B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Deviazione del São Francisco, é polemica

                                                       

Oggi vi presentiamo un reportage che la nostra redazione ha commissionato a Giancarlo Mostachetti, ormai universalmete conosciuto come l’unico corrispondente al mondo che opera nel sertão del nordeste brasiliano. Abbiamo cercato di approfondire la controversa questione della deviazione delle acque del fiume São Francisco, l’opera faraonica che il Governo Lula pare deciso a portare a termine per risolvere il problema della siccitá nel sémi-arido, nella caatinga brasiliana.

Come noto si tratta di un progetto contestatissimo, cui i movimeti sociali e vari settori della Chiesa cattolica hanno dichiarato guerra. Secondo le loro obiezioni, infatti, si danneggerá l’ambiente, non si aiuteranno affatto gli abitanti dell’arido sertão, e soprattutto si beneficeranno solo i grandi fazendero.

Detto questo ci resta solo l’obbligo di descrivervi la foto in alto che, per dirla con Mostachetti, ritrae un «bambino che morirà, a dire del fotografo, di li a pochi giorni, sempre a causa della mancanza di cibo dovuta alla mancanza di acqua». Ci scusiamo coi lettori piú suscettibili per l’eccessiva “forza” dell’immagine, ma ci limitiamo a sottolineare che si tratta di una foto di grande valore storico e documentale: é stata scattata dal fotografo Borsato, dell’associazione Amici del Brasile, nel giugno o luglio del 1982, in occasione della terribile grande seca.

Evento naturale che la transposição del São Francisco mira, per il futuro, ad alleviare.

«San Francesco (d’Assisi), pensaci tu ! ou (Lei de Murici - cada um por si)

««La posizione brasiliana rispetto alle riserve minerali mondiali e di acqua è previlegiata. Ha il 91,1% di niobio, 49,4% di tantalio, 21% di grafite naturale, il 6,7% di ferro, 12,4% di stagno etc. E’ tra i primi 15 produttori di petrolio del mondo, oltre che tutte le sue ricchezze naturali e una grande biodiversità. unica al mondo.

E ha l’acqua. L’acqua, lo stoppino dei conflitti che potranno nascere in questo secolo. Tutte queste ricchezze traggono molte preoccupazioni ai brasiliani. I quali onoscono molto bene l’interesse delle grandi potenze per l’Amazzonia, che si potrebbe chiamare Impero delle Acque, Paradiso della Biodeversità, Delirio Minerale, Fonte Inesauribile di Energia, Ultimo Ridotto Naturale del Pianeta, etc..

Ma la mancanza di competenza brasiliana per gestire questa regione è notoria. Incendi, disboscamenti, impianti estrattivi clandestini e la mancanza di un realistico piano di sviluppo dimostrano questa incompetenza. Nella 7ª Conferenza dell’ONU sulle Mutazioni Climatiche realizzata in Marocco nel 2001, fu allertata la prossima mancanza di acqua che colpirà il 45% della popolazione mondiale tra meno di 50 anni.

L’ONU afferma che prima di raggiungere la metà del secolo molti paesi non raggiungeranno la quantità di 50 litri di acqua al giorno per persona, che sono il minimo necessario per attendere alle necessità umane. Sembra assurdo, parliamo di mancanza d’acqua quando la Terra è coperta per il 70% di acqua.

Ma è bene ricordare che la maggior parte del suo volume, 97,5%, si trova sotto forma di acqua salata nei mari e negli oceani, non adatta per il consumo umano e per la produzione di alimenti. Del restante 2,5% di acqua dolce il 68,9% si trova nelle calotte polari e nei ghiacciai montani, il 29,9% sono acque sotteranee, lo 0,9% è costituito da umidità del suolo e dei pantani, solo lo 0,3% rimanente si trova in fiumi e laghi, acqua dolce utilizzabile per il consumo umano.

Se questa piccola quantita fosse distribuita uniformemente nel pianeta sarebbe sufficiente per rispondere alla domanda della popolazione della Terra. Ma questo non acade, solo 23 paesi detengono due terzi delle riserve di acqua potabile, e il 47% delle riserve idriche si trovano in Sud America, e di questa oltre la metà, circa il 53% si trova in Brasile.»»

(Libera traduzione di un testo di Gilberto Alves da Silva). La Costituzione Federale del Brasile, tra le altre cose, stabilisce chi esercità l’autorità sul fiumi. La carta costituzionale dispone che se un fiume scorre interamente all’interno di uno stato l’uso dell’acqua spetta di diritto a quello stato, ma quando un fiume incrocia il confine di uno o più stati l’uso il fiume dventa “patrimonio dell’Unione” alla quale spetta il diritto/dovere di utilizzarne le risorse per il bene dell’Unione.

L’antefatto Il 25 settembre del 2005 il Vescovo di Barra (BA) Dom Luiz Flávio Cappio iniziava uno sciopero della fame per protestare contro la deviazione del fiume São Francisco. A quei tempi la notizia non mi aveva particolarmente colpito. Uno sconosciuto Vescovo, un fiume che conoscevo solo per la canzone Petrolina Juazeiro (Na margem do São Francisco, tem uma beleza..) di Jorge de Altinho, non mi era sembrata notizia di grande interesse.

Ma un trafiletto letto pochi giorni dopo il termine della visita pastorale al Brasile di Papa Benedetto XIV ha stuzzicato la mia dormiente curiosità. Non ho più trovato quel giornale, ma credo che si trattasse del Diario do Nordeste, l’articolo parlava su un presunto sgarbo alla Chiesa di Luiz Inácio da Silva, che autorizzava la deviazione del fiume São Francisco e lo metteva in opera con l’invio a Cabrobó (PE) del 2º Batalhão de Construção e Engenharia do Exército incaricato all’esecuzione dei primi chilometri dell’opera.

Per i più curiosi preciso che Barra (BA) si trova quasi alla intersezione della longitudine 43W e latitudine 11S, sulle sponde del fiume San Francisco a circa 700 km a monte di Cabrobó (PE), da dove partirà il primo canale. Nel corso del testo potro usare sia la parola deviazione (transposição), utilizzata dai contrari, che la parola integrazione (integração) utilizzata dai favorevoli e dal Governo, ma a mio parere potro usare anche termini più generici come progetto o opera.

Tanto dovevo precisare per il lettore che trovando a volte un termine a volte un altro potrebbe cadere in confusione. L’opera L’opera è considerata il il progetto più importante del PAC (Programa de Aceleração do Crescimento). Prevede la costruzione di due canali per complessivi 700 km circa, (poco più della lunghezza del fiume Po) larghi 25 metri e profondi 5 rivestiti di cemento per ridurre le perdite dovute all’infiltrazione nel sottosuolo.

Un sistema di pompe verrà impiantato per superare i dislivelli che si incontrano lungo il percorso. L’acqua cosi trasportata rafforzarerà la portata di alcuni fiumi nordestini che subiscono un deficit idrico durante la stagione secca, e sono Jaguaribe (CE), Apodi (RN), Piranhas-Açu (PB e RN), Paraíba (PB), Moxotó (PE) e Brígida (PE), inoltre rifornirà vari laghi artificiali della regione.

Il progetto ha malamente diviso gli animi del nordeste tra stati donatori che sono Bahia, Sergipe, Pernambuco, Alagoas e Minas Gerais e in stati riceventi che sono Paraiba, Pernambuco, Rio Grande do Norte e Cearà. Il Pernambuco oltre che trovarsi nella doppia situazione di donatore e ricevente è anche lo stato di origine dell’attuale Presidente della Repubblica.

Verranno deviati circa 26 m³/s su una portata del fiume alla foce che è di circa 3.000 m³/secondo. La Resolução n.411 del 22/9/2005 dell’ANA (Agência Nacional de Águas) che fissa il prelievo dell’acqua precisa che eccezionalmente potranno essere deviati fino a 114,3 m³/s al giorno, con picchi istantanei che possono raggiungere nel massimo i 127 m³/s, ma questo puo avvenire solamente quando il livello del bacino artificiale di Sobradinho è almeno al 94% della capacità utile, oppure quando, a causa delle piogge, occorre ridurre la portata del fiume per diminuire il rischio di allagamenti a valle.

