Anche i brasiliani ricchi piangono
Lo scorso 26 luglio é nato in Brasile il Movimento cívico pelo direito dos brasileiros, meglio conosciuto come Cansei, che in italiano potremmo tradurre “Sono stufo”, (al seguente link si piú accedere al sito ufficiale, strutturato come un blog). Gli aderenti si sarebbero infatti stufati del presidente Luis Inácio Lula da Silva, del suo Governo, ed in senso lato di tutto ció che é progressista e di sinistra.
In questo modo la classe medio-alta brasiliana, ma potremmo dire essenzialmente paulista, prendendo a pretesto la tragedia di Congonhas e i noti e recenti scandali politici, ha voluto manifestare il proprio malcontento verso la situazione politica, morale e sociale – a suo dire caotica – del Paese.
Chi ne fa parte? A guidare gli “arditi” nientepopodimenoché il presidente della sezione paolista dell’Ordine degli avvocati brasiliani, al secolo João Doria Junior. (Che poi la sezione carioca abbia definito il movimento come «golpista» é un’altra storia). Dietro all’avvocato tanti imprenditori in vista (a cominciare dal celebratissimo Paulo Skaf, presidente degli industriali di San Paolo), nonché vari nomi celebri dello sport, della musica e dello spettacolo, in passato esaltati (e giustamente) dalla nostra testata.
Infine anche tante associazioni, di avvocati, industriali, commercianti, professionisti. Ma secondo i piú raffinati analisti brasiliani i seguaci di Cansei si sarebbero «giá stancati», soprattutto a causa dell’incapacitá di allargarsi oltre i confini della classe medio-alta e di dimostrare effettiva consapevolezza dei problemi che affliggono la grande maggioranza della popolazione.
Secondo altri osservatori il loro peccato originale sarebbe invece quello di definirsi, non senza un pizzico d’ipocrisia, apolitici ed apartitici, quando é del tutto evidente la loro collocazione politica e molti loro leader hanno un noto passato nelle file dei socialdemocratici.
Di certo codesto movimento non é riuscito a perdere quell’aura di elitarismo che lo condannerá all’estinzione, e Lula ed i petisti hanno avuto buon gioco a derubricarlo tra i piú maldestri tentativi della elite di opporsi ad un governo popolare ed eletto dal popolo.
(Francesco Giappichini).

