Valensise, ambasciatore sotto tiro
Alcuni tra i maggiori imprenditori italiani operanti a Brasília hanno attaccato frontalmente l’ambasciatore italiano in loco, al secolo Michele Valensise (sopra, nella foto). E l’hanno fatto pubblicamente, inviando una lettera aperta al ministro degli Affari esteri Massimo D’Alema, affinché intervenga sull’alto funzionario.
Giá in altre occasioni la nostra testata, sia il blog che il portale, ha colto in fallo l’operato dell’italica rete diplomatico-consolare in suolo brasiliano, che tra le attenuanti puó vantare un budget in progressiva caduta libera, e l’espletamento d’un compito che con le tradizionali funzioni di questi organi – direbbe Antonio Di Pietro – non c’azzecca nulla.
Ci riferiamo al surreale fenomeno delle quasi secolari «file della cittadinanza», formate da mezzo milione di brasiliani che richiedono appunto la cittadinanza del Belpaese, per via della nazionalitá italiani dei loro antenati. Va aggiunto che di critiche a Sua Eccellenza Valensise é pieno il web: potremmo citare, solo perché ultimi in ordine di tempo, i reportage di Max Bono, le inchieste di Giovanni Caporaso su Investire nel mondo, piuttosto che la campagna mediatica a favore dei 6 italiani detenuti in Rio grande do norte.
Quindi a far notizia, in questo caso, é la fonte che riporta la lettera aperta degli imprenditori di stanza a Brasília. Si tratta, udite udite, del portale News Italia Press (Nip), testata assolutamente aliena a qualsiasi tipo d’inchiesta che non sia politically correct, ed all’idea stessa della controinformazione.
(Si badi bene: i colleghi del Nip, che abbiamo l’onore di citare, hanno scelto una linea editoriale istituzionale, che appunto privilegia il rapporto con le autoritá, e il loro lavoro lo fanno benissimo). Ed allora ci siamo chiesti: se anche il Nip pubblica una lettera contro Valensise, non é che forse l’ambasciatore ha i giorni contati?
Vi lasciamo quindi alla lettura dell’articolo che il suddetto sito dedica alla protesta.
«Un gruppo di imprenditori italiani a Brasilia chiedono intervento MAE sull’Ambasciatore Valensise
Un gruppo di imprenditori italiani a Brasilia, guidato da Antonello Monardo, imprenditore e Delegato per Brasilia della Camera italo-brasiliana di Commercio e Industria di San Paolo, composto da Eugenio Antinoro, Giuseppe Vetroni, Marco Antonio Veronese, Giovanni Spadola, Catello (Joe) Aiello, Luigi Benegiamo, Teresa Cristina Rivetti Cesar, Adriano Carlo Lentini, hanno scritto una lettera aperta al Ministro degli Affari Esteri italiano Massimo d’Alema, inoltrata per conoscenza al Presidente della Camera italo-brasiliana di Commercio ed Industria di San Paolo, Senatore Edoardo Pollastri, al Direttore dell’ICE di San Paolo, Riccardo Landi e allo stesso Ambasciatore d’Italia in Brasile, Michele Valensise, per chiedere l’intervento del Ministero degli Esteri sull’Ambasciatore d’Italia Michele Valensise “affinchè si ponga fine alle ostilità dell’Ambasciatore Valensise dal quale non ci sentiamo rappresentati ma, al contrario, osteggiati”.
“Noi, impresari italiani radicati nella Capitale della Repubblica Brasiliana, incontriamo serie difficoltà allo sviluppo della nostra attività in questa Capitale. Ciò non dipende dal normale avvicendarsi delle situazioni di mercato, comune in tutte le attività commerciali e che incide sugli affari di tutti gli impresari italiani ma, maggiormente, di un cittadino italiano all’estero.
Quanto costituisce un ostacolo per noi è l’Ambasciatore Michele Valensise, il cui comportamento ci causa gravi imbarazzi e limita le nostre attività” si legge nella lettera. Gli imprenditori proseguono nella lunga e dettagliata lettera affermando che non “è da ora che pregiudica il nostro lavoro nell’ambito commerciale e sociale.
Ad esempio, nel mese di maggio l’Ambasciata ha ospitato un evento per presentare un programma di finanziamento per piccole e medie aziende, con l’apporto finanziario dell’Inter-American Investment Corporation. Malgrado vari imprenditori siano stati invitati dall’ICE e dalla FIBRA (Federazione delle Industrie di Brasilia), alla vigilia dell’evento, l’Ambasciatore ha vietato la partecipazione di alcuni imprenditori italiani motivando pretestuosamente il divieto con la scusa che lo spazio non sarebbe stato sufficiente.
Faccio notare che l’Ambasciata d’Italia a Brasilia, oltre a poter contare sulla bellissima architettura di Pierluigi Nervi, dispone di un grande spazio in parte costruito, in parte dedicato a un bel giardino. La zona adibita a Rappresentanza possiede un grande auditorio e vari saloni che si affacciano sul giardino e sull’area piscina.