Si prevede la costruzione di due canali. Eixo Norte di poco più di 420 km, che porterà l’acqua al sertão di Pernambuco, Cearà, Paraiba e Rio Grande del Nord, preleva l’acqua dal fiume São Francisco nei pressi della città di Cabrobó (PE) e la porterà ai fiumi Salgado e Jaguaribe nel Cearà, Apodi nel Rio Grande del Nord e Piranhas-Açu nel Paraiba e Rio Grande del Nord.

Per servire la regione di Brigida nell’owest del Pernambuco è stata concessa una deviazione di 110 km che porterà una parte dell’acqua dell’eixo nord per i laghi artiiciali di Entremontes e Chapéu. Eixo Leste di circa 220 km, che beneficerà parte del sertão e le regioni agricole del Pernambuco e Paraiba, che preleva nel lago artificiale di Itaparica nel municipio di Floresta (PE) e la porta fino al fiume Paraiba (PB) non prima di aver servito i bacini di Pajeú e di Moxotó nella regione agricola del Pernambuco, e per meglio servire questa regione è stato autorizzata una deviazione di ulteriori 70 km fino al fiume Ipojuca.

L’acqua verra suddivisa tra i due canali cosi ripartita: Eixo Nord nel Pernanmbuco fiume Brigida 0,37 m³/s, fiume Terra Nova-Pajeú (owest) 0,23 m³/s, nel Cearà fiumi Salgado/Jaguaribe (per integrare il lago artificiale di Catanhão 1,55 m³/s, fiume basso Jaguaribe/Capitale 7,35 m³/s, nel Paraiba il fiume Piranhas 1,00 m³/s, nel Rio Grande del Nord fiume Apodi 0,60 m³/s e fiumi Piranhas/Açu 1,70 m³/s, per complessivi 12,80 m³/s.

L’Eixo Est invece verrà suddiviso per il Paraiba nel fiume omonimo 4,20 m³/s, nel Pernambuco fiumi Moxoto/Pajeú (est) 0,85 Pajeú e zona agreste 3,95 m³/s, per complessivi 9,00 m³/s. Come si vede, l’uso medio dell’acqua è inferiore a quella fornita, questo perché non è comunque corretto costruire la canalizzazione che gia è sfruttata al massimo, e in secondo luogo perche occorre tenere conto della forte evaporazione, che anche a causa del rivestimento in cemento dei canali “ruba” nel tragitto almeno un metro cubo di aqua al secondo per cada canale.

I precedenti La secca del nordest è um problema sociale grave, cronico, esiste da secoli. La prima conosciuta è quella del 1605 e 1606, durante il tentativo di colonizzazione del Cearà da parte di Pero Coelho, che costrui il primo forte proprio sulle rive del fiume Jaguaribe.

In quell’occasione, oltre ai numerosi uomini della spedizione, perse due figli, morti di sete e stenti. Tra i pochi che si salvarono da quella disastrosa spedizione vi fù un giovane pernambucano di origine portoghese, tale Martin Soares Moreno, che tanto spazio ebbe nella successiva storia del Cearà.

A quei tempi il Cearà ancora non esisteva, ma si trovava sotto la Capitaneria del Pernambuco che si estendeva dal Sergipe al Maranhao. Un’altra secca avvenne nel 1721/1726, tanto grave che il Re del Portogallo invio tre navi stracariche di alimenti, medicamenti e atrezzature per soccorrere la popolazione sopravissuta, disponendo che i beneficiari degli aiuti fossero reclutati per lavorare a migliorare le infrastruture della regione.

E da li che nacque quella politica assistenzialistica, tuttora esistente, dei camion-cisterna, del grattare il suolo fingendo di lavorare, per ricevere pochi spiccioli, ceste basiche e altri tipi di elemosine che non portano a nessuna soluzione definitiva per i nordestini, ma riemponoe le tasche (enchem o rabo) di pochi, che incrementano il loro patrimonil e potere grazie al controllo di queste distribuzioni.

Gli unici animali rimasti vivi nella a regione a quel tempo furono abutres e urubu che si nutrono di carne putrefatta. Fu nel secolo XIX che gli ingegnieri dell’Imperatore del Brasile, Dom Pedro II° tentarono di utilizzare le acque del São Francisco per combattere la secca del semiarido.

L’Imperatore promise che se il Tesoro non avesse avuto i fondi necessari sarebbero stati venduti i 632 diamanti della Corona per finanziare l’opera. Purtroppo, poco tempo dopo, fu espulso dal Brasile. Con la Repubblica ci sono state molte spese, per studi, ricerche, convegni, relazioni, stime, valutazioni, progetti e chissa cos’altro, sempre a carico del popolo, ma la situazione rimase sempre la stessa.

Nel 1847, quando regnava D. João VI il deputato provinciale del Cearà, Antônio Marco de Macedo, intendente del Município do Crato, per la prima volta parlo al parlamento brasiliano proponendo l’idea di un canale navigabile che collegasse Vila Boa Vista, ai margini del São Francisco fino al torrente Porcos, afluente del fiume Jaguaribe, della lunghezza di circa 200 km.

Dopo la grande secca degli anni 1875 e 1879, si calcola che uccise 1,7 milioni di persone di fame e di sete, venne preparata una mappa per la costruzione di un canale che interligava il São Francisco con il fiume Jaguaribe (CE). Si calcola che dal 1870 ad oggi, le grandi secche abbiano ucciso direttamente più di tre milioni di persone, e obbligato alla migrazione oltre 20 milioni, una vera migrazione biblica.

Una vittima di una delle tante secche, che duro ben 8 anni, dal 1950 al 1958, che dovette emigrare per São Paulo nel 1953, viaggiando vari giorni sul cassone di un camion “pau-de-arara” con sua madre Lindu e i suoi fratelli fu il giovane Luiz Inácio da Silva. L’ultima secca in ordine di tempo, quella compresa tra gli anni 1979 e 1983 fu storica per la sua vastità, fu colpito anche il Maranhao, normalmente risparmiato da questa calamità.

La migrazione forzata a causa della secca, oltre che un dramma personale che tocca milioni di nordestini causa anche seri problemi sia al Governo Federale che ai vari governi statali e ai municipi delle grandi città con l’aumento della popolazione, la proliferazione delle favelas, il deficit abitativo, l’insufficienza delle infra-strutture base (trasporti, sanità, rifornimento idrico, distribuizione di energia, mancanza di scuole ospedali), il disimpiego, l’aumento della criminalità.

Quindi la mancanza d’acqua nel semi-arido non colpisce solo chi ci vive, ma finisce per pregiudicare anche chi mai passo per il sertão nordestino. Si calcola che almeno un terzo degli abitanti della Grande São Paulo è composto da nordestini o discendenti di retirantes.

Soluzioni scentifiche per combattere il problema cominciarono ad essere abbozzate dopo l’indipendenza del Brasile al pertire dal 1838, quando fu creato l’IHGB (Instituto Histórico e Geográfico Brasileiro) formato da geologi, botanici, zoologi, astronomi e geografici, che elaborò il primo lavoro per il riconoscimento del nord e del nordest, e il presidente dell IHGB, Barão de Capanema, enfatizzo la necessita di migliorare le infrastrutture di trasporto e immagazinamento dell’acqua, e propose di creare 30 dighe nel nordest e di trovare un sistema per prelevare l’acqua dal fiume São Francisco per il fiume Jaguaribe nel Cearà.

Ma come sempre l’inerzia politica dominò la situazione. Fù solo dopo la grande secca del 1875/1879, e dopo che erano morti oltre 1,7 milioni di brasiliani che nel 1884 si inizio la costruzione della prima diga, che fu ultimata nel 1906, dopo ben 22 anni dall’inizio dei lavori.

