Libération, un’inchiesta fatta male
Lo dico subito, a me Libération, il giornale della gauche francese, piace. Sará perché ne comprai qualche copia per una ricerca nella lontana estate del ’94, proprio all’epoca del genocidio in Rwanda. Cosí adesso, per puro caso, mi trovo ad avere un’eccezionale documentazione cartacea su quei tragici eventi.
Peró l’inchiesta sulla vita brasiliana di Cesare Battisti, che riportiamo nella cronaca de Il Velino, fa acqua da ogni parte. Insomma accreditano l’idea che uno straniero un po’ manesco e turbolento possa, per il solo fatto d’esser tale, dare origine, udite udite, a pedinamenti e intercettazioni.
Suvvia… Arricchendo poi il tutto col tradimento della morosa, che guarda un po’ si mette a collaborare con la polizia! Ma poi a collaborare per cosa? Eventualmente sarebbe bastata una denuncia fatta bene per provocare un blitz della Polizia militare, ben lieta di mettere le mani su un gringo, che magari avrebbe anche potuto “aggiustare la cosa” con un bel… contributo volontario.
Oppure avrebbe potuto denunciare alla Polizia federale la presenza, presumibilmente irregolare, del prode Michel Manuel. Invece il celebre foglio transalpino si beve la storia che un semplice litigio turbolento abbia potuto dare il la ai pedinamenti; come se a Rio i litigi turbolenti mancassero del tutto.
Con tutte le migliaia e migliaia di puttanieri, ubriaconi, travestiti, criminali, favelado, profughi d’ogni risma, ed espatriati d’ogni colore… vanno a pedinare e intercettare un attempato francese turbolento, che guarda un po’ é proprio il Battisti.
Suvvia. Forse avrebbero fatto meglio a leggersi quanto scriveva del Brasile Beppe Severgnini qualche anno fa: «Da queste parti [in Brasile] gli stranieri cercano svolte, catarsi, rifugio, oblio, ripartenze. Il luogo è morbido e magico, e offre familiarità esotica (la lingua e i ricordi sono europei, le novità americane), insieme a “una gestione teutonica del piacere” (cito Cