L’italiano in Brasile

Dopo l’interessante contributo di ieri sulla vita della comunità brasiliana a Milano, oggi pubblichiamo volentieri un’intervista al Console Generale d’Italia a Rio de Janeiro, Ernesto Massimo Bellelli, apparsa qualche giorno fa sul sito dell’agenzia News Italia Press. La circoscrizione consolare di riferimento comprende gli Stati di Rio de Janeiro, Espírito Santo e Bahia. Nell’intervista, Bellelli parla dell’insegnamento della lingua italiana in Brasile e ricorda che nel Paese vivono circa 30 milioni tra nostri connazionali e, soprattutto, discendenti di italiani. Di seguito il testo.
«Signor Console, potrebbe farci una panoramica della situazione dello studio della lingua in Brasile e specificatamente nella sua area consolare?
Lo studio della lingua a livello del Brasile è molto differenziato a seconda delle aree geografiche e dell’urbanizzazione. In linea generale si può comunque dire che la maggiore diffusione è nelle regioni del sud dove maggiore è la percentuale di discendenti di italiani. Per quanto riguarda la circoscrizione consolare di Rio de Janeiro, che comprende gli Stati di Rio de Janeiro, di Espírito Santo, con capitale Vitória e di Bahia, con capitale Salvador, le realtà sono diverse e complesse. Geograficamente poi tra Rio e Salvador ci sono 1700 km, più che da Torino a Trapani. Emblematiche sono le realtà in particolare dell’Espírito Santo, stato in cui vi è la maggiore percentuale di discendenti di italiani in Brasile, e di Rio de Janeiro, che pur avendo una limitata presenza di discendenti ha un significativo numero di italiano e rappresenta ancora oggi la capitale culturale del paese. A Rio de Janeiro è presente un Istituto Italiano di Cultura, uno dei due in Brasile (l’altro è a San Paolo) e nel Consolato opera un Ufficio Scuole e Corsi, dove presta servizio un Dirigente Scolastico di ruolo inviato dell’Italia, che si occupa essenzialmente dei corsi e delle iniziative di promozione della lingua e della cultura italiana in tutta la circoscrizione previste dalla legge 153/71. Nella circoscrizione i corsi di lingue sono gestiti da quattro enti di diritto privato, che ricevono un contributo annuale dal Ministero degli Affari Esteri. Tali enti, oltre alle risorse ministeriali, sono tenuti a reperire risorse proprie. Essi sono: l’A.C.I.B. (Associazione Culturale Italo-Brasiliana che opera a Rio de Janeiro ed organizza diversi corsi sia in città che nello Stato), l’A.L.C.I.E.S. (Associazione di Lingua e Cultura Italiana che opera a Vitoria con corsi nella capitale e nello Stato), ITALIA AMICA e la DANTE ALIGHIERI (che operano a Salvador: la prima organizza principalmente corsi per adulti mentre la seconda ha corsi diversificati). A Vitória e a Salvador sono poi presenti due lettori di italiano inviati dal ministero, che operano rispettivamente presso l’Ufes (Università Federale dell’Espírito Santo) e l’UFBA (Università Federale di Bahia). Essi hanno un ruolo molto importante nella promozione dell’italiano, lo insegnano e lavorano con i docenti locali nei Dipartimenti di Lingue e Lettere delle Università e curano i rapporti con le autorità accademiche. A Rio de Janeiro, pur essendo attivi vari insegnamenti d’italiano presso le università non è stato ancora possibile ottenere l’invio di un lettore di ruolo italiano. La nostra lingua è tuttavia ben presente nelle tre università carioca, alla Federale, alla Statale e alla Fluminense con numerosi insegnanti locali. Per controbilanciare parzialmente la mancanza di un lettore si è ottenuta l’assicurazione di un congruo numero di borse di studio, in particolare dall’Universita’ per stranieri di Siena, per garantire almeno l’aggiornamento in Italia degli insegnanti locali Devo poi segnalare che recentemente ha iniziato la sua attività nell’interno dello Stato di Rio un comitato della Dante Alighieri, a Nuova Friburgo, a circa 180 km dalla capitale. Esistono poi, sia a Rio de Janeiro che in altri centri, iniziative di privati, quali il Nucleo di Cultura Italiana a Valença; i corsi dell’AIBAC a Nuova Friburgo, e numerosi corsi organizzati da scuole che organizzano corsi di lingue straniere ed offrono l’opzione dell’italiano e sono più o meno seguiti e più o meno validi. Ad essi si aggiungono corsi specifici quali ad es. corsi per magistrati ed operatori di diritto presso il tribunale di Rio de Janeiro, corsi per la polizia turistica , corsi organizzati da aziende italiane per i propri dipendenti, ecc. Non esistono invece nella Circoscrizione scuole italiane, statali, paritarie o legalmente riconosciute. Le uniche due scuole, paritarie, esistenti in Brasile sono a Belo Horizonte (la Fondazione Torino) e a San Paolo (la Eugenio Montale). Per quanto riguarda il citato Istituto di Cultura, questi anche organizza corsi di italiano, che godono di indubbio successo, ma le caratteristiche dei corsi e la necessità per l’Istituto di cultura di crearsi entrate accessorie, fa si che non coinvolgono le scuole locali.
