria da Penha é quindi di un’eresia manifesta. É eretica perché antietica, é eretica perché ferisce la logica divina, é eretica perché é inconstituzionale. E per tutto questo é manifestamente ingiusta».
Analoga la sua sorte in Mato Grosso do Sul, ove la magistratura locale l’ha dichiarata incostituzionale. Ció consentirá la sua disapplicazione de facto, dato che gli uomini condannati sulla base di questa normativa potranno ricorrere, richiedendo d’essere giudicati secondo la legge comune.
(Francesco Giappichini).

