Il Brasile effimero di moda in Italia

Da quasi quattro anni Musibrasil si occupa di moda brasiliana e della diffusione dei marchi verdeoro in Italia, cercando di affrontare l’argomento in maniera disincantata, critica e propositiva, sottolineando i possibili aspetti deleteri del fenomeno-moda in generale e senza indugiare in sciocchi sensazionalismi verso una tendenza che, secondo noi, deve rimanere legata agli aspetti più frivoli e voluttuari del vivere.
Del Brasile fashion, dopo le riviste di settore e i magazine femminili, sembrano essersi accorti da qualche tempo anche i media generalisti. Come La Repubblica, che ieri ha dedicato un pezzo a Lilica Ripilica, griffe per l’infanzia del gruppo Marisol S.A., con 88 negozi in Brasile, ora sbarcata anche nel nostro Paese (nella foto, alcuni capi).
Il marchio, traduzione portoghese della parola “koala”, produce abiti e accessori, soprattutto per bambine. Il 12 aprile Lilica Ripilica ha presentato la propria collezione autunno-inverno nel corso della rassegna Flamboyant Fashion di Goiânia. In passerella, oltre a mini-modelle appartenenti a diversi gruppi razziali, una bimba affetta da sindrome di Down. Evitiamo di addentrarci nel terreno minato delle considerazioni sociologiche, anche se iniziative di questo tipo troveranno sempre chi scrive particolarmente scettico. Ci limitiamo a proporvi, di seguito, il testo dell’articolo di Repubblica dedicato a Lilica Ripilica, firmato da Enrico Maria Albamonte.
«Lilica Ripilica, il coala parla italiano
Il marchio brasiliano punta all’espansione in tutta l’Europa. E scommette su Milano.
Il Made in Brasil è sempre più agguerrito e punta a farsi strada in Europa e in special modo nel bel paese, anche nel settore della moda per bambini. Ne è un esempio il marchio Lilica Ripilica, un brand sgargiante e sbarazzino che veste le bambine di età compresa fra 0 e 10 anni lanciato nel 1991 dal gruppo brasiliano Marisol. Anche se il nome, un po’ bizzarro, è la traduzione in brasiliano del coala, animale simbolo e mascotte del brand tutto rosa, quest’ultimo, pur essendo realizzato e prodotto nella città brasiliana di Jaragua do Sul, è invece legato a doppio filo con il nostro paese. Non solo perché la famiglia Donini, proprietaria dell’azienda produttrice, ha radici italiane, ma anche perché una parte delle collezioni del marchio è disegnato da quattro stagioni a Torino da uno studio stilistico che proprio nello stivale sta anche vagliando nuovi possibili siti produttivi di una parte della linea, sbarcata in Italia a Napoli con il primo monomarca l’anno scorso.
- L’Italia è un mercato molto interessante e appetibile per Lilica Ripilica perché, pur essendo un mercato competitivo, è pur sempre un’ottima vetrina per la moda ma anche una sfida stimolante dato che un prodotto creativo come quello esuberante e colorato targato Lilica Ripilica ancora mancava nel panorama italiano della moda per bambini - spiega Sonia Imianowski che insieme al marito Claudio gestisce da Gallarate (Milano) l’espansione e l’immagine del brand nell’ambito della Marisol Europe, la filiale europea del gruppo che nel suo portafoglio marchi detiene anche il brand fashion di costumi da bagno e moda mare Rosa Cha. In attesa di debuttare nella prossima edizione di Pitti Bimbo a Firenze, in Italia Lilica Ripilica progetta un’espansione a macchia d’olio, cominciando da un secondo monomarca già aperto a Milano a Via Manzoni e una trentina di punti vendita multimarca dislocati in tutto lo stivale.
- Stiamo monitorando il mercato tricolore dove seguiremo due linee di espansione: da un lato i negozi monobrand, dall’altro gli shop multimarca che puntiamo a incrementare nell’ottica del nostro piano di internazionalizzazione del marchio -. Lilica Ripilica, che va già a gonfie vele in Spagna e Portogallo con prospettive di espansione anche in Germania e Francia, incide nell’ordine di 50 milioni di euro sul fatturato globale del gruppo Marisol, quotato a S. Paolo Bovespa dal 1976. Nel 2006 l’azienda ha globalmente messo a segno 210 milioni di euro, con la previsione di chiudere il 2007 con una crescita del 20%».
(A. Forni)