Nel periodo repubblicano i vari governi tentarono di dare un carattere scentifico all’analisi della secca nel semiarido nordestino, proponendo varie soluzioni, tra cui nel 1909 la creazione del IOCS (Inspetoria de Obras Contra as Secas) che riunì specialisti brasiliani e stranieri per i primi studi sull’acqua sotteranea del nordest, alternativa più fattibile per quei tempi.

Nel 1913 elaborarono una mappa per la costruzione di un canale che interligava il fiume São Francisco al fiume Jaguaribe. Si tornò a parlare del progetto sotto il governo di Getulio Vargas, che sostitui il IOCS con il DNOCS (Departamento Nacional de Obras Contra a Seca).

Per anni si forarono pozzi artesiani, si costruiro dighe laghi artificiali pubblici e privati, furono effetuate opere di riflorestamento, si svilupparono culture per i periodi di secca, si tento di produrre pioggia artificiale, Il Governo finanziava l’irrigazione dei campi di famiglie che vivevano ail di sotto della linea di povertà.

Nel 1958 venne creato il SUDENE (Superintendência de Desenvolvimento do Nordeste) che dette una spinta rilevante allo sviluppo industriale del nordest. Fino all’inizio della decade 1980 il progetto aveva ben poche speranze di riuscita, in quanto mancava l’energia necessaria per pompare l’acqua a superare i dislivelli esistenti tra il bacino del São Francisco con i bacini del semiarido settentrionale.

Nel 1980 che il DNOCS con l’organismo nord-americano USBR (United States Bureau of Reclamation), elaborò un progetto per deviare ben il 15% della portata del fiume. Studi tecnici più elaborati successivamente, calcolarono in un primo tempo che sarebbe stato sufficiente solo il 2,4% di acqua, poi ridotti al’1,4% a seguito anche di una migliore gestione delle risorse idriche esistenti nel poligono della secca.

A seguito dell’azione sia pubblica che privata, il Cearà è diventato uno degli stati con più laghi artificiali al mondo. Nel primo mandato del Presidente Luiz Inácio da Silva il progetto passo tre momenti singolari, in primo luogo l’embargo dell’opera per l’azione civile intentata dal Ministério Público di Bahia, in secondo luogo lo sciopero della fame del Vescovo Dom Luís Flávio Cappio, che consegui a promuovere nuove negoziazioni con il Governo, e per finire il silenzio quasi totale sopra il progetto da parte dei candidati alla presidenza della repubblica nella campagna 2006, anche se in questo silenzio si distaccava la voce di Ciro Gomes, candidato a Governatore del Cearà, grande fautore del progetto.

Fù uno schoc per gli ambientalisti, pescatori, sindacati, associazioni indigeniste e molti altri vedere il Presidente Luiz Inácio da Silva proveniente dal movimento popolare ed eletto con il sostegno dei movimenti sociali e ambientalisti che nel suo secondo e ultimo mandato risuscitava il progetto, dandogli il via definitivo.

Fu cosi che il 19 giugno 2007 iniziava l’installazione del cantiere nel municipio di Cabrobó (PE), ad opera del 2° Batalhão da Engenharia do Exército, chiamato per l’occasione Pedro II° in onore all’imperatore che ebbe per primo l’idea di deviare il fiume. Si prevede la conclusione dell’opera per l’anno 2010, guarda caso anno di elezioni presidenziali.

Alcune notizie sul fiume Il São Francisco, che gli indios chiamavano Opara o Oparapitinga, è lungo 2.800 km, due volte l’Italia (rare fonti citano 3.160), deve il suo nome attuale al fatto che fu scoperto il 4 ottobre 1501, ricorrenza di San Francesco d’Assisi dal navigatore italiano Amerigo Vespucci, è popolarmente conosciuto come “O Velho Chico”.

Il suo bacino e di circa 650.000 km² che corrisponde a quasi l’8% del territorio brasiliano, ed è più del doppio dell’estensione dell’Italia che è di soli 301mila km², nasce nello stato del Minas Gerais nella Serra da Canastra in località conosciuta come Chapadão do Zagaia, e sfocia nell’Oceano Atlantico al confine tra gli stati di Sergipe e Alagoas dove scarica mediamente 3.000 m³ di acqua al secondo.

Presenta due tratti navigabili, il medio di circa 1.370 km tra Pirapora (MG) e Petrolina (BA) e il basso di 300 km circa tra Piranhas (AL) e la foce nell’Oceano Atlantico. Poiché il 58% del suo percorso e in teritorio nordestino, si puo definire l’unico fiume perenne del semiarido.

Il nordest dipende per 95% dalle centali elettriche del fiume, che producendo il 17% dell’energia brasiliana forniscono l’energia anche ad altre regioni del Brasile. Il fiume riceve l’acqua da 168 affluenti, di cui quasi 99 sono perenni. La pluviometria va dai 1.900 mm/anno nell’area di Serra da Canastra ai 350 mm/anno nel semiarido nordestino, per contro l’evaporazione va dai 500 mm/anno alle sorgenti fino ai 2.200 mm/anno a Petrolina.

Il São Francisco nasce e percorre buona parte del suo percorso in regioni umide e ricche di acqua, ma la parte finale attraversa il semiarido nordestino, il 75% della sua portata proviene dagli affluenti del Minas Gerais (cerrado centrale), pur avendo nello stato un bacino solo del 37%.

E’ il terzo fiume brasiliano, ma è il più grande che scorre totalmente il Brasile, con direzione sud-nord fino a Petrolina, dove devia di 90° puntando direttamente a est fino all’Oceano Atlantico. Grazie alla costruzione di grandi dighe sul suo persorso si è ridotto di molto il numero delle vittime causate dalle inondazioni.

Le principali sono Três Marias vicino alla città omonima nello stato del Minas Gerais, Sobradinho (BA), e Itaparica tra Bahia e Pernambuco altre sono Luiz Conzaga, Apolonio Sales Paulo Alfonso e Xingo tutte a valle di Itaparica. Alla foce la portata del fiume è circa 3.000 m³/s.

Prima della costruzione della diga di Sobradinho, la portata in quel punto variava dal minimo di 700 nel periodo secco fino a 15.000 m³/s, nella stagione piovosa, ed in questo caso a valle le freguenti alluvioni lasciavano distruzione e morte. La portata minima fu misurata durante la secca del 1993, con soli 690 m³/s e fù la minima in assoluto fin dalla scoperta del Brasile.

Pur ricevendo la maggior parte delle sue acque dal cerrado centrale e nello stato del Minas Gerais, è la diga di Sobradinho, definita il polmone del São Francisco, che garantisce un flusso regolare delle acque, fissato a 2.030 m³/s per garantire un flusso d’acqua regolare e continuo per la generazione di energia elettrica nelle turbine a cascata di Paulo Alfonso, Itaparica, Moxotó, Xingó e quella di Sobradinho stessa.

Dopo aver azionato i giganteschi generatori di quelle cinque centrali idroelettriche il 95% del flusso finisce in mare, solo il 5% è consumato per usi vari a valle della diga di Sobradinho. Il São Francisco è conosciuto come il Nilo brasiliano dovuta alla sua somiglianza con il grande fiume africano ad esclusione della foce, il São Francisco a estuario e il Nilo a delta.

La leggenda Come sempre esiste una leggenda, che riguarda la nascita di un fiume, il São Francisco non sfugge alla regola. Molto tempo fà, la nella Serra da Canastra abitava una tribù indigena, dove viveva una bellissima cabocla di nome Iaty. Un giorno scoppio una grande guerra con le tribù del nord.

Tutte le tribù del sud furono chiamate per combattere. Anche il promesso di Iati, un valente e giovane guerriero, partì per la guerra con tutti gli altri. I guerrieri erano in tal umero che, con i loro piedi, produssero un’enorme solco nel terreno, da cui nor riuscirono più ad uscire.