Dove e come la lingua italiana è inserita nelle scuole locali?
Emblematico è il processo di diffusione delle lingua nell’Stato dell’Espírito Santo per capire come essa viene inserita nelle scuole. In tale Stato, grazie all’opera di sensibilizzazione avviata localmente dalla comunità italiana e dall’ente gestore ALCIES, nel 2004, in concomitanza con le celebrazioni del 130° anniversario dell’arrivo dei primi emigranti, è stato possibile firmare nel dicembre 2005 un accordo tra il Consolato Generale di Rio de Janeiro e il Governo dello Stato dell’Espírito Santo alla presenza anche dell’Ambasciatore Michele Valensise oltre che la mia. Obiettivo di questa intesa era l’introduzione dell’italiano come seconda lingua straniera nei programmi scolastici delle scuole statali dell’obbligo, creando un quadro giuridico di riferimento per la diffusione della lingua italiana. Questo accordo, ha creato tra l’altro le condizioni per altre intese a livello locale con i Comuni di Vila Velha (firmato il 2 dicembre 2005) e di Santa Teresa (firmato il 9 marzo 2007), per introdurre la lingua italiana inizialmente a livello sperimentale in alcune scuole municipali e con l’obiettivo di introdurla in tutte le scuole dei due comuni nell’anno scolastico 2008. Attualmente sulla base di diversi accordi è stato possibile attivare corsi a: - Vila Velha, (per l’insegnamento dell’italiano quale lingua etnica): vi sono circa 200 alunni,dati non definitivi; Santa Teresa (intesa firmata con il Comune e legge municipale per l’italiano lingua etnica): 118 alunni inseriti; Alfredo Chaves: 257 alunni integrati, Vargem Alta : 975 alunni integrati; Venda Nova: circa 290 alunni, ma i dati non sono definitivi); Cachoeiro: 69 alunni inseriti; Castelo: 542 alunni integrati. Gli alunni delle scuole pubbliche sono 1961, un aumento significativo rispetto ai 1726 alunni iniziali del 2006. Per quanto riguarda Rio de Janeiro abbiamo attualmente, curati dall’ACIB, 665 alunni presso la scuola municipale Italia, 1089 alla scuola municipale XXV aprile, 1083 alla scuola municipale Pio X e 62 alla Paulo VI. Secondo la distinzione del Mae i corsi integrati sono quelli che fanno parte regolare del curriculum della scuola e quindi gli studenti sono valutati con un voto che va sulla pagella; i corsi inseriti sono corsi che fanno parte dell’orario della scuola, ma senza valutazione.
Sono in elaborazione nuovi accordi che prevedono nuovi inserimenti dell’italiano nelle scuole locali brasiliane?
Sono state recentemente avviate conversazioni con la municipalità di Rio de Janeiro per una maggiore diffusione dell’italiano. In una prima fase si intenderebbe portare la lingua in istituti che hanno nome italiano(es. Scuola Roma, Castelnuovo ecc.). L’elaborazione di accordi è comunque sempre in corso, nel senso che gli enti gestori e il Consolato sono sempre attenti alle manifestazioni d’interesse verso la nostra lingua da parte delle autorità locali. A volte problematiche locali ostacolano la conclusione di accordi (es. segretario dell’istruzione o sindaco poco sensibili, elezioni, cambiamento di maggioranze politiche) in altri casi vi sono difficoltà oggettive legate al reperimento localmente di docenti della nostra lingua.
Quale ruolo ha avuto il Consolato nella realizzazione di tutti questi accordi?
