Il Brasile nella corsa all’auto low-cost

Sull’onda delle esperienze asiatiche (Dopo la pakistana “Alif”, anche l’indiana Tata, partner di Fiat, sta per lanciare il modello “One lack”, con motore di 600 centimetri cubici, a un prezzo di 100mila rupie, cioè poco più di millecinquecento euro), anche il Brasile scende in campo nel segmento delle auto supereconomiche, vera novità del mercato sempre più globale del terzo millennio.
Invero, l’idea dell’auto a costo irrisorio non è nuova. L’aveva avuta anche un certo Adolf Hitler e, in tempi più recenti, João Augusto Amaral Gurgel, ingegnere paulista titolare dell’omonima casa automobilistica che dagli anni 70 produce utilitarie. Modelli quali la “Itaipu E-500″, prima auto elettrica dell’America latina (nella foto), la “Ipanema”, primo buggy utilitario o la “BR-800″, lanciata nel 1987 e considerata l’antesignana delle city car, sono entrati nella storia dell’automobile.
Ora, a essere interessate alla torta sono le marche internazionali, che in Brasile contano su imponenti catene di montaggio e grandi impianti di assemblaggio. Volkswagen scommette sul progetto “Nf”, una serie di vetture alla quale verrà riservato uno spazio all’interno della fabbrica di São Bernardo do Campo (Sp) e che succederà al consolidato “Voyage”. Renault, già presente con la “Logan” costruita in Romania, sta preparando un modello ancora più economico per il 2009 a São José dos Pinhais, nel Paraná. Anche una Toyota popolare uscirà presto dallo stabilimento di Indaiatuba (Sp) e muoverà alla conquista del mondo.
Il target di mercato delle auto tascabili e per tutte le tasche sono coloro i quali non posseggono una macchina né hanno mai, nemmeno lontanamente, pensato di possederla. Un pubblico potenzialmente sterminato. Difficile, per i costruttori brasiliani, sarà ripetere i prezzi dei colleghi asiatici. Secondo Evandro Maciel, della “Sociedade de engenheiros da mobilidade“, un tetto ragionevole da non superare «potrebbe essere quello di 4mila dollari americani». Le economie nei costi di produzione di paesi come l’India, il Pakistan o la Cina sono irraggiungibili, in Brasile. Dove la manodopera è più cara, così come maggiori sono le imposte e superiori, non ostante tutto, le garanzie sindacali.
(A. Forni)