Passarono i mesi senza che il guerriero tornasse dalla sua promessa sposa. Iati, triste, sconsolata, inizio a piangere disperatamente fino ai suoi ultimi giorni di vita. Le sue lacrime disperate e copiose formarono la cascata di Casca Dantas e seguirono il solco lasciato dal passo dei guerrieri che andavano alla guerra, formando il fiume Opara (o Oparapitinga), che successivamente sarà chiamato São Francisco.

La leggenda si trasforma in realtà Ai margini di Opara i padroni della terra (indios) stavano consacravano a Kuat (sole) e Jacy (luna) in omaggio all’abbondanza della terra quando udirono um grande rumore giungere dalle acque. Poteva essere solo il Grande Cobra, entità malefica vorace e con la capacità di trasformarsi in altra creatura per ingannare gli umani.

Quel giorno nell’immaginazione degli indios, il Grande Cobra, aveva preso la forma di una grande barca con enormi ali bianche. Barca molto differente da quelle conosciute dagli indios che abitavano le rive di Opara. Ma l’immaginazione durò solo un momento, perché lo sbarco di uomini bianchi sul suolo indigeno sfumava la credenza del Grande Cobra e trasformava per sempre la saga indigena sul suolo brasiliano.

Quella barca, che agli occhi degli indigeni rappresentava uno spirito malefico, era la nave di Amerigo Vespucci, e il suo arrivo mutò definitivamente il destino degli indigeni del Nuovo Mondo. Cosi l’arrivo dell’uomo bianco cacciò i cattivi spiriti che abitavano le profondità di Opara, sostituendoli con la realtà violenta del popolo conquistatore.

Ma al di là delle leggende e della Storia trasformata in leggenda anche il G.R.E.S. Estação Primeira de Mangueira voleva dire la sua sulla deviazione delle acque del São Francisco, così nel carnevale 2006 Eraldo Caê cantava la canzone scritta da Bira Show, Tuninho Gentil e dallo stesso Eraldo Caê: Opará, meu rio-mar,São Francisco se tornouVespúcio que te descobriu,Essa riqueza é do BrasilMe encantouJóia rara da Mãe-NaturezaLá na Serra da Canastra,Em Minas Gerais, tanta beleza,Bela nascente a desagüarPaulo Afonso, índia brejeira,É lenda na Estação Primeira….

I contro Normalmente quando il surplus di acque di un fiume viene deviato per irrigare campi o per portare acqua a zone aride tutta la popolazione festeggia l’evento, il parroco di turno benedice il pezzetto di canale che passa nel territorio della sua parrocchia, il Vescovo alla fine fa una bella benedizione generale, suoni di fanfare, tagli di nastri etc., in Italia e in Europa abbiamo vari esempi del genere, già nell’alto Medio Evo e nel Rinascimento si costruivano canali.

Il Brasile era ben lungi dall’essere scoperto già e la Pianura lombarda era solcata di canali artificiali utilizzati sia per l’irrigazione che per i trasporti. In Brasile invece è nato un movimento contro l’opera, liderato da alcuni politici di Bahia, Minas Gerais e Sergipe ed in misura minore di Alagoas, e da segmenti sociali sempre in primo piano per qualsivoglia lotta politica purché dia una certà visibilità, tra questi spicca la Chiesa.

Anche l’MST (Movimento dei Senza Terra) che, contrariamente alle aspettative, protesta contro l’opera, affermando che l’acqua non servirà solamente per l’uso umano, ma anche per irrigazione, e che i produttori e venditori di attrezzature per l’irrigazione ne avranno un vantaggio economico.

Ma se non irrigano i campi di cosa si ciberanno questi “cabeça chata” dopo aver bevuto e fatto il bagno ? Probabilmente l’acqua sarà talmente nutritiva che non avranno necessità di altro cibo. Innumerevoli sono i tentativi di bloccare l’opera per mezzo della Giustizia, come ha tentato di fare il Governatore del Sergipe, João Alves Filho, che per rafforzare le sue tesi descriveva gli scempi ambientali del fiume Colorado in Messico e del Fiume Giallo in Cina, affermando che ritirando “ben” 26 m³/secondo il fiume secchera.

Ruy Bruno Bacelar de Oliveira racconta di disastri ambientali come il lago d’Aral in Russia e il continuo abbassamento del Mar Morto in Israele. Ma a buon ragione si dimenticano del canale per la deviazione del fiume Paraiba so Sul per il fiume Guando, che garantisce l’approvigionamento idrico alla città di Rio de Janeiro.

O del progetto della deviazione del fiume Sono dal bacino del Tocaintis allo stesso fiume São Francisco, per potenziare la capacità della centrale elettrica di Sobradinho. Cosi come di dimenticano del Tamigi, un fiume, per anni, considerato biologicamente morto, ma chi accredito nel suo recupero vinse, perché ora il Tamigi è un fiume vivo con decine di specie di pesci.

Come si sono scordati della rivitalizzazione del fiume Tennesee, che ha un bacino vasto quanto l’Italia, e molti altri esempi in varie parti del mondo. Quelli che non hanno argomenti scentifici invece sanno usare molto bene l’offesa personale, defininendo l’allora Ministro da Integração Nacional, Ciro Gomes irascibile e truculento quando unitamente a Pedro Brito presento il progetto di deviazione delle acque del fiume São Francisco al Ministéro da Integração Nacional.

Anche la questione dei costi viene spesso sbattuta in “prima pagina” affermado che gli alti costi dell’opera faranno aumentare il costo dell’acqua, ma ovviamente dimenticano di precisare quanto costa l’acqua trasportata con i camion-cisterna per dissetare i sertanejos nei periodi della secca.

I costi previsti per l’opera si aggirano sui US$ 1,5 miliardi, ma secondo i dati del SUDENE (Superintendência de Desenvolvimento do Nordeste) solo per le emergenze derivate dalla secca tra il 1997 e 1998 fù speso US$ 1 milardo. Si puo facilmente dedurre che anche eventualmente raddoppiando i costi in corso d’opera, come generalmente accade, il progetto di deviazione delle acque è sicuramente remunerativo sul breve termine.

Ma al di la delle proteste del MST e dei tentativi giudiziari, quello che veramente stride in questa vicenda e la posizione della Chiesa (Cattolica Romana), in primo luogo il famoso sciopero della fama dell’allora 59enne Vescovo di Barra già soprannominato “Gandhi do Sertão”, che per l’occasione si era stabilito nella cappella di São Sebastião a Cabrobó (PE), località scelta ad hoc.

Infatti e da qui che partirà la costruzione di uno dei due canali. Per dimostrare la precarietà della sua situazione non trovava di meglio che scrivere a mano una lettera al Presidente della Repubblica in cui minacciava di mantenere lo sciopero della fame fino all’abrogazione e relativa archiviazione del progetto immolando la sua vita per il bene del fiume.

Porto a conoscenza del lettore il testo della lettera: In nome di Gesù Cristo risorto, che vinse la morte per una vita piena, dichiaro pubblicamente: 1 - Decido liberamente e nelle mie piene facoltà di offrire la mia vita per la vita del fiume São Francisco e per la sua gente, contro il progetto di spostamento del fiume e per il progetto di rivitalizzazione.

2 - Continuo lo sciopero della fame fino alla morte, nel caso in cui il progetto di spostamento del fiume non venga ritirato. 3 - Lo scioperò della fame terminerà solamente con la presentazione di un documento firmato dal presidente della repubblica che confermi il ritiro e l’archiviazione del progetto di spostamento del fiume.

4 - Nel caso in cui questo documento venisse presentato in un momento in cui io non sia già più capace di pensare e decidere, chiedo di essere aiutato; perchè non vorrei morire. 5 - Nel caso io muoia, chiedo che le mie spoglie mortali vengano sepolte presso Bom Jesus dos Navegantes, mio eterno fratello e amico al quale con tanto amore ho dedicato la mia vita e il mio operato nella mia amata diocesi.

6 - Chiedo espressamente che questa mia decisione venga rispettata fino in fondo. Dom Frei Luiz Flávio Cappio, OFM E dire che il suicidio è peccato, ma questo particolare sarà sfuggito al sig. Vescovo, nella foga di appararire a tutti i costi. Comunque, lo sciopero della fame terminava pochi giorni dopo.

Forse lo stesso Vescovo riteneva di aver raggiunto sufficiente notorietà, forse i morsi della fame erano più forti della sua incrollabile fede, o forse semplicemente trovava la cappella troppo scomoda per le sue vecchie ossa, cosi faceva ritorno al più confortevole Arcivescovado, dichiarando che il Governo accettava di “aprire ampia discussione partecipativa, veritiera e trasparente, fino alla creazione di un Piano di Sviluppo Sostenibile, per il bene della popolazione, dando priorità ai più poveri”.

Credo che manchi di coerenza tra la lettera pubblica e la successiva dichiarazione. Il tentativo del Vescovo potrebbe sembrare una pubblicità personale, ma sembra invece che una parte della Chiesa, solo una parte, abbia preso una netta posizione in merito, tanto che la chiesa Nossa Senhora do Carmo di Belo Horizonte, località peraltro sita circa 1.000 km a monte di Cabrobó, nel suo sito internet offre gratuitamente il download di canzoni contrarie alla deviazione oltre a fornire i relativi testi per non perdere neppure una sola parola delle canzoni, inoltre pone a disposizione degli internauti svariati interventi contro il progetto.

Ma anche la CNBB (Conferência Nacional dos Bispos do Brasil) pur non prendendo posizione in prima persona, in quanto fuori dalle sue prerogative, appoggia moralmente ma pubblicamente i prelati contrari alla deviazione. Vi sono circa 80 organizzazioni che si sono unite per contrastare il progetto della deviazione del fiume, tra cui vorrei elencare : CIMI – Conselho Indigenista Missionário, COIAB – Coordenadoria das Organizações Indígenas da Amazônia Brasileira, ANAÍ – Associação Nacional de Ação Indigenista, IRN – International Rivers Network, CPT Nacional – Comissão Pastoral da Terra, l’ex Presidente attuale Ambasciatore in Italia Itamar Franco, Cáritas Brasileira, CPP - Conselho Pastoral dos Pescadores, CNBB Conferência Nacional dos Bispos do Brasil.

Ovviamente la lista è incompleto, ma fornisce già una visione abbastanza chiara dei detrattori dell’opera, tra cui appunto spiccano, quasi per farsi pubblicità, innumerevoli organizzazioni cattoliche. Rammentiamo che in Brasile la guerra sotterranea tra Chiesa Cattolica e le altre Chiese (definite sette in occasione della ultima visita pastorale in Brasile) è combattuta senza esclusione di colpi.

Speriamo che questa vicenda del fiume non sia una delle tante battaglie di questa guerra. Ma tra i tanti contrari spicca anche un giornale italiano, edito in Brasile, e dal Diario brasiliano di Mauro Furlan del 30 settembre 2005 leggiamo “La Seconda informazione riguarda un brivido che sta circolando per la chiesa brasiliana e in tutti quelli che sono interessati ai problemi del popolo.

Un vescovo per difendere la sua gente (diocesi di Bahia) che vive lungo il fiume ha deciso di fare lo sciopero della fame fino alla morte.”. Poi cita che il fiume è lungo ben 3.160 km e non 2.800, e ribadisce che la deviazione favorirebbe pochi ricchi a scapito di una moltitudine di poveri che rimmarrano tali.

Quindi secondo la tesi del Furlan, non deviando il fiume è probabile che la motitudine dei poveri diventerà ricca. Altri dicono che nel progetto non si menziona in alcun modo come sarà distribuita l’acqua, i tecnici non parlano sopra questo punto perché non sanno come fare, sarebbe una missione impossibile sia fisicamente che finanziariamente.

Affermando solo la natura può risolvere il problema, facendo evaporare l’acqua e trasformandola in nuvole, che poi faranno cadere la pioggia. Dimenticandosi, ad hoc, che è proprio la mancanza di pioggia che richiede la deviazione del fiume. Oltre che favoleggiare sulla enorme quantità di tubi e pompe che dovranno servire per distribuire l’acqua deviata dal fiume São Francisco, cosa che avantagerebbe solo alcuni grandi produttori, lasciando da intendere che questi grandi produttori sono amici o parenti di chi vuole la deviazione dell’acqua e affermando che comunque l’operazione sarà un fiasco colossale, in portoghese usano l’espressione “elefante branco”.

Ma su questi punti mentono spudoratamente, falsificando i dati e le informazioni, in quanto l’acqua deviata non andrà suddivisa per tubi o canali fino alla singola casa, al singolo cittadino. Servirà semplicemente per rinforzerà la portata di fiumi già preesistenti.

E da questi fiumi che poi l’acqua verra prelevata, come già avviene attualmente, quelle poche volte che l’acqua è presente, per gli usi a cui già è indirizzata, l’unica differenza è che sarà più abbondante, senza la necessita di costruire nuove strutture per la distribuzione capillare, perché la stessa già esiste ed è discretamente efficente..

Un’altra tesi e quella che sarebbe meglio rivitalizzare il fiume con opera di conservazione degli argini, riflorestamento, incremento della pescicultura. Ma si dimenticano di dire, che per fare tutte queste cose, fin dal 1988 la CHESF (Companhia Hidrelétrica do São Francisco) versa nelle casse municipale dei municipi interessati il 6% del suo fatturato, poco più di 90 milioni di R$ per anno. al 1988 ad oggi circa R$ 1,5miliardi sono stati versati nelle casse degli stati e municipi rivieraschi, con questi soldi nulla è stato fatto in termini di recupero del fiume, riflorestamento degli argini etc.

Solo con l’annuncio dell’opera incominciarono a parlare di rivitalizzazione e a richiedere aiuti Federali per attuarla. Chissa dovè finito tutto il denaro che he uscito dalle casse della CHESF. I pro A cosa serve l’acqua ? Um camion-cisterna, una cabaça di acqua, un litro d’acqua o un solo bicchiere d’acqua non fà differenza.

Io non credo che si riesca a risolvere la totalità dei problemi del nordest brasiliano. Ma sicuramente chi è contro il progetto mai fu in un pozzo secco del semiarido alla ricerca di acqua per dissetarsi o per dissetare i propri figli. Non conosce realmente l’importanza dell’acqua per un sertanejo del semiarido.

Mai portò per 10/15 o 20 km a piedi una tanica d’acqua, lurida e scura, sulle spalle per dissetare la famiglia. Mai ha visto la terra ardere e calcificare tutto cioè che è vita, l’erba ridursi in polvere, gli alberi rinsecchirsi. Le piante che ricoprivano le montagne creando l’abitat per migliai di piccoli animali scomparire sotto l’implacabile azione del sole non mitigata dall’umidità, che in certi periodi può scendere sotto il 10%.

Cosa difficile da intendere per chi non ha respirato quell’aria rovente che entra in gola, e secca e sembra piena di spini che graffiano la lingua e il palato. La regione nordest del Brasile rappresenta il 28% della popolazione brasiliana, ma dispone solo del 3% delle risorse idriche, il che crea irregolarità nella distribuizione delle risorse idriche, e il fiume São Francisco rappresenta ben il 75% dell’offerta regionale.

Il bacino del semiarido settentrionale o altrimenti conosciuto come poligono della secca ha un’offerta idrica procapite ben inferiore a quella considerata ideale per l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) che prevede 1.500 m²/abitante/anno. L’effetiva disponibilità nel nordest settentrionale è in media di 450 m²/abitante/anno con località dove questa disponibilità scende al di sotto dei 300 m².

Sunto dell’articolo del Ministro da Integração Nacional Geddel Vieira Lima pubblicato nel giornale A Tarde il 03/09/2007. ««Desideri del Brasile - Tutti i brasiliani desiderano governi che enfatizzino maggiormente lo sviluppo e meno l’assistenzialismo nella politica di sradicare la miseria.

