Il caso Cisco e gli arresti lampo
Il mondo finanziario internazionale, ed americano in particolare, é stato sconvolto dalla maxi-operazione della Polizia federale brasiliana, che pochi giorni fa ha letteralmente azzerato i vertici della filiale verdeoro della multinazionale informatica statunitense Cisco Systems.
I media nazionali ed internazionali (piú sotto per completezza d’informazione riportiamo la cronaca de Il Sole 24 Ore, ndr) hanno dato grande rilevanza alla cosiddetta «Operação Persona», che ha portato in carcere il presidente di Cisco Brasil Pedro Ripper, l’ex presidente, ed altissimi dirigenti.
Anche parte del management della sede centrale negli Stati Uniti ha ricevuto freschi mandati di cattura, che per ovvie ragioni non sono stati eseguiti. Si contesta un’importazione irregolare di prodotti, una sorta di sottofatturazione che avrebbe consentito di sottrarre al fisco brasiliano 750 milioni di dollari.
E le prove schiaccianti, a detta degli inquirenti, sarebberero state ottenute tramite le fatidiche intercettazioni telefoniche. Tuttavia dopo pochissimi giorni sono quasi usciti tutti dal carcere, e sia il presidente che i 2 alti dirigenti sono rientrati regolarmente in servizio: degli oltre quaranta arrestati solo 6 continuano in stato di detenzione, gli unici che secondo il giudice sarebbero ancora in grado d’inquinare le prove.
Cosí ci chiediamo, non é che forse la Polizia federale brasiliana, per un deprecabile senso di protagonismo, é stata un po’ troppo frettolosa? Come non di rado avviene?
«Cisco nella polvere, 40 arresti in Brasile per importazioni illegali e frode fiscale
Cisco, gigante americano delle reti e dei servizi informatici con base a San José in California, è sotto inchiesta in Brasile per aver importato irregolarmente prodotti per cinque anni di seguito, causando perdite per 750 milioni di dollari al fisco locale.
Clamoroso il bilancio dell’offensiva della magistratura brasiliana: dopo una serie di irruzioni della polizia negli uffici della multinazionale sono finiti in manette l’attuale presidente di Cisco Brasil, Pedro Ripper, il suo predecessore, Carlos Roberto Carnevali, e altre 40 persone a San Paolo, Rio de Janeiro e Salvador de Bahia.
La polizia federale ha emesso anche cinque mandati di cattura contro altrettanti manager Cisco negli Stati Uniti. Secondo le accuse, Cisco era al centro di una rete di 30 imprese, alcune in realtà inesistenti, che importavano prodotti di informatica a prezzi sottofatturati.
Sono stati arrestati anche sei agenti delle dogane brasiliane che coprivano il traffico fraudolento. Gli arresti sono scattati dopo due anni di inchiesta. «Abbiamo tutta la collaborazione della polizia statunitense», ha detto il numero uno dell’Erario al ministero dell’Economia, Gerson Scheen.
Cisco, creata nel 1984, è stata una delle prime imprese a creare prodotti per lo scambio di informazioni da computer a computer. Ha un fatturato globale di 35 miliardi di dollari e dà lavoro in tutto il pianeta a più di 61 mila impiegati. Da Cisco nessun commento oltre al comunicato sul sito, dal quale si apprende che agli arrestati, dei quali non sono state rese note le identità, non sono state ancora mosse accuse formali».
(Francesco Giappichini).