Non appare, il pretesto credibile di divieto, che ha escluso anche la mia presenza in qualitá di Delegato per Brasilia della Camera italo-brasiliana di Commercio e Industria di San Paolo. Ritengo possa concordare con il sottoscritto trattarsi di un atteggiamento che manca di diplomazia ed é inadeguato al lavoro teso a sviluppare l’integrazione commerciale tra la nostra Italia e il Brasile, gigante latino-americano e con grandi possibilità di mercato.
Un’altro esempio é stata la mostra “Cinquant’anni della Cucina Italiana” organizzata dall’Ambasciata alla fine di giugno dello scorso anno nel Park Shopping, uno dei principali “shopping center” della capitale, e che ha contato con l’appoggio degli amministratori del centro commerciale.
I dirigenti del centro commerciale, unitamente ad alcuni negozianti, hanno proposto una degustazione gratuita del mio caffè per l’occasione. L’iniziativa non è stata approvata, in maniera preconcettuosa, dall’Ambasciatore Valensise, che non ha evidenziato un motivo plausibile a giustificazione di un tale atteggiamento diretto verso l’impresario italiano più noto nella capitale federale per il suo impegno nella divulgazione del caffé espresso italiano.
Sono venuto a conoscenza dell’infelice episodio grazie all’amicizia e il rispetto che nutrono, verso il sottoscritto, gli impresari responsabili del Park Shopping, rimasti esterrefatti e non intendendone il motivo. Inoltre, in questi 11 anni di permanenza nella capitale brasiliana, mi sono sempre distinto per la divulgazione della cultura italiana: Il principale risultato é che il Caffè Antonello Monardo è oggi riconosciuto come il “Caffè della Cultura”, che incentiva e contribuisce alla realizzazione dei principali eventi culturali e sociali della città.
Appare anche strano il fatto che vi siano sempre commenti maliziosi su di me. Amici affermano che l’Ambasciatrice, Elena Valensise, sempre si riferisce in maniera denigrante alla mia persona. Questi sono appena alcuni esempi di ciò che sta accadendo.
All’inizio, ho pensato trattarsi soltanto di un fatto personale. Dopo essere stato maltrattato in occasione dell’evento della nostra Data Nazionale del 2006 da parte della Signora, Elena Valensise, l’Ambasciatore ha fatto praticamente in modo di escludermi da tutti gli eventi patrocinati dall’Ambasciata d’Italia in Brasile mentre, negli anni precedenti, sono sempre stato presente ed ho offerto gratuitamente il mio caffé nelle principali feste dell’Ambasciata rappresentando, con il mio modesto ma significativo contributo, un punto di riferimento per tutti gli invitati.
Con mia grande sorpresa, conversando con amici compatrioti, ho avuto conferma che anche altri imprenditori si trovano in difficoltà dovuto a tale comportamento dell’Ambasciatore. Alcuni di loro stanno firmando questo documento, in appoggio e per chiedere provvedimenti, tesi ad evitare maggiori problemi agli imprenditori italiani residenti in Brasilia.
E’ lamentabile la condotta del Sig. Ambasciatore, essendo stata estesa anche ad altri illustri Rappresentanti della Collettività Italiana in Brasilia che, sistematicamente, sono stati e vengono esclusi dagli eventi promossi dall’Ambasciata, finanche dalla ricorrenza della Festa Nazionale, evento che deve essere aperto a tutti i cittadini italiani.
La partecipazione agli stessi non deve e non può essere stabilita dal grado di maggior o minor simpatia che il Sig. Ambasciatore possa nutrire per essi. Sono questi cittadini italiani che lasciano sventolare la bandiera dell’orgoglio della propria nazionalità e la cui attività, mantenuta all’estero, contribuisce a dignificare ed aumentare il prestigio ed il rispetto che il nostro Paese fa valere nell’ambito delle nazioni.
Sua Eccellenza deve essere anfitrione, non signore feudale attribuendo ai facenti parte della collettività italiana la condizione di propri vassalli. Una posizione dittatoriale che rende difficile l’intraprendere ed attuare degli impresari italiani residenti in Brasilia che, in contrasto con questa lamentabile maniera di agire, esplorano un mercato di immenso potenziale: un’attitudine che non contribuisce certamente a preservare la reputazione ed il concetto del nostro Paese e che, sotto il punto di vista amministrativo, lascia molto a desiderare.
Per la prima volta, dal lontanto 1973, da quando fu trasferita a Brasilia, l’Ambasciata è stata trascinata alla sbarra dei tribunali e condannata a pagare ingenti somme. La “Patria del diritto” é stata posta allo stesso livello delle Rappresentanze Diplomatiche di Paesi che non osservano il rispetto al diritto internazionale, ciò che crea un enorme danno al prestigio che non può essere macchiato dall’inefficienza e l’incuria della sua amministrazione delegata in Brasilia.
Chiediamo rispettosamente al Signor Ministro il Suo intervento affinchè si ponga fine alle ostilità dell’Ambasciatore Valensise dal quale non ci sentiamo rappresentati ma, al contrario, osteggiati e ci rendiamo disponibili per presentare maggiori elementi”».
(Francesco Giappichini).

