L’italiano a Bahia
Ieri, sul portale News Italia Press ed a firma di Max Bono, é uscito un interessante articolo dal titolo Italiani di Bahia, singolari, difficilmente identificabili. Si parla, ovviamente, degli italiani che risiedono nel ridente Stato brasiliano, argomento a cui anche Musibrasil ha dedicato alcuni servizi.
All’epoca il nostro portale aveva puntato il dito sul fatto che la terza cittá del Brasile, per di piú con un’ampia comunitá italiana, abbia solo un vice-consolato onorario; su questo tema torna anche l’articolo di Max Bono, prima di descriverci l’imperscrutabilitá, o presunta tale, di questo tipo indubbiamente sui generis di italiani emigrati all’estero.
Non ci resta che augurarvi una buona lettura della prima parte dell’articolo in questione.
«Gli italiani di Bahia sono senza dubbio una delle categorie di emigrati italiani più difficile da classificare in Brasile ed al mondo. Gli italiani di São Paolo, ad esempio, sono ben inseriti nel tessuto economico-sociale della città (alcuni sono imprenditori di successo).
Molti degli italiani di Rio de Janeiro hanno avuto un discreto successo negli affari. Inoltre a Rio la bellezza della città ha attratto molti italiani che, nostalgici di una vita ai tropici, hanno deciso di trasferirsi in Sudamerica nella “cidade maravilhosa” per godere in situazione di conforto del gruzzolo mezzo da parte.
Rio de Janeiro è con São Paolo, una città che offre di tutto in termini di benessere e di infrastrutture del mondo europeo. In più le spiagge di Copacabana e Ipanema sono indubbiamente luoghi che sono costantemente nei sogni degli italiani che lavorano in um clima plúmbeo (tipo Milano) o anche assolato (tipo Napoli).
È interessante notare il domínio italiano delle edicole, in particolar modo quello di origine calabrese a Copacabana. È vero, inoltre, che alcuni italiani di dubbia provenienza passano la vita in appartamenti di lusso che ricordano film del passato italiano.
Ma è sicuramente a Bahia e in particolare a Salvador che si incontrano gli italiani più singolari del Brasile, i più difficilmente identificabili. Influenzati dal mistero di questa città afro-brasiliana, gli ítalo-bahiani sembrano essere nascosti dallo stesso cono d’ombra che copre questa splendida città da decenni.
Qui a Salvador tutto è misterioso e affascinante, nessuno è chi dice di essere e nessuno dice chi realmente è. Gli italiani sono anch’essi coperti da questo alone di mistero, tipico delle strade pavimentate del Pelourinho, dove nell’ombra della notte escono figure ambigue e bellissime mulatte come in um film del mistero.
Ma chi sono e cosa fanno gli italiani qui a Salvador? Cominciamo dalla Casa d’Italia, posto obbligato per un italiano che viene a Bahia. Questo perchè qui si trova ospitato il vice-consolato onorario di Salvador de Bahia. Come la terza città del Brasile, con una grande comunità italiana, abbia solo un vice consolato onorario è uno dei misteri di Bahia (ma ce ne sono molti altri, come vedremo).
Basti dire che la canicola di Salvador può seriamente lasciare disidratato lo sventurato italiano costretto a stare nella fila sotto il sole bollente in attesa che il vice-consolato apra. Nella stessa Casa d’Italia troviamo una scuola di lingua di un italiano, Stefano Barbicinti, che ha lasciato l’Italia nel 1977 ed è apparso a Bahia.
Il rappresentante degli italiani a Salvador nel COMITES di Rio de Janeiro (questo perchè a Salvador non c’è un COMITES, nonostante la grande popolazione italiana) è un simpatico professionista di origine abruzzese, Antonio Iervese. Le istituzioni italiane a Bahia.
E le altre istituzioni italiane? I partiti politici, che stanno cercando di espandere la propria presenza all’estero per crescere la presenza parlamentare? Tentativi di creare una filiale dei DS a Salvador sono stati stroncati dal diktat del segretario político del Brasile Andréa Lanzi.
Qui in Brasile sembra che la ventata di riformismo dei partiti di sinistra non abbia attraversato l’Atlantico e il concetto di democrazia interna non esiste. Peggio ancora fanno i partiti di destra italiana, che praticamente non esistono a Bahia. E le Acli, i patronati, le altre istituzioni?
Con eccezione della UIL a Salvador non esistono, nè si prevede di crearli. In tempi di grande attenzione agli italiani all’estero, sembra una vera contraddizione che i partiti politici (sia di destra che di sinistra) abbiano dimenticato Bahia. Al tempo stesso però Bahia ha avuto un gesuita italiano, padre Clodoveo Piazza, come responsabile della Secretaria de Combate a Pobreza e as Desigualdades (per combattere la povertà) nel precedente governo dello Stato.
Si tratta sicuramente di una eccezione alla regola di non occupare ruoli pubblici assunti da membri della Chiesa cattolica. Al tempo stesso la ong di Piazza - che svolge un lavoro altamente meritório nella zona povera della Lapinha - era il punto di riferimento passato per l’attività italiana a Bahia».
(Francesco Giappichini).

