B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Brasiliani corrotti, italiani mafiosi

Mentre Milano vive il clou della sua settimana della moda, una polemica condita da insulti e vecchi pregiudizi si consuma all’interno del mondo fashion, tra Italia e Brasile. Secondo Renzo Rosso, proprietario della griffe italiana Diesel, i brasiliani sarebbero «corrotti». Turco Loco, titolare della brasiliana Cavalera, ribatte dandoci dei «mafiosi» (nella foto, i due marchi).

Il litigio, sopra le righe e dai toni evidentemente esagerati, si inserisce in una più ampia battaglia per l’acquisizione di lucrative quote di mercato. In Brasile, i due brand sono infatti concorrenti nel segmento jeans e abbigliamento giovane. E vista la spinta all’internazionalizzazione che da qualche anno caratterizza la moda verdeoro, la competizione potrebbe trasferirsi presto nel Bel paese.

Da questa paura sono nate, forse, le parole di Rosso, che ha aperto le danze, qualche giorno fa, minimizzando il fenomeno-Brasile. «Il paese sta già perdendo spazio nel campo della moda - ha dichiarato l’italiano - perché è afflitto da corruzione diffusa e dilagante. Come, del resto, tutti i paesi dell’America latina». Intervistato da Mônica Bergamo della “Folha de São Paulo”, Turco Loco ha replicato sparando a zero sugli italiani: «L’Italia è famosa in tutto il mondo per la mafia - è stata l’affermazione del brasiliano - Se noi brasiliani abbiamo imparato a rubare è perché gli immigrati italiani ci hanno trasmesso questa cultura».

Il “Turco” (al secolo Alberto Hiar, deputato federale del Psdb che nel 1995 creò, con il musicista Iggor Cavalera, il marchio che porta il nome di quest’ultimo) non si è tuttavia fermato qui. Secondo lui, infatti, la vicentina Diesel commetterebbe irregolarità fiscali e amministrative nell’esportazione verso il Brasile dei propri prodotti. Pronta è arrivata la smentita del direttore marketing della divisione brasiliana dell’azienda con sede a Molvena, Marcelo Sebá.

Il quale, ovviamente, ha contrattaccato, accusando Cavalera di utilizzare nelle proprie creazioni l’immagine di popolari personaggi dei cartoni animati, come Bambi e Topolino, senza pagarne i diritti di riproduzione. E Turco Loco si è sentito in dovere di chiarire che «se la Disney ce lo chiedesse, smetteremmo».

Non c’è che dire, anche nell’elegante mondo della moda si strilla e ci si prende per i capelli, altro che raffinatezze. La classe non è acqua ma, soprattutto, non lo sono i profitti.

(A. Forni)

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