Brasile e Coldiretti, la sfida infinita
La guerra tra Brasile e Coldiretti, rinfocolata dal recente “allarme” per l’import dell’ottima carne brasiliana, é cosa di lunga data. Ma oltre ad invitare il presidente di codesta associazione a passare le proprie vacanze nel Paese sudamericano, ed invitarvi ad assaggiare l’ormai celeberrimo parmesão brasiliano (nella foto in alto) – che non é male –vogliamo ripercorrere in sintesi questo conflitto.
Si comincia con la manifestazione dello scorso maggio, in cui il bersaglio é, udite udite, il melone brasiliano. «Nel 2007 - sottolinea la Coldiretti - è peggiorato con un crollo del 21 per cento il saldo agroalimentare della bilancia commerciale con l’estero per effetto anche del forte aumento delle importazioni provenienti da paesi extracomunitari: dalle ciliegie dall’Argentina alle pesche dal Sudafrica, dai carciofi dell’Egitto ai pomodori del Marocco, dai fagiolini del Senegal fino ai meloni del Brasile, sulla base dei dati Istat sul commercio con i paesi extra UE nel gennaio 2007 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente».
(La cronaca é del portale Vita.it). Quindi ai primi di luglio l’attacco ha riguardato il tema dei biocombustibili: si é messo l’accento sul lavoro schiavo, i costi per il trasporto dell’olio vegetale, nonché la protezione del giaguaro e del tapiro (sí, proprio l’animale reso celebre da Striscia la notizia).
A seguire la cronaca tratta dall’agenzia Il Velino: «Non solo condizioni di schiavitù, l’importazione di biocombustibili dall’estero presenta bilanci energetici ed ambientali negativi con il consumo aggiuntivo di carburanti per il trasporto, inquinamento e disboscamenti forestali che in parte vanificano gli obiettivi prefissati di individuare alternative al petrolio per contrastare i cambiamenti climatici e salvaguardare l’ambiente.
È quanto afferma la Coldiretti in riferimento alle denunce sulle condizioni di lavoro vicine alla schiavitù a cui sono costretti i lavoratori impegnati nella raccolta della canna da zucchero destinata alla produzione di biocarburanti in Amazzonia. Inoltre, per importare olio vegetale dal Brasile una nave percorre oltre novemila chilometri con un consumo energetico che corrisponde al sei per cento dell’energia contenuta nei prodotti trasportati.
Mentre per i cinquemila chilometri percorsi dalle materie prime in dal Congo si consuma il 3,3 per cento dell’energia trasportata. Ai costi di natura energetica e sociale si aggiungono poi quelli ambientali. Con il disboscamento di intere foreste che svolgono una funzione determinante nel contenimento dei gas a effetto serra, ma che rappresentano anche un habitat importante per garantire la biodiversità del pianeta.
“L’import di biocombustibili dall’estero - denuncia la Coldiretti - provoca gravi problemi all’ambiente e alla biodiversità con la scomparsa degli animali selvatici a causa del disboscamento di intere foreste vergini come è già avvenuto in Cina, Malesia e Indonesia”.
Se in Angola il recupero di terreni per le coltivazioni a fini energetici mette a rischio l’antilope nera e il bongo, nel Congo è in pericolo lo scimpanzé, mentre in Brasile l’allarme estinzione riguarda il giaguaro e il tapiro». Ma non é finita qui, perché qualche giorno dopo ci si é scagliati contro il parmesão brasiliano, vicenda di cui riportiamo la cronaca, tratta sempre da Il Velino: «I falsi del made in Italy agroalimentare valgono nel mondo 50 miliardi di euro con il Parmigiano reggiano e del Grana Padano che - rileva la Coldiretti - sono i due prodotti italiani tipici più imitati nel mondo che diventano Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sudamerica, Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, ma anche Parmeson in Cina».
Il blog Ecoblog.it, in un articolo dal titolo «La Coldiretti inventa l’ecologismo protezionista», sintetizza cosí la vicenda: «Non credo che alla Coldiretti abbiano letto il recente studio dell’Ufficio Federale dell’Energia svizzero sul bilancio ecologico dei biocarburanti, secondo cui, attualmente, i biocombustibili non sono un’alternativa ecologica alla benzina…
Avete mai sentito parlare di Unione Europea? Tsè, pfui! Se non sbaglio in Italia l’autarchia era stata proposta, con scarsi risultati, da un signore pelato che portava sempre un cappello nero… E meno male che ultimamente anche in Italia si parla di cittadino consumatore, di libera concorrenza… ma l’italico genio lavora instancabile.
Per scavalcare ogni tipo di norma europea sulla libera circolazione - in barba ai cittadini - il protezionismo da oggi ha una nuova giustificazione: l’ecologismo! Iiiittaliani!!! Autarchiaa!!». A questo punto vi salutiamo indicando il link del caseificio Entre rios, cui oggi ci piace – pur contravvenendo alle regole della comunicazione – far pubblicitá.
(Francesco Giappichini).

