Ma sono ladri questi brasiliani?
Un ennesimo scandalo di corruzione sta travolgendo il governo Lula e piú in generale la politica brasiliana. Questa volta sono rimasti coinvolti, tra i personaggi piú in vista, il giá dimessosi Ministro dell’Energia Rondeau, in quota Pmdb e vicino a Sarney, il Governatore del Maranhão Jackson Lago, del Pdt, e l’ex Governatore dello stesso Stato José Reinaldo Tavares, del Psb.
Molti, tra cui Lago e Tavares, hanno letto gli eventi come la grande vendetta dell’ancora potente clan Sarney, che dopo varie decadi di coronelismo é stato spodestato pochi mesi fa dalla guida del Maranhão. In effetti Lago e Tavares sono storici nemici dell’ex presidente della Repubblica José Sarney, e si sussurra che questi, pur di vendicarsi, abbia sacrificato un proprio uomo, l’ex ministro Rondeau.
Ma di queste vicende potrete leggere con maggior dovizia di particolari nella cronaca del portale elvetico Swisspolitics.org, che sotto riportiamo. A noi interessa solo chiederci e chiedervi se sia vero, come viene ventilato da molti, che il Brasile sia uno dei campioni mondiali di corruzione.
E la mia personalissima risposta é di segno positivo. Soprattutto perché in Brasile i soldi fanno veramente la differenza, molto piú che in Europa, e l’averne pochi, il giusto, oppure molti, ha enorme incidenza sul tenore di vita della persona. Le cause sono soprattutto macro e microeconomiche, ma non solo.
Le enormi disparitá sociali, servizi pubblici alla deriva, la privatizzazione di scuola e sanitá, la mano d’opera a basso prezzo, un costo del denaro tra i piú alti della Terra (che favorisce le rendite e penalizza la produttivitá), una legislazione facilmente aggirabile col famoso jeitinho, un clima “sorridente”, rapporti sociali aperti e spontanei, rendono il denaro, non necessariamente moltissimo, capace di rivoluzionare la quotidianitá del cittadino.
E questo fa di tutto…
«Brasile: ministro si dimette, scandalo si estende
Lo “scandalo del coltello a serramanico” si estende a macchia d’olio a Brasilia e in vari Stati del Brasile. Il ministro dell’Energia si è dimesso, e risultano coinvolti più o meno direttamente quattro governatori di Stati, un ex governatore, un senatore, due deputati alcuni sindaci e varie altre personalità di spicco della politica Brasiliana.
Il ministro Silas Rondeau ha presentato ufficialmente le dimissioni ieri (le aveva offerte lunedì senza risultato), e questa volta il presidente Luiz Iñacio Lula da Silva le ha accettate, specificando che aspetterà “che il polverone s’abbassi” per nominare un sostituto.
Rondeau era in carica da appena due mesi e sostituiva al ministero Dilma Rousseff, la potentissima eminenza grigia del governo Lula, oggi capo gabinetto di Brasilia. Rondeau è la prima vittima diretta dello scandalo che prende il nome dal codice usato dalla polizia federale per l’inchiesta, “Operacao Navalha” (Operazione coltello a serramanico).
Ma altre potrebbero seguire a breve termine. Tre governatori (tutti del Partido dos Trabalhadores, PT, di Lula) sono accusati dalla polizia federale di aver ricevuto mazzette (fino a circa 160mila franchi) attraverso collaboratori, per autorizzare stanziamenti di milioni di real a favore della Gautama, l’impresa di lavori pubblici al centro dello scandalo.
Un quarto (socialdemocratico, dell’opposizione) avrebbe autorizzato lavori pubblici in un appalto vinto dalla Gautama risultato fraudolento, ma non ci sono prove dirette del suo coinvolgimento. Il titolare della Gautama, Zuleido Veras, è in carcere (così come un deputato e altre 24 persone), ma gli osservatori politici ritengono che non vi rimarrà per molto: se decidesse di parlare (in cambio di uno sconto di pena) potrebbe far traballare buona parte dei governi di Stati del nordest brasiliano (in gran parte in mano al PT) e persino il Congresso di Brasilia.
Questa volta però sarà difficile mascherare la frode ai danni dell’erario pubblico, come è successo altre volte a Brasilia: nel solo stato del Maranhao, per esempio, la Gautama ha vinto l’appalto e ha ricevuto fondi per milioni di real per costruire 119 ponti, dei quali nessuno è poi stato realizzato.
Come ha detto ironicamente un deputato (che non ha voluto essere nominato) sul maggior quotidiano brasiliano, la Folha de S.Paulo, la Gautama era un’impresa di lavori pubblici con decine di faccendieri e nessun ingegnere».
(Francesco Giappichini).

