In risposta a Giuliana Ammirabile
Cara signora Giuliana,
rispondo volentieri al suo messaggio, e al contempo la ringrazio, perché mi ha aiutato a comprendere meglio la vera ragione, con tutta evidenza politica, che sta alla base di questa surreale vicenda.
Si é sopra tutto voluto, approfittando di una congiuntura mediatica favorevole, affermare o riaffermare la «sovranitá nazionale brasiliana» contro tutti quelli che vengono da fuori. Un po’ come dire: «Questi gringo stanno facendo troppo i “padroni” a casa nostra, ora diamo loro una bella lezione!».
In questa sede posso peró aggiungere che chi le ha risposto in quel modo (riportiamo sotto la lettera della signora Giuliana Ammirabile, ndr) non ha fatto onore al suo Paese, dato che il Brasile dovrebbe essere uno stato diritto, ove la sovranitá nazionale non permette né l’evidente spregio ai principi del giusto processo, né vergognose condizioni di detenzione.
Anche se a vergognarsi non debbono essere le vittime ma quelli che, a vario titolo, fanno da carcerieri. So benissimo che in Brasile spesso si “montano” i processi, non penali ma anche civili. Per favorire il piú potente, per spillare soldi al malcapitato di turno, per ragioni di carriera o – come in questo caso – per il solito malinteso sentimento di “sovranitá nazionale”.
Circa l’innocenza di suo marito le dico solo, ma forse lei ne era al corrente, che il night club in questione funzionava da tanto tempo in quel di Ponta Negra (nella foto il celebre quartiere di Natal, ndr): e pur non ospitando orsoline era oggetto solo di periodici blitz, che lasciavano ovviamente tutto come prima.
Ma gli aspetti gravi sono il rifiuto di concedere la libertá nell’attesa del processo, molto spesso concessa agli assassini, e soprattutto l’entitá della pena loro inflitta. Dato che in Brasile come in Italia chi uccide la propria madre la frigge in padella e se la mangia (mi scusi l’ironia, ma in certi momenti serve anche quella), viene condannato, se gli va male, a trenta anni circa.
Non a cinquantasei. Ritengo assolutamente giusta la strategia processuale dell’avvocato Mario Russo Frattasi, quella di “puntare” e sulle condizioni inumane di detenzione e sulla sostanziale assenza del contradditorio nel corso del giudizio di primo grado. Dal mondo politico dovrebbe invece venire l’input affinché l’Italia assuma una dura posizione diplomatica ufficiale nei confronti del governo di Brasília.
E anche se questo ripetesse la litania sull’autonomia della magistratura dal potere esecutivo si tratterebbe di certo di un passo avanti verso l’auspicabile soluzione della vicenda; e se non altro ció imporrebbe alle nostre autoritá diplomatiche e consolari di esercitare le mansioni per cui sono lautamente pagate.
Voglio concludere questa mia prolissa risposta, cara signora, non solo esprimendo alla sua e alle altre famiglie dei convolti la mia umana vicinanza. (E le assicuro non é una formula vuota, dato che personalmente mi indigna l’indifferenza di molti addetti ai lavori verso quello che piú che un sequestro definirei un atto di sadismo).
Sarebbe troppo poco. Le assicuro invece che seguiró il caso, e che saró personalmente disponibile ad iniziative informative, magari concordate con l’avvocato Russo Frattasi, con cui giá sono in contatto. E che soprattutto non molleró, perché lasciarli soli adesso sarebbe covardia.
«CIAO SONO LA MOGLIE DI GIUSEPPE AMMIRABILE UNO DEI DUE CONDANNATO A 56 ANNI 9 MESI E 21 GIORNI SONO TUTTI INNOCENTI.
SU 14 ARRESTI IL 02/11/2005 DOPO DIECI GIORNI TUTTI E 8 I BRASILIANI SONO STATI RILASCIATI E RISPONDONO AL PROCESSO IN LIBERTA’ (alcuni brasiliani sono stati condannati a pene superiori rispetto agli italiani)
LA RISPOSTA ALLE NOSTRE RICHIESTE DI INTERVENTO SONO:
LO STATO BRASILIANO E’ SOVRANO
COSA SIGNIFICA? CHE POSSONO TRANQUILLAMENTE ARRESTARE CHIUNQUE MONTANDO FALSI PROCESSI ????
PER QUANTO MI RIGUARDA QUESTI SEI ITALIANI NON SONO ARRESTATI MA SEQUESTRATI.
SE POTETE AIUTARMI FATELO
SIAMO DISPERATI E LOTTIAMO CONTRO UN MURO DI GOMMA
QUESTE SONO LE PAROLA DEI SEI ITALIANI I QUALI HANNO INIZIATO LO SCIOPERO DELLA FAME GIA’ DA 15 GIORNI
GIULIANA».
(Francesco Giappichini).