Fu questo il clamore generalizzato dopo la notizia della settimana passata che uno su quattro brasiliani riceve la Bolsa Familia. Inoltre la settimana passata il Ministério da Integração Nacional spese R$ 14milioni in camion-cisterna. Negli ultimi cinque mesi sono stati spesi R$ 32milioni per aiutare 299 municipi in situazione di emergenza per la secca.

Da un lato assistiamo alle proteste per ottenere più Bolsa Família, dall’altro lato gli stessi protestano per il mio appoggio alla deviazione delle acque del fiume São Francisco per infrangere la dipendenza dai camion-cisterna. Nelle regioni dove oggi la terra secca alimenta la necessità per la Bolsa Família, domani l’acqua andrà a produrre frutticultura, pescicultura o quant’altro.

Solo chi riesce a vivere una vita autonoma, senza elemosine assistenzialistiche, in un’ambiente in crescita, si interessa di trovare educazione, cultura, salute. Quello che accadde a Petrolina (PE) e Jazeiro (BA) dopo la costruzione del perimetro irrigato nella seconda metà degli anni 60, queste due città, che di fatto fecero una deviazione delle acque del São Francisco per irrigare e produrre per tutto l’anno sono tra le maggiori del Brasile per il PIB (Produto Interno Bruto) e tra i migliori IDH (Índice de Desenvolvimento Humano) del semiarido.»»

««Il progetto di integrazione del bacino del São Francisco con i bacini idrogafici del nordest, ha l’obbiettivo di fornire l’acqua a 12milioni di abitanti del semiarido. U suoi oppositori usano argomenti insostenibili discaratterizzando gli aspetti benefici dalla volgarmente chiamata “deviazione” del fiume.

Ma bisogna essere entusiasti di vedere nell’iniziativa la possibile uscita per mitigare le condizioni di vita subumana di una popolazione che ha il diritto basico di accesso all’acqua potabile, a migliori condizioni di vita, negato da secoli……il progetto è fattibile per innumerevoli ragioni, tra le quali ne cito quattro: il volume d’acqua prelevato è minimo, il valore dell’investimento è inferiore al montante speso dal Governo Federale in azioni assistenzialistiche quando avviene una secca, il progetto rende disponibile acqua per un terzo della popolazione del nordest, si potranno impiantare nuove attività nella regione, generando impiego e sviluppo…»», cosi scrive sul Jornal do Brasil del 31/12/2004 Jorge Parente, Impresario, presidente della Federazione delle Industrie dello Stato del Ceara (FIEC) e direttore della Confederazione Nazionale dell’Industria (CNI).

I contrari affermano che il São Francisco è inquinato. E’ vero, ma solo a monte del dal lago di Sobradinho. Chi inquina il fiume sono proprio le città del Minas Gerais, prima fra tutte Belo Horizonte e poi ci sono le miniere clandestine che gettano negli affluenti metalli pesanti.

La distruzione delle foreste per produrre carbone vegetale da utilizzare negli altoforni delle siderurgie avviene tutto questo a monte della diga di Sobradinho, più o meno dalle parti di Barra, diocesi di Dom Luiz Flávio Cappio, che si preoccupa per un pò di acqua utile per dissetare i suoi fratelli, ma ben si guarda dal contestare le industrie estrattifere sul greto del fiume o l’opera di disboscamento selvaggio.

Ma non tutta la Chiesa è contraria al progetto, esistono molte frange della stessa Chiesa favorevoli al progetto, come il Vescovo Emerito di Limoeiro do Norte, Dom Edmilson da Cruz, che nel febbraio 2006 enfatizzava la grande iniziativa dicendo: ««Si tratta di una soluzione da cui dipende non solo lo sviluppo di tutta la regione, ma quello che si deve sempre tenere in considerazione, è la vita o la morte di milioni di nordestini»».

Con la sua autorità di pastore, conoscendo da vicino la realtà della regione del Jaguaribe il prelato si posiziona in difesa dell’idea, con una serie di lucide considerazioni, tra le quali risaltava la rivitalizzazione del fiume, già decisa da tutti i segmenti del Congresso Nacional.

La guerra dei numeri João Abner Guimarães Júnior (http://www.comciencia.br/radar/frameradar.htm) in un testo del maggio 2004 affermava che negli stati del Ceará, Paraíba, Rio Grande do Norte, Pernambuco e Piauí c’è acqua a sufficienza, mettendo nell’elenco il Piauí che neppure viene sfiorato dal progetto.

Continua affermando che tutta la popolazione del Rio Grande del Nord consuma 6 m³/s di acqua, quindi il lago artificiale Armando Ribeiro Gonçalves sul fiume Piranhas-Açu potrebbe servire tutta la popolazione con la sua capacità di 2,4 miliardi di m³ e con una uscita regolata sui 6 m³/s.

Io non sono un grande matematico, ma poiché mi ricordo che un litro d’acqua corrisponde ad un decimetro cubo da qui ricavo ricavo che in un metro cubo abbiamo mille litri d’acqua, e con 6 m³/s arriviamo a 6mila litri d’acqua al secondo, che moltiplicati per gli 86.400 secondi di una giornata mi danno 518.400.000 litri d’acqua, non ricordo quanti siano gli abitanti dello stato, ma calcoliamo sui 10 milioni, in questo caso avrebbero “ben” 52 litri d’acqua/persona/giorno.

Detto cosi parrebbero tanti, ben 52 litri, possono bere e fa docce a iosa. Ma purtroppo l’acqua per il consumo umano è solo una piccola percentuale di quella usata, la maggior parte viene utilizzata per l’irrigazione e per l’industria. Vorrei sapere quanti campi di miglio o di soia il contadino sertanejo può irrigare con 52 litri d’acqua, quanto pane può produrre il fornaio, o quante mucche riesce a dissetare.

Ma volendo andare oltre, con 52 litri al giorno arriviamo a 18.980 litri all’anno, che corrispondono a poco meno di 19 m³, quando l’ONU afferma invece che il limite minimo e di 1.500 m³/abitante/anno. Una bella differenza. Geraldo Antunes Cacique nell’ottobre 2003 affermava che nel nordest cadono almeno 500 mm di pioggia all’anno, che moltiplicati per l’area che si andrebbe ad aiutare con la deviazione del fiume, pari a 140.000 kq corrisponderebbe ad un volume d’acqua piovana di 7 x 10¹º m³/anno. che corrisponde circa a 27 volte l’acqua che si vorrebbe deviare dal fiume São Francisco.

Falsificando i dati in modo incredibile, perché 500 mm all’anno producono 70 miliardi di litri d’acqua, contro la deviazione di 26 m³/s che corrisponde a ben 819 miliardi di litri l’anno, quindi abbiamo che l’acqua piovana non è 27 volte quella che verrebbe deviata dal fiume São Francisco, come afferma il Cacique, ma bensi solo un misero 1/12 (un dodicesimo).

Inoltre, sempre secondo il Cacique, questa “immensa” quantità d’acqua penetrando nel sottosuolo riempirebbe depositi sotteranei che servirebbero durante i periodi di secca. Dimenticandosi, credo di proposito, che quando piove, nel semiarido nordestino, cadono in un giorno di pioggia molto copiosa solo pochi millimetri d’acqua, e che la perdita d’acqua per evaporazione, favorita per il vento, l’alta temperatura e le caratteristiche della vegetazione, può arrivare a 1.800 mm/anno.

Lo stesso continua con altri esempi, ma credo che questi siano sufficienti. Inoltre se il Cacique avesse letto di più, magari proprio Euclides da Cunha saprebbe che il terreno del semiarido e composto da roccia cristallina precambriana, totalmente impermeabile, questo non permette di accumulare acqua nel sottosuolo, alcune eccezioni nella conformazione del suolo sono di scarsa rilevanza, e la pochissima acqua accumulata è di scarsissima qualità.

