Caso Telecom, Lula pensa al colpaccio
Per la cronaca della “telenovela” Telecom, ambientata in Italia e Brasile, ma non solo, vi rimandiamo all’articolo, a nostro parere completo e chiaro, redatto da Biagio Marzo per il quotidiano L’opinione. Noi ci limiteremmo cosí a qualche osservazione, in particolare relativa al ruolo del presidente Luis Inácio Lula da Silva nell’intricata vicenda. Perché se sino a poco tempo fa era semplice spettatore degli eventi, convinto a lasciare campo libero all’autonomia dell’autority Anatel, adesso pare che stia meditando il colpaccio.
Il presidente operaio sa molto bene che in gioco ci sono i fatidici servizi di pubblico interesse, quelli cosiddetti «essenziali», e sa altrettanto bene che secondo una politicamente trasversale corrente di pensiero sarebbe preferibile conservarvi una forte presenza nazionale, che invece pare destinata ad assumere una posizione di secondo piano. Qualcosa di molto simile alle sgangherate battaglie per l’italianitá, tanto per intenderci.
Insomma Lula avrebbe in mente di limitare la presenza degli operatori esteri sul mercato della telefonia mobile, lasciando agli italo-spagnoli di Telco la sola Tim Brasil ed al turbolento magnate messicano Carlos Slim la sola Claro (nella foto il logo). Ció consentirebbe di riservare l’operatore Vivo a qualche cordata di imprenditori locali, a difesa della decantata brasilianitá.
Staremo a vedere.
«Il miliardario messicano Slim cerca di boicottare il matrimonio di Telefonica con Telecom Italia. Una soap opera per Telecom
La vicenda che coinvolge Tim Brasile-Telefonica, America Movil e Anatel, l’Authority brasiliana per le telecomunicazioni, ha assunto i contorni di una telenovela. E non poteva essere altrimenti, visto che la controversia si consuma in Brasile, terra di lunghissimi sceneggiati televisivi. Gli ingredienti della soap opera ci sono tutti: il matrimonio, quello di Telefonica con Telecom Italia, e il bravo, Carlos Slim, che vi si oppone e cerca di mandarlo a monte attraverso iniziative giudiziarie.
Le cose hanno preso questa piega a causa della lentezza con cui Anatel sta trattando la pratica della fusione, agevolata da Carlos Slim, numero uno di America Movil, che rema contro l’ingresso di Telefonica in Telco, la newco che ha preso il posto di Olimpia (finanziaria che controllava Telecom Italia, e che ha come soci Telefonica al 42%, Generali al 28,1%, Mediobanca e Intesa San Paolo al 10,6%, Sintonia al 8,4%).
L’operazione, che deve formalizzare il passaggio di proprietà di Olimpia a Telco, dovrebbe avvenire entro il 14 novembre. Da qui lo stato di sofferenza degli azionisti di Telco, che potrebbero trovarsi a quella data ancora in alto mare. Carlos Slim è un duro e su questa vicenda si sta muovendo come un toro infuriato, nel tentativo di incornare l’avversario italo-spagnolo.
Non gli va giù che la sua offerta fatta la scorsa primavera insieme al colosso americano delle tlc ATeT, per l’acquisto di Telecom Italia sia stata fatta saltare per motivi politici. Palazzo Chigi non vedeva di buon occhio l’eventualità che l’azienda telefonica italiana finisse in mani messicane e americane. Anche per questo il finanziere messicano ha scatenato la “guerriglia”.
Tuttavia, l’attuale priorità è bloccare il rafforzamento della compagnia telefonica spagnola guidata da Cesar Alierta in Sud America, in particolare in Argentina e in Brasile. Insomma, Slim vuole farla pagare ad Alierta per la posizione in Vivo, che è di proprietà di Portugal Telecom, e in Tim Brasile che è di Telecom Italia. Entrando nel merito, Telefonica controlla Vivo, il primo operatore brasiliano, e con l’acquisto di Telecom Italia avrebbe un controllo quasi totale del mercato mobile, dato che Tim Brasil è il secondo operatore del Paese.
Slim invece, con America Movil controlla il gruppo Claro, terzo gestore in Brasile, dunque se andasse in porto l’operazione Vivo-Tim Brasile, avrebbe una quota di minoranza, una posizione che, per il suo carattere, mal sopporterebbe. Per questo cerca di boicottare gli accordi di Telefonica con Telefonica Italia con iniziative giudiziarie a cascata. Si figuri che è entrata in gioco anche la Suprema Corte federale, la quale, peraltro, si deve esprimere entro oggi sul ricorso presentato da Anatel.
Nei giorni scorsi richiese la revoca della sospensione legata al dossier Telecom. Motivo per cui il tribunale ha arrestato la discussione dell’operazione Telecom nel consiglio dell’Authority brasiliana dello scorso 30 aprile. C’è da dire che la situazione all’interno di Anatel non è per nulla tranquilla. Ad esempio, il consigliere Josè Leite è alla fine del proprio mandato e a novembre dovrebbe lasciare l’Authority.
C’è il rischio che i tempi si allunghino e, quindi, la situazione all’interno di Telecom Italia peggiori. Inoltre il management è in fibrillazione per i segnali di cambiamento che provengono da più parti. Intesa San Paolo è quella più intenzionata a cambiare. Il cambio di guardia comunque dovrebbe essere minimo: alla presidenza di Telcom Italia dovrebbe inserirsi Gabriele Galateri di Gianola, voluto da Cesar Alierta, suo compagno di studi negli States, e da Mediobanca.
Mentre Carlo Buora e Riccardo Ruggiero (la coppia che ha determinato il peggioramento del titolo in Piazza Affari), dovrebbero nuovamente formulare il budget 2008. A ben vedere, l’attuale business plan risale a quando Guido Rossi era capo dell’azienda telefonica e fa acqua in molte parti. Anatel, che ha allungato i tempi, comunque non si opporrà all’affare, perché non può bloccare operazioni autorizzate a livello europeo.
Anche perché Tim Brasile non ha una posizione di leadership nel mercato brasiliano. Detto questo, con la “svendita” di Brasile Telecom da parte di Telecom Italia lo scorso luglio, ha preso l’abbrivio la fusione con Telemar, fusione voluta dal governo di Luis Inàcio da Silva, detto Lula».
(Francesco Giappichini).

