B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

L’Italia a spicchi, il Selvaggio e gli altri brasiliani

Come membro dei Cleveland Cavaliers della National Basketball Association, il cestista brasiliano Anderson Varejão (nella foto) disputerà da protagonista la finale della Eastern Conference della lega professionistica americana di basket. La serie contro i Detroit Pistons inizia questa sera.

Al contrario di alcuni suoi connazionali, molto amati in Italia per aver militato nella nostra Serie A, il giocatore di Espírito Santo da noi ha fama di “nemico”, per averci inferto una sconfitta. Ha vinto infatti l’Eurolega con il Barcellona nel 2003, battendo in finale la Benetton Treviso. Anche l’ellenico Zisis, quest’anno in forza alla squadra veneta, non deve averlo troppo in simpatia. Varejão gli ruppe la mandibola con una tremenda gomitata, durante Brasile-Grecia ai mondiali 2006 in Giappone.

A parziale somiglianza di quanto succede nel calcio, anche nella pallacanestro il legame Brasile-Italia esiste da tempo. I migliori atleti verdeoro, infatti, spesso sono venuti a giocare da noi. Ricordiamo, negli anni 70, il celeberrimo Marquinho, simbolo dell’epoca d’oro del basket a Genova. Una realtà oggi ridimensionata, dove recentemente è tuttavia arrivato il giovane baiano Claudio Negri. Indimenticabile, negli anni 80, il tandem Marcel-Israel a Fabriano. Una stagione (1988/89) anche per il playmaker Maury a Varese. A Marcelo Damião da Campinas, negli anni 90, il fatto di avere un nonno italiano consentì di vestire la maglia azzurra e vincere gli Europei 1999. Guilherme Giovannoni da Piracicaba, dopo aver giocato come naturalizzato a Biella e Treviso, è giunto quest’anno anno a Bologna, sponda-Virtus.

Infine, è d’obbligo ricordare il più grande di tutti, Oscar “Mano Santa” Schmidt, recordman mondiale dei punti segnati in carriera con 49.703. Per lui undici stagioni in Italia, tra Pavia e, soprattutto, Caserta. Nella città campana, dall’82 al 90 fu il trascinatore di tutto un movimento, una sorta di Maradona della palla a spicchi.

Oggi il livello del basket brasiliano è ulteriormente cresciuto e i migliori se ne ne vanno negli Stati Uniti, dove i professionisti garantiscono loro stipendi principeschi. Il monumentale Nenê, per la stagione appena conclusa, ha incassato dai Denver Nuggets un assegno di 10 milioni di dollari. La guizzante guardia Leandrinho Barbosa, ai Phoenix Suns, ne prenderà 34 da qui al 2012. Cifre da fare invidia ai colleghi calciatori. Anderson Varejão, quest’anno, si è dovuto “accontentare” di un milione, ma tra un mese diventerà “free agent”, cioè sarà libero di rinegoziare il proprio contratto anche con altre squadre. Cleveland dovrà notevolmente alzare la posta, se non vorrà perderlo.

La 24enne ala/centro, punto fermo della Seleção verdeoro, è tra i beniamini del pubblico della città dell’Ohio, che lo ha soprannominato “Wild thing” (letteralmente “Cosa selvaggia”) per il suo stile di gioco fisico e aggressivo. Ad ogni presentazione della squadra viene accolto in campo dalle note dell’omonima canzone, resa celebre da Jimi Hendrix. Anche il suo taglio di capelli viene considerato “selvaggio” e ha scatenato tra i tifosi la mania di portare parrucche che lo imitano, durante gli incontri casalinghi. Idolo delle ragazzine, il gigante di 2,10 metri di altezza per 104 chili di peso ha sfilato, un paio d’anni fa, pure sulle passerelle di São Paulo fashion week.

(A. Forni)

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