Inoltre sembra che tutti si dimenticano che, in America del Sud, la stagione delle pioggie teoricamente va dalla fine di novembre ai primi di maggio, questo vale per la generalità del Brasile, ad esclusione del semiarido, dove non piove fino a gennaio, e le ultime pioggie cadono a marzo/aprile “são as águas de março fechando o verão”, negli altri mesi la piovosita è praticamente nulla, a volte cade la cosidetta pioggia di caju, che spesso neppure bagna il suolo.

Per esempio nel municipio di Juazeiro do Norte, nell’anno 2006, che fù un anno discretamente piovoso, a gennaio sono caduti 24 mm di pioggia, febbraio 278, marzo 211, aprile 271, a maggio solo 24 e poi zero assoluto nei mesi di giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre, solo a novembre sono caduti finalmente 31 millimetri e dicembre 53.

Potrei citare altri municipi, ma credo che annoierei il lettore il quale puo comunque verificarli liberamente sul sito http://www.funceme.com (Fundação Cearense de Meteorología e Recursos Hídricos). Tale Apolo Heringer Lisboa, falsificando palesemente i numeri, afferma tra le altre cose che si dovranno costruire 2.200 km di canali, triplicando a suo piacimento la lunghezza degli stessi, e immediatamente dopo afferma che vi sono studi che collocano i nordestini settentrionali con una disponibilità idrica maggiore degli europei.

(..Há estudos baseados na disponibilidade hídrica média per capita, que divide a vazão dos rios pela população, que colocam o nordestino setentrional com mais disponibilidade hídrica que a média dos europeus…). Ma tra questi spiccano anche organizzazioni di un certo peso, come la FUNDAJ (Fundação Joaquim Nabuco di Bahia) che nella persona dell’Ingegnere Agronomo e Ricercatore João Suassuna che già nel 1995 ci teneva ad informare, falsificando i numeri a suo piacimento, che ritirando 50 m³/s di acqua (in verità saranno solo 26 m³/s) per superare i dislivelli esistenti di 160 metri provocherà una riduzione nella generazione di energia elettrica a valle della diga di Sobradinho di 218 Mw/anno, di cui 126 Mw non saranno prodotti a causa della riduzione della portata, mentre altri 92 Mw sarrano consumati per pompare l’acqua.

Dalla diga di sobradinho e da quelle a valle della stessa vengono prodotti 10,356 Mw che corrispondono al 17% dell’energia prodotta in Brasile, ma al di la della produzione, il sistema di generazione di energia brasiliano è interligato, e una piccola perdità in un punto può essere facilmente compensata da altre idroelettriche.

Inoltre nel nordest sono in costruzione diverse centrali elettriche a gas naturale, molto abbondante nella regione, che compenseranno le perdide, oltre che produrre energia per altre necessità, e nel tratto nord del canale verrano costruite due mini centrali a Jato e Atalho nel Cearà che produrrano rispettivamente 40Mw e 12Mw.

Ma non contento dei numeri che ha dato fino ad ora il João Suassuna afferma falsamente che in futuro verranno deviati 260 m³/s (quasi il 10% della portata) e calcolava che per pompare questa massa d’acqua a superare i vari dislivelli si spenderebbero US$ 130 milioni/anno.

Probabilmente egli si basasa sui discorsi fatti durante i comizi elettorali di qualche anno prima, che promettevano appunto di deviare dal 10% al 15% del fiume, ma si trattava di appunto di comizi elettorali, parole al vento. Previsione Il mese di novembre è normalmente il mese di inizio della stagione piovosa, questo potrebbe essere un segnale di sollievo per chi lotta diariamente in quell’angolo del semi-arido, nella speranza di ridurre i problemi di scarsità idrica.

Ma come già ho scritto in altre occasioni, occorre stare attenti al fenomeno El Niño, che stazionando da marzo di quest’anno lungo le coste del Peru ha dato segnali di non essere “morto”, ma al contrario potrebbe manifestarsi globalmente, proprio nel corso dell’estate che stà per iniziare (nell’emisfero australe l’estate inizia il 21 dicembre), causando alluvioni in Europa e sulla costa peruviana e di contrappunto secche prolungate nel semiarido nordestino oltre che in vaste zone dell’ Africa e dell’India.

In Brasile sarebbe colpito tutto il semiarido nordestino, in quello che io chiamo Corno del Brasile che è compreso tra il nord di Bahia, e il Cearà, compreso una piccola parte del Piaui e del Maranhao. Dai cira 67 municipi del Cearà di cui si hanno le registrazioni pluviometriche complete dal 1974 ad oggi ho estrapolato i municipi che in questi 32 anni hanno avuto una precipitazione media superiore ai 1.100 mm/anno, ed ho estrapolato anche quei municipi che nello stesso periodo anno avuto una precipitazione media inferiore ai 750 mm/anno.

Da una semplice occhiata si nota che i grafici rispecchiano sostanzialmente la stessa curva, cosi come il grafico della pluviometria media di tutti i 67 municipi, che sono uniformamente distribuiti sul territorio. Ossrevando attentamente si notano due picchi negativi in corrispondenza degli anni 1983 e 1993.

Nel periodo 1979-1983 si è registrata la secca prolungata più devastante del XX secolo, che si ripete mediamente ogni 26 anni con una durata sueriore ai tre anni, dove nell’anno del suo culmine nessuna città del Cearà ha ricevuto più di 500 mm di pioggia, e dove anche le citta notoriamente piovose, dal 1979 al 1983 habbo avuto un indici di piovosità inferiore al 50% di quello usuale.

Nel 1993 si è invece verificata la cosidetta secca irregolare, che colpisce all’improvviso, senza regolarità, ma non dura mai più di due anni. E’ prevista una secca prolungata che dovrebbe avere il suo culmine proprio l’anno venturo, in concomitanza dello scatnarsi del El Niño, che come noto si manifesta nei giorni prossimi a Natale, da qui i pescatori della costa peruviana hanno iniziato a chiamarlo El Niño, riferendosi ala nascita del Bambino Gesù.

A meno che non si riesca in qualche modo a “fermarlo”, ma credo che questo superi tutte le nostre piccole capacità umane. Negli ultimi giorni di esistenza il SUDENE, alla fine del 1999, emetteva un bolletino a dir poco allarmante su un tragico periodo di secca del nordest, trasmesso alla Presidenza della Repubblica, all’Assemblea Legislativa e alle Università, a firma del t.col. João Ferreira Filho, le sue previsioni erano inquietanti.

Profetizzava un nuovo ciclo di secca a partire dal 2005/2006 prevedendo il prosciugarsi di quasi tutte le sorgenti nel poligono della secca e calcolando che alla fine, di diverse centinaia di laghi artificiali attualmente esistenti ne sopravviveranno meno di 20, solo i maggiori.

Non ho avuto ancora l’occasione di consultare il PAC (Programa de Aceleração do Crescimento), ma sembra che tra le tante altre cose abbia resuscitato il SUDENE. Concludo La deviazione del fiume è solo il secondo dei quattro grandi progetti che interessano la regione, il primo è la rivitalizzazione del fiume São Francisco, il terzo e il Programa Convivência com a Seca e il quarto progetto PróÁgua indirizzato alle città medio grandi del nordest.

Storicamente la situazione idrica del nordest è stata sempre al centro di aspri e calorosi dibattiti. Studi, ricerche, progetti e altri progetti per mitigare l’impatto della secca sulla popolazione sembra che non raggiungano il risultato esperato. Divergenze, opinioni contradditorie, discussioni.

Questo è il risultato di qualsiasi riunione rispetto alla polemica deviazione del fiume. Il tavolo delle trattative presenta due fronti ben armati. Da un lato il gruppo “più ponderato” ma certamente più preoccupato con le conseguenze climatiche e dalla possibilità del fiume di sopportare questa opera, vorrebbero allungare i tempi di realizzazione con studi, tavole rotonde per studiare prioritariamente la urgente rivitalizzazione fiume, che a loro dire, non sopravviverebbe ad un progetto tanto audace.

