Corriere, attacco al patriottismo brasiliano
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Americas, il blog che Il Corriere della Sera dedica all’America latina, affidato al corrispondente a Rio de Janeiro Rocco Cotroneo, ha duramente attaccato «il rigurgito di patriottismo becero» brasiliano e «la campagna nazionalista e patriottica che il governo Lula conduce da anni».
Personalmente condivido l’analisi generale di Cotroneo, e non solo quando questi parla del nazionalismo come causa di «maleducazione di massa», ma anche quando osserva come tutto ció produce solo timori (inutile dirlo, ingiustificati) di fantomatici attacchi alla sovranitá nazionale brasiliana.
A me pare che si stia innestando nel Paese una specie, diremmo soft, di xenofobia: fatta invero non tanto di intolleranza e discriminazione, quanto essenzialmente di paura. Rispetto peró all’analisi del giornalista del quotidiano di via Solferino non concordo sul ruolo del presidente Luis Inácio Lula da Silva nella vicenda.
É vero che questi batte e ribatte sul concetto di autostima, come fosse uno psicanalista, ed é altrettanto vero che gli invasivi spot televisivi secondo cui il «brasileiro não desiste nunca» sono di epoca lulista. E tuttavia credo che codesti fenomeni sociali siano il frutto di lunghi e lenti processi sociali, anziché politici, tenendo anche conto che il Governo di BrasÃlia ha poteri infinitamente inferiori rispetto a quelli di cui godono in genere gli esecutivi europei.
Non ci resta adesso che invitarvi alla lettura dell’articolo di Cotroneo.Â
«Popolo cortese?
Fischiare un politico è legittimo, anche il presidente della Repubblica come è successo sabato sera al Maracanà . Ma ululare alle delegazioni straniere mentre sfilano, disturbare l’esecuzione dell’inno degli Stati Uniti, spernacchiare gli atleti argentini, gioire per gli autogol degli avversari, è davvero troppo.
Cosa sta succedendo al Brasile, terra incline alla felicità , abitata da un popolo cortese, nelle parole dei suoi grandi narratori? Non è un bello spettacolo quello che passa in questi giorni a Rio, dove si svolgono i Giochi Panamericani. Nella cerimonia di apertura è stato fischiato Lula, ma anche le delegazioni e le bandiere dei due Paesi che nell’inconscio collettivo brasiliano sono i grandi cattivi del mondo: gli Stati Uniti e l’Argentina.
Durante le gare gli atleti non brasiliani sono disturbati, e al momento di salire sul palco per ricevere le medaglie partono i fischi. I commentatori tv, ai Giochi e alla Coppa America di calcio appena conquistata, non fanno niente per evitare questo rigurgito di patriottismo becero.
“Che bello togliere questa Coppa all’Argentina, ancora più bello se grazie ad un autogol”, gongolava ieri sera durante la partita il telecronista della tv Globo. Cosa sta succedendo? Passi per le rivalità storiche nello sport, ma qui si stanno iniziando a sentire gli effetti della campagna nazionalista e patriottica che il governo Lula conduce da anni.
Se l’idea iniziale era sollevare l’autostima dei brasiliani, troppo abituati a piangersi addosso, il risultato è pessimo. Assorbiti dalla tv e dalla pubblicità , l’orgoglio “de ser brasileiro”, la tenacia a “non mollare” e altri slogan analoghi sono diventati l’occasione per la maleducazione di massa.
Oltre a fomentare credenze di ogni tipo sulle mire espansionistiche degli stranieri sul sacro suolo patrio».
(Francesco Giappichini).

