B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Il Brasile cura l’Italia malata

È stato presentato il 18 ottobre, presso l’associazione Casa d’Italia di Salvador de Bahia, il concorso professionale “Brasil-Itália”, destinato a infermieri tra i 21 e i 30 anni che abbiano ottenuto un diploma riconosciuto dal Conselho regional de enfermagem (Coren), interessati a lavorare con contratti a termine in ospedali e case di cura del nostro paese.

L’iniziativa è del locale Centro di integrazione impresa-scuola (Ciee) in collaborazione con Obiettivo lavoro, «la più grande società italiana per la moderna gestione delle risorse umane», agenzia di lavoro temporaneo con mezzo miliardo di euro di fatturato. Nel bando del progetto è segnalato come la retribuzione offerta sarà «equivalente a quella di un professionista italiano del settore».

I contratti (di un anno, rinnovabili per un altro anno) prevedono un mese di ferie pagate, assicurazione contro infortuni e malattie, tredicesima e liquidazione. Pre-requisito richiesto, oltre ovviamente al diploma, è la conoscenza elementare dell’italiano. Condizioni appetibili per i giovani baiani, che affolleranno le selezioni. Il primo gruppo di paramedici, composto da centoventi persone, partirà alla volta dell’Italia all’inizio del 2008. Si tratta, in realtà, solo del più recente progetto di questo tipo che coinvolge il Brasile. Da qualche tempo infatti, analoghe ricerche vengono compiute da aziende italiane negli stati di Rio Grande do sul, Santa Catarina, Rio de janeiro e São Paulo.

Questo accade mentre in Italia si scende in piazza contro il lavoro interinale (questione che persino il Papa ha recentemente definito «un’emergenza etica») e divampa la polemica sui delicati temi dello stato sociale e del precariato. La sinistra denuncia la manipolazione da parte dell’industria del concetto di flessibilità, variabile teoricamente virtuosa del processo occupazionale, in realtà divenuta alternativa alla stabilità del lavoro. La destra, come spesso accade ultimamente, accusa la sinistra di mistificazioni. In questo caso sulla legge-Biagi e sulle sue conseguenze.

E intanto dal Brasile si fa la fila per un’opportunità che alcuni ritengono possa dischiudere le porte di un sogno italiano di più lunga durata. Il settore dei paramedici, in Italia, presenta caratteristiche particolari. Secondo una recente indagine de “Il Sole 24 ore“, l’ordine di categoria (Ipasvi) ha lanciato l’allarme. In un paese in cui l’età media della popolazione sale costantemente, mancherebbero ben 60mila addetti, da aggiungere ai 326mila attivi. È di venerdì scorso la clamorosa chiusura di alcune sale operatorie del San Carlo di Milano a causa della mancanza di personale paramedico. Questo senza contare il fabbisogno che nasce dall’assistenza domiciliare.

I diplomati in scienze infermieristiche in Italia sono solo 9mila l’anno ed è quindi necessario cercarne altrove, sfruttando le opportunità e i cavilli della Bossi-Fini. Secondo Manpower, in Italia gli infermieri si trovano al quinto posto tra le professioni in cui i cittadini extra-comunitari sono più ricercati, dopo operai specializzati, addetti alla ristorazione, addetti ai servizi amministrativi e conducenti di autoveicoli. Degli oltre ventimila professionisti extra-Ue che già operano nelle corsie dei nostri istituti di cura, i sudamericani (essenzialmente peruviani e brasiliani) rappresentano quasi il 20 per cento.

Il loro numero è prevedibilmente destinato a crescere in maniera esponenziale nei prossimi mesi.

(A. Forni)

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