Il ruolo del Console e del Consolato è stato ed è di stimolare, promuovere, accompagnare ed indirizzare le iniziative e le procedure che poi portano alla firma dell’accordo. In alcuni casi di portare la questione al massimo livello sollecitando interventi politici per raggiungere soluzioni positive e, se necessario, risolvere le questioni burocratiche. Un importante ruolo in molti casi e’ svolto anche dagli Enti Gestori. Di solito l’accordo, infatti, è firmato a tre: dal Presidente dell’Ente, dal Consolato e dalla parte brasiliana. All’azione preparatoria del Consolato segue poi quella di vigilanza, monitoraggio, assistenza e consulenza, per tutta la durata dell’accordo, per giungere poi al suo rinnovo. Lo stesso ente gestore è poi, in base alla normativa ed alle indicazioni del Ministero degli Esteri, sottoposto alla vigilanza del Consolato.
Quanto si deve alle locali associazioni italiane e a quali in particolare?
Le situazioni più espressive sono nell’Espírito Santo(ALCIES) e a Rio de Janeiro(ACIB), non perché le altre realtà non siano efficienti o valide ma si trovano in contesti locali meno favorevoli. Questi enti hanno un ruolo fondamentale e sostanziale, non solo perché sono uno dei firmatari degli accordi, ma soprattutto perché sono radicate nel territorio, conoscono le problematiche della comunità italiana, hanno presenti le loro esigenze e hanno la possibilità di contatti con le autorità locali molto più facili, sia informali che formali, di quanto può averne il Consolato, anche perché distante centinaia se non migliaia di chilometri dai centri di azione degli enti stessi. Inoltre, l’azione degli enti prosegue tutto l’anno con l’attività didattica, con la formazione dei docenti, con l’azione promozionale della nostra lingua e della nostra cultura. A Rio de Janeiro, ad esempio, l’ACIB gode di una consolidata posizione ed ha attivato corsi sia presso scuole locali che corsi per adulti. L’Alcies di Vitória da parte sua è riuscita, operando agilmente ed efficacemente nell’interno dello Stato, a raggiungere centri e comunità non altrimenti raggiungibili dall’azione culturale di altre istituzioni. Tali enti sono poi in grado di muoversi con flessibilità, adattandosi alle condizioni locali, offrono materiale didattico e si occupano della formazione degli insegnanti. Un problema ed un ostacolo continua comunque ad essere quello della formazione di professori qualificati da inserire nelle scuole pubbliche, dato che i Dipartimenti di Lettere delle locali Università non sono ancora in grado di offrire un corso di laurea in italiano. Da tantissime parti si ricevono continue e pressanti richieste dalle comunità, richieste che gli enti non sono in grado di soddisfare dal momento che le Università non preparano gli insegnanti che il mercato richiede.
È corretto dire che il Brasile è area privilegiata nell’inserimento della lingua italiana nelle scuole locali?
Lo potrebbe essere, considerando che, secondo una recente ricerca della Caritas, sarebbero 30 milioni in Brasile i discendenti degli immigrati italiani. Se poi si guarda alla diffusione delle lingua sul territorio la presenza di stati con percentuali di discendenti elevate o elevatissime(l’Espírito Santo con il 71% della popolazione di discendenti o tutti gli stati del sud con percentuali sopra al 30%) costituiscono un fondamentale presupposto per la diffusione dell’italiano. Per innescare tale processo e’ importante stimolare le comunità locali facendo partire dalle stesse tali richieste che troverebbero di conseguenza una naturale comprensione dalle amministrazioni pubbliche brasiliane. Da parte sua è importante che anche l’Italia sostenga tale processo e le nuove iniziative con l’invio di materiale didattico e audiovisivo e con l’aggiornamento e la formazione dei docenti locali a prezzi sostenibili per le istituzioni ed associazioni locali. Quindi la necessità di una coscienza linguistica e convinte politiche linguistico -culturali da parte dell’Italia (favorirebbe in tal senso una politica più attiva nel settore audiovisivo e da parte di Rai International) se vogliamo ridurre il divario che c’è tra l’italiano e le lingue di altri paesi europei. Dopo l’inglese, lo spagnolo, grazie anche allo sviluppo del Mercosul, si è negli ultimi anni aperto uno spazio sempre maggiore mentre altre lingue, quali il francese e il tedesco, sono formidabili concorrenti, anche perché sostenuti da politiche culturali concrete. I francesi, ad esempio, presenti praticamente in tutto il Brasile, a Rio de Janeiro hanno una posizione tradizionalmente molto forte e sono molto attivi e non risparmiano risorse. Se ben si guarda, però, i successi raggiunti finora dagli enti gestori e le potenzialità per la lingua inducono a continuare ad operare nella direzione della diffusione e della promozione della nostra lingua.
