E’ la stampa estiva, bellezza
Quasi tutti i giornali italiani hanno riportato la notizia, o presunta tale, secondo cui il Brasile, anziché sulle esportazioni di materie prime, specialmente agroalimentari, si sosterrebbe sulla vendita di calciatori. Sappiamo che siamo in piena estate, e che si debbono pur colpire i lettori, per difinizione pigri, con effetti speciali.
Ma in questo caso, a mio parere, si rischia la disinformazione, o peggio ancora, la manipolazione dei fatti. Forse il valore dell’intero mercato calcistico verdeoro potrá anche superare quello delle esportazioni di un frutto singolarmente considerato, tuttavia se in un paio d’anni la moneta locale sta raggiungendo il valore del dollaro, in continua e costante cadura libera, la causa va ricercata proprio nelle fatidiche commodity agricole.
Come scrive infatti di recente la rivista Agriregionieuropa «il Brasile, uno dei più grandi esportatori mondiali di commodities agricole, potrebbe essere elevato allo status di partner strategico della UE (attualmente posseduto da Stati Uniti, India, Cina). Lo scorso 4 luglio il Presidente brasiliano Luiz Ignazio Lula de Silva ha firmato l’accordo con la Commissione europea, che deve ottenere ora l’approvazione dei Paesi membri».
Ed é noto che la maggiore presenza brasiliana nei nuovi mercati è soprattutto conseguenza dell’andamento della domanda internazionale delle commodity, in specie agricole. Ma forse non vale la pena accalorarmi tanto, perché é la stampa estiva, bellezza. E io non ci posso fare niente.
Niente. A questo punto non ci resta che lasciarvi all’articolo “incriminato”, pubblicato a firma g. des. sul portale della Gazzetta dello Sport.
«Export Brasile: più giocatori che banane
Il boom nel 2005, in cui sono stati incassati 159 milioni di dollari per 857 calciatori, mentre 64 milioni di dollari di tonnellate del frutto hanno reso 33 milioni. Oggi il numero di trasferimenti è cresciuto, ma è diminuto il valore E’ il caso di dirlo: i calciatori in Brasile crescono come banane.
Forse ancora di più. Un gioco di parole per sottolineare che il frutto esotico, voce pesante della bilancia economica del Paese di Lula, rende meno dei fuoriclasse del pallone. Vale a dire che i trasferimenti di calciatori all’estero hanno reso di più al Brasile negli ultimi due anni che esportazioni tipiche, come banane e grano.
Il top nel 2005 - Un po’ di numeri. Nel 2005, l’anno in cui le esportazionì di giocatori hanno raggiunto il massimo storico, il Brasile ha incassato 159 milioni di dollari per 857 calciatori, mentre 64 milioni di tonnellate di banane hanno reso 33 milioni di biglietti verdi.
Nel 2006, i trasferimenti hanno subito una flessione (131 milioni di dollari), superando comunque ìle esportazioni di grano (64 milioni), aragoste (83 milioni), papaya (30 milioni) o mele (31 milioni). Piu’ richieste - Nel 2007 il numero è in aumento (poco meno di 600 nei primi sei mesi dell’anno), ma il valore è in calo (meno di 50 milioni di dollari), almeno per le cifre dichiarate ufficialmente.
Secondo uno specialista di gestione sportiva, Josè Antonio Barros Alves, docente presso la Fondazione Getulio Vargas di San Paolo, l’ammontare delle esportazioni è in costante diminuzione anche se il numero di giocatori esportati è sempre maggiore, perché i club esteri tendono a osservare, selezionare e acquistare giocatori sempre più giovani, per risparmiare e cercare il colpo grosso, magari il fuoriclasse baby, senza investire somme esagerate.
Non è certo il caso di Pato, la cui valutazione sarebbe salita a 30 milioni di dollari».
(Francesco Giappichini).