Per questi si tratta di un furto di acqua ad opera di una ristretta cerchia di politici e grandi fazenderi del nordeste a danno delle comunità rivierasche del fiume. Visti vani i tentativi di bloccare l’opera, sperano che il prossimo governo blocchi i lavori, non preoccupandosi dei soldi già spesi, ma solo guardando all’immagine di facciata di benefattori nel loro bacino elettorale, sulla pelle di loro altri fratelli brasiliani che nel frattempo boccheggiano di sete.

Dall’altro lato il gruppo immediatista che ha fretta di far giungere l’acqua, a tutti i costi, nei rubinetti della popolazione nordestina, liderato dal Governatore del Cearà Ciro Gomes. forte dell’appoggio del Governo, rafforzato dopo l’aggravamento del rifornimento idrico del nordest del 1999.

Questi parlano di integrazione, e sono certi che non sarà un altro MegaInsuccesso, ma che porterà beneficio al semiarido nordestino. Un piccolo contributo per un grande bene. Il volume di acqua deviato è relativamente piccolo confrontandolo con la portata del fiume, e peraltro la deviazione è abbastanza vicino alla foce, dove tutta quell’acqua finirebbe a mescolarsi con l’acqua salata del mare lasciando migliaia di brasiliani del semiarido boccheggiando per la sete.

Purtroppo in Brasile, come in altre parti del Mondo, non esclusa l’amata Italia, esistono vari mega-progetti che hanno lasciato una traccia indelebile nell sentimento popolare, oltre che nelle casse dello stato, tra cui, per il Brasile, possiamo citare senzaltro la Transamazônica, pozzo senza fondo, nel tentativo di asfaltare e rendere agibile tutto l’anno la strada Federale BR 230 che collega Cabedelo (PB) sulle rive dell’Oceano Atlantico, a Benjamin Constant (AM) al confine con la Colombia, passando per Altamira (PA).

Oppure il Trem ligando ao nada e a coisa nenhuma (treno che collega il nulla con il niente) altrimenti conosciuto come Maria Fumaça, tentativo del secolo scorso di costruire una ferrovia in Amazonia. Calcoli probabilmente esagerati, affermano che ogni traversina posata sia costata una vita umana.

La grande foresta amazzonica, disturbata nella sua pace millenaria, non dette il suo benestare all’opera, facendo naufragare tutto nel nulla. Ma sarebbe interessante sapere se in una regione afflittà da una siccità costante, pur essendo vicina ad una fonte perenne d’acqua, quale sarebbe l’uso più adeguato per questo bene di prima necessità.

Produrre energia elettrica, pur sapendo che la domanda di energia può essere soddisfatta da altre centrali, o o ampliare l’accesso della popolazione all’acqua, bene fondamentale per lo sviluppo umano e economico. Ma l’industria della secca, con l’immorale controllo dei camion-cisterna e della distribuizione delle ceste basiche, inganna tutti, mantenendo i sopravviventi nella miseria e riempiendo le tasche dei pochi.

Quel sognatore esagerato Euclides da Cunha, scriveva “il sertanejo è prima di tutto un forte” nel suo Os Sertões, e il fatto che resiste tuttora in quella terra inospitale, rendendo il semiarido nordestino il semiarido maggiormente abitato del mondo, dimostra che tuttora la forza, e la speranza, non lo ha abbandonato.

Forse a perso la speranza dei suoi governanti, ma non quella di sopravvivere non manca al di là delle ingiuste condizioni ambientali. “…Ter uns hectares de terra,irmão das almas, de pedra e areia lavada que cultivava. - Mas que roças que ele tinha, irmãos das almas, que podia ele plantar na pedra avara?

- Nos magros lábio de areia, irmão das almas, dos intervalos das pedras, plantava palha. - E era grande sua lavoura, irmãos das almas, lavoura de muitas covas, tão cobiçada? - Tinha somente dez quadras, irmão das almas, todas nos ombros da serra, nenhuma várzea…”

Morte e vida Severina – João Cabral de Melo Neto (pernambucano). E se pur in mancanza di acqua è riuscito a sopravvivere e prosperare, immaginiamo cosa potrà fare quando avrà a disposizione quel bene primario. Ma già lo stesso Euclides ventilava una probabile deviazione delle acque del São Francisco per la parte superiore del fiume Jaguaribe e per il Paui, per sostiture la natura perpetuamente torturata del nord con la vita e la natura meravigliosa del sud.

Concludo chiedendomi perchè alcuni politici, particolarmente del Sergipe, Bahia e Alagoas , di fronte ai gravissimi problemi che devastano la regione, e che solo la deviazione potrà risolvere, rivelano una completa mancanza di sentimenti di solidarietà tra nordestini.

Questi tre stati e includendo il Minas Gerais, non possono reclamare nulla sul prelievo di 26 m3/s di acqua dal fiume São Francisco. Baiha perchè questa deviazone viene effettuata nello stato del Pernambuco, dopo che il fiume São Francisco ha percorso 900 km in territorio bahiano.

Quindi perchè è contro ? Per lo stesso motivo non si può comprendere lo stato del Minas Gerais, notoriamente ricchisso di risorse idriche perenni, e che si trova a oltre 1.000 km a monte della stazione di prelievo. A questa distanza che tipo di influenza può esercitare la deviazione su quella ricca e poderosa unità della Federazione ?

Solo se la vediamo dal punto di vista economico, visto che le esportazioni di frutta e ortaggi nordestini per i porti del nordest sarebbero bem più facili di quegli stessi prodotti proveniente da quello stato, di cui l’economia non si basa sulla frutticultura, ma in industrie e estrattiva (da cui il nome Minas Gerais).

Inoltre, e già nel finale del corso del São Francisco che si incontrano gli stati di Alagoas e Sergipe, i quali si oppongono, principalmente il secondo, in forma radicale e insensata. Perché tanta paura dello sviluppo socio-economico del nordest settentrionale ? Perché non appoggiare il progetto, unica maniera di eliminare la periodica e atroce sofferenza di milioni di brasiliani, con tutti gli enormi pregiudizi al Brasile ed alle casse Federali, con le ingenti risorse impegnate per soccorrere le popolazioni flagellate.

In altre parole, non hanno interesse nello sviluppo, nel nordest in generale, ma principalmente del settentrionale, del grande potenziale agricolo, che aspetta solo l’acqua per esplodere. Il Ministério do Planejamento, nella stesura delle azioni da intraprendere ha specificato anche gli organismi che provvederanno alle spese del progetto.

Alla parte tecnica partecipa solo l’Unione, escludendo i singoli stati e i municipi, ma anche nella parte economica i municipi e gli stati sono esclusi, vi partecipa solo l’Unione. Ciò vuol dire che gli appalti, le spese, le maestranze, la manutenzione, tutto viene deciso a Brasilia, senza che i singoli stati e municipi possano intervenire.

Chissa se le contestazioni al progetto sarebbero esistite anche in caso contrario. Ma è bene che si faccia notare al lettore che lo stato che più verra beneficiato dal progetto è lo stato del Pernambuco, che solo casualmente è il luogo di origine del presidente attuale, questa constatazione non deve ingenerare cattivi pensieri, è solo un caso che il Pernambuco si trovi sulla strada dove dovranno passare i canali.

Quindi sarà lo stato con il maggior numero di indenizzazioni per le terre espropriate per il passaggio dei canali, e poichè si trova appunto sulla strada dei canali, sarà anche quello che sfrutterà maggiormente l’acqua. Un certo Napoleone Bonaparte, che senza volerlo, ma a suo modo ebbe una parte importante nella creazione del Brasile cosi com’è ora, disse: “Gli uomini lottano con più ardore per i propri interessi che per i propri principi”.

Giancarlo Mostachetti Tururu (CE) 9 de outubro 2007».

(Francesco Giappichini).

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