Da cosa deriva questa forza dell’italiano in Brasile?
Indubbiamente la presenza della comunità di discendenti e la curiosità di molti di essi di riscoprire la cultura e le origini, di viaggiare nel nostro paese, costituiscono elementi importanti. Ma importanti sono anche i legami di affari, i rapporti economici con l’Italia e il fascino ed interesse che da sempre esiste per l’Italia e la nostra cultura in tutti i suoi aspetti. L’insegnamento della lingua è solo uno degli aspetti che viaggiano insieme ed accanto alla promozione della nostra cultura e del nostro modo di vivere che trovano promozione in mille aspetti, dal successo della nostra moda e design…al successo delle Ferrari, ed influenzano ed inducono ad avvicinarsi al nostro paese in particolare un popolo aperto a conoscere come quello brasiliano. Bisogna in sostanza solo far emergere questa forza insita di ricerca e curiosità verso l’Italia e l’italiano e lavorare di conseguenza. La domanda di Italia è alta e l’italiano ha una sua forza tutta sua, quella di un Paese la cui importanza nel contesto della cultura e del mondo occidentale è incontestabile.
Perchè i brasiliani studiano l’italiano? per cultura? per business? per quali altri motivi?
Indicativa in tal senso è un’analisi delle motivazioni recentemente fatta in Espírito Santo che rappresenta in percentuale la maggior concentrazione di oriundi italiani dell’America Latina (circa il 71% dei 3 milioni di abitanti): ci sono circa 10.000 persone iscritte all’ AIRE e altrettante in attesa di ottenere la cittadinanza italiana, i rapporti commerciali e personali con l’Italia sono diventati molto frequenti ed è cambiato anche il profilo dei nostri alunni. La media degli utenti dei corsi dell’Ente Gestore locale, l’Alcies, è rappresentata da giovani dai 18 ai 35 anni che vogliono studiare l’italiano per motivi culturali o professionali. Sono utenti molto più esigenti, anche perché nella maggior parte dei casi l’italiano è la loro terza lingua straniera, dopo l’inglese e lo spagnolo. Aumentano anche i liberi professionisti laureati in medicina e in giurisprudenza che vogliono imparare l’italiano per motivi professionali. Sono questi alunni che richiedono sempre più spesso corsi di italiano intensivo e di microlingue. Questa situazione è la regola a Vitória, la capitale, ma si sta verificando anche nelle cittadine di provincia. Inoltre ci sono gli adolescenti, che vogliono studiare l’italiano per aumentare le possibilità di lavoro nel campo dell’esportazione del granito e del caffé o perché sperano di vincere una borsa di studio per fare uno stage in Italia con la Regione d’origine. Dopo 130 anni siamo ormai arrivati alla quinta generazione e riteniamo fondamentale investire nella scuola primaria, perché i bambini dai 10 ai 14 anni riscoprano a scuola le loro radici ed apprendano le nozioni di base della lingua italiana. Le stesse caratteristiche si trovano anche negli altri due Stati della Circoscrizione, tenendo conto delle diverse caratteristiche locali.
Ci può precisare quali accordi esistono a livello di governi locali brasiliani e governo federale brasiliano con il governo italiano per favorire la diffusione e l’inserimento nelle scuole locali dell’Italiano?
Oltre ad un accordo stipulato da questo Consolato Generale con il Governo dell’Espirito Santo nel dicembre 2005, vi sono accordi negli Stati di Santa Catarina, del Paraná e di San Paolo. A livello federale esiste poi un accordo culturale, con il relativo programma esecutivo, tra l’Italia e il Governo brasiliano, che risale al 1997 e dovrebbe costituire il quadro di riferimento. Su tale versante si potrebbe forse cercare di operare maggiormente in quanto tale accordo potrebbe permettere di affrontare la questione della lingua italiana, la presenza della nostra lingua nelle scuole e nelle università, la questione del riconoscimento della certificazione della lingua italiana come lingua straniera rilasciata da istituzioni italiane».
(A. Forni)

