Acque minerali, Brasile all’italiana

In Brasile, il consumo di acqua minerale in bottiglia raddoppierà nei prossimi dieci anni. A dirlo è la società di consulting Zenith Internacional, attraverso il proprio analista del segmento in questione, Andres Padilla. Paese tropicale con grandi riserve idriche ancora a disposizione, il Brasile nel 2006 ha consumato 6,2 miliardi di litri di acque minerali, vale a dire il 3,48 per cento della produzione mondiale. Il consumo pro-capite dei brasiliani, di 33 litri ogni anno, è tuttavia irrisorio rispetto a quello degli italiani, che con 200 litri/anno sono secondi, nel mondo, solo ai sauditi (227).
Ma il mercato brasiliano è in crescita, a un ritmo superiore (10 per cento annuo) rispetto a quello dei tradizionali paesi consumatori. E arriverà, entro il 2015, a 66 litri/anno a persona. Secondo Padilla «i maggiori produttori e consumatori, in valori assoluti, di acque minerali sono gli Stati Uniti, con 29,6 miliardi di litri/anno e la Cina, con 16,7. Ma arabi sauditi e italiani sono inarrivabili, quanto a consumi per singolo abitante. Per i primi, le cause vanno ricercate nelle avverse condizioni naturali e climatiche. Per gli italiani, si tratta di abitudini ataviche, che prevedono un forte consumo di acqua in bottiglia, sia nel corso della giornata che a tavola».
Durante il recente Congresso brasiliano dell’industria delle acque minerali, svoltosi lo scorso fine settimana a Fortaleza, è stato sottolineato come il mercato brasiliano sarà presto invaso da nuovi tipi di prodotti. Acque con sapore di frutta o arricchite con vitamine, oppure addizionate di sali minerali e anti-ossidanti, secondo le nuove tendenze mondiali. La ricerca del benessere, ma anche del gusto, caratterizzerà il consumo dei prossimi anni. Le grandi imprese, su tutte il gruppo Edson Queiroz, leader nel paese, hanno da tempo intuito le nuove potenzialità e individuato la possibilità di elevare i margini di profitto fino al 25 per cento del prezzo di vendita.
La potente azienda multiprodotto Queiroz, creata nel Ceará nel 1971 (da cui anche la scelta della sede del congresso di cui sopra), distribuisce i due marchi di acque minerali più popolari in Brasile, cioè “Indaiá” e “Minalba” (nella foto). Il fondatore Edson Queiroz (1925-1982) diede alla società un’impronta multi-business differenziando le attività nel campo del gas naturale, degli elettrodomestici e dell’industria agroalimentare. Nei prossimi anni, la leadership dell’azienda nel segmento delle acque minerali in Brasile sarà minacciata dalla presenza sempre più aggressiva delle multinazionali straniere Nestlé, Danone, PepsiCo e Coca-cola.
Altro elemento che caratterizzerà il prossimo futuro sarà la differenziazione dei marchi e la sempre più decisa segmentazione del target di mercato in “alto”, “medio” e “basso”. Una curiosità: una delle acque minerali più comuni da noi, cioè la bergamasca San Pellegrino (marchio acquisito da Nestlé nel 1998) in Brasile è considerata di altissimo livello e sinonimo di lusso. Nei supermercati brasiliani, la bottiglietta da 330 ml può costare 3,80 real, vale a dire 1,40 euro. Marchi nazionali come “São Lourenço”, “Ouro fino”, “Crystal”, “Prata” o i due già citati costano meno di un real.
(A. Forni)

