La parola a Paolo Manzo
L’articolo che oggi vi presentiamo, tratto da Panorama.it, tratta di una curiosa e lodevole iniziativa presa al fine di arginare il triste fenomeno della violenza delle forze dell’ordine brasiliane. É completissimo, e non richiede quindi nostri ulteriori approfondimenti o spiegazioni.
Ci preme invece parlare di chi l’ha scritto, Paolo Manzo, autore tra l’altro del
saggio “Lula, il presidente dei poveri. Un ex operaio alla guida del Brasile”, edito dalla Baldini Castoldi Dalai. Mi fa personalmente piacere che lo storico protagonista del portale Vita non profit magazine sia andato a sfruttare le sue indubbie competenze anche presso il pubblico generalista della nota testata di Cologno Monzese.
Noi su Brasiliando e Manzo sul blog di Panorama tratteremo forse, a volte, di analoghi argomenti; mi pare infatti che abbia avuto ordine di seguire l’America latina, ed in particolare il Brasile, su cui é ferratissimo. Ma son convinto che il nostro nuovo collega blogger non fará che contribuire alla conoscenza del Brasile in Italia, favorendo, pur indirettamente, anche l’interesse verso il nostro progetto.
Auguri quindi a Paolo, che anziché concorrente considereremo un nostro immaginario e virtuale collaboratore.
«Polizia brasiliana troppo violenta? Parte il corso di “buone maniere”
6979 persone sono state uccise dal 2002 dal 2005 nelle città brasiliane di Rio de Janeiro e di San Paolo. Una cifra da brivido, ancora più impressionante se si pensa che a commetterli non è stata la criminalità comune ma i corpi di polizia delle due metropoli, ovvero Rio e San Paolo.
Che a questo punto sono stati costretti a fermarsi e a tornare sui banchi di scuola. Non solo per imparare le buone maniere ma per qualcosa di più profondo. Rieducarsi al valore dei diritti umani e al rispetto dei cittadini, anche se criminali. Del resto, il III° studio sui diritti umani in Brasile, condotto dal Centro per gli studi sulla Violenza dell’Università di San Paolo era stato chiaro nell’alzare l’indice contro la polizia.
Oltre agli omicidi, di cui il rapporto forniva cifre e dettagli, i poliziotti secondo le denunce ricevute si erano resi colpevoli anche di numerosi casi di tortura, 128 denunciati nel solo stato di Minas Gerais tra il 2004 e il 2005. È dunque arrivato il momento di un segnale forte, come ha dichiarato Ricardo Balestreri, ex presidente di Amnesty International in Brasile e incaricato di curare il corso di “buone maniere” alla polizia brasiliana.
E il segnale forte ha significato tornare sui banchi di scuola, aprendosi ad una formazione centrata sui diritti umani che non dimentichi comunque il valore della sicurezza. L’università di Brasilia ha messo a disposizione classi, banchi e lavagne per una formazione continua che vedrà impegnati almeno 1600 poliziotti e che si allargherà presto ad altre Università del Paese.
I corsi, spiega Balestrieri, che nel progetto crede moltissimo per la sicurezza e lo sviluppo dell’intero Brasile, riguarderanno l’uso di tattiche non violente, i diritti delle minoranze e dei criminali sospettati ma tratteranno anche di sociologia e psicologia. Perché la cultura, se ben padroneggiata, può spingersi laddove le mani e le pistole arrivano solo superficialmente.
Non tutti i poliziotti, però, hanno accettato con gioia l’invito a tornare sui banchi di scuola. “Qui fuori c’è la guerra”, dichiara uno di loro, “voglio proprio vedere come se la caverebbe la polizia canadese in un conflitto a fuoco di trafficanti di droga armati fino ai denti”. E il pensiero va al massacro del maggio 2006, quando la polizia di San Paolo eliminò a colpi di pistola un centinaio di persone.
Che però erano solo sospettate di avere legami con la criminalità organizzata».
(Francesco Giappichini).

