B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Il Brasile ai tempi del jeitinho

                                       

Oggi riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo di Giancarlo Mostachetti, un nostro lettore che gestisce un sito ( http://www.mostachetti.net/ ) dedicato al Brasile, ai brasiliani ed alla brasilianitá. Si tratta di un breve (e reale) racconto, un bozzetto (i brasiliani usano il termine crônica), dedicato all’ormai celeberrimo jeitinho brasileiro.

Questa parola significa – secondo la nota definizione di O Ponto de Encontro: Il portale delle comunitá lusofone in Italia – che «se la soluzione non è prevista in base alle regole normali, la si troverà servendosi della creatività, dell’inventiva, dell’imprevedibile, addirittura del ridicolo.

Il “jeitinho brasileiro” trova scorciatoie laddove la burocrazia crea ostacoli, trova soluzioni a buon prezzo laddove mancano i mezzi». Prima di lasciarvi alla suddetta lettura vogliamo segnalarvi un libro che qui cade a fagiolo: é “Dando um jeito no jeitinho Como ser ético sem deixar de ser brasileiro” (Mundo Cristão) di Lourenço Stelio Rega, di cui in alto abbiamo riportato la copertina.

«Sed Lex, Dura Lex. (Serà ? Sei la !) (un tranquillo pomeriggio di illegalitá)

Una bella giornata di luglio martedì 17, ottima per andare a fare compere in Fortaleza, così prendo moglie e nipotina di 7 anni e ci appostiamo sulla statale attendendo un mezzo pubblico, l’attesa non è lunga, ecco sopraggiungere un mezzo di trasporto alternativo molto utilizzato nell’interno, un normalissimo Daily Fiat equipaggiato con alcune file di sedili.

Dopo lo shopping, prima di rientrare a casa penso che sia una buona idea passare dalla Polizia Federale per vedere se la mia agognata carta di identità per straniero sia finalmente giunta. Purtroppo non è ancora arrivata, devo avere ancora un po’ di pazienza.

Ben vicino alla Polizia Rodoviaria, come gli abitanti di Fortaleza ben sanno, si trova il terminale rodoviario Joao Tome, viene quindi logico recarsi li per prendere un pullman che mi porti a nell’interno. La fortuna è con me, un pullman parte alle 16:30, visto che mancano pochi minuti alle 16:00, e solo il tempo di comperare i biglietti e partire.

Alla mia richiesta di due biglietti (la bambina non paga), l’addetto allo sportello con dito accusatorio indica la mia nipotina e chiede se la bambina al mio lato viaggia insieme a noi (io e mia moglie). “Certo !” rispondo, al che lo stesso mi richiede il registro, che purtroppo é stato dimenticato in casa.

Per registro si intende un foglio con annotate le generalità di una persona, in italiano verrebbe descritto come Cerificato di Nascita, lo stesso deve essere debitamente autenticato da un Cartorio, (notaio) e la firma dell’ufficiale estensore debitamente autenticata, ma in questo documento non viene apposta nessuna fotografia, sono solo dati anagrafici.

Informo della mia dimenticanza l’addetto, ma questi “occhi di bragia” mi comunica che la minore non può viaggiare. Tento di spiegare allo stesso che non posso andare a casa e lasciare la bambina nell’autostazione, spiegandogli inoltre che la cosa verrebbe rubricata come “abbandono di minore”.

Il Caronte, inflessibile, mi indirizza all’ufficio del Juizado da Infanzia (tribunale dei Minori) che si trova al primo piano dell’autostazione. Pieni di speranza ci rechiamo presso l’ufficio, ove incontriamo il gordo e il magro, che con estrema cortesia chiedono come possono rendersi utili.

Racconto nuovamente tutta la storia, speranzoso e certo che tutto verrà risolto nel miglior dei modi, il magro adirittura nterroga la bambina, richiede i gradi di parentela di mia moglie con la bambina, chiede se lei è in possesso di documenti, e vengono mostrati carteira di idendidade, titolo eleitoral e CPF, tanto da lasciarmi speranzoso sul buon esito.

Ma poi, con il più soave sorriso mi informa che non può fare assolutamente nulla perchè la bambina è sprovvista di documenti. Leggermente alterato, facevo notare che se la bambina avesse avuto un documento non avrei avuto la necessita di rivolgermi a loro.

Facevo inoltre notare che normalmente viaggiando dall’interno per Fortaleza mai viene richiesto il registro, cosi come utilizzando i Mezzi di Trasporto Alternativo mai viene richiesto il tale documento, neppure uscenda dalla Capitale per l’interno.

Inoltre é noto che lo stesso pullman che non poteva caricare minori sprovvisti del registro partendo dall’autostazione, nelle fermate intermedie li carica normalmente senza richiedere nessun documento. Nulla da fare, il gordo e il magro, con la massima gentilezza e con sorriso a 32 denti mi riferivano che comunque fino alle 18:00 non c’è controllo (fiscaliçaçao) nelle piattaforme di inbarco, invitandomi quindi a parlare con il personale del pullman.

Mi è parso abbastanza chiaro il messaggio referente al classico “jeitinho” brasileiro, che io potevo poi interpretare a mio piacimento. Non essendo portato a dare “gorgieta” a nessuno, in particolar modo a chi svolge um servizio pubblico no mi restava altra soluzione che uscire dall’autostazione e prendere un taxi che mi porti al Viaduto di Antonio Bezerra, al modico costo di R$ 15,00, e li giunto senza attendere neppure un secondo prendere un mezzo Mezzo di Trasporto Alternativo che senza preoccuparsi minimamente del noto registro caricava sia mia nipote che altri 3 bambini con età comprese tra i 3 e i 10 anni.

Bisogna dire inoltre che tra Fortaleza e l’interno esistono ben tre postazioni fisse della Polizia Rodoviaria Federale, la quale, tra le altre cose, dovrebbe appunto controllare che i mezzi di trasporto pubblico rispettino tutte le norme, comprese quelle che prevedono il trasporto di minori solo se muniti del relativo documento attestante le generalità.

Ma pur viaggiando almeno una volta alla settiana sulla tratta in questione, mai, e ripeto, mai, ho visto la Polizia Rodoviaria Federale effettuare verifiche del genere. Non vado a commentare il fatto ne il comportamento del personale con cui ho avuto il piacere di parlare in questa occasione, perchè voglio lasciare ai lettori il piacere di commentare da soli, come meglio credono».

(Francesco Giappichini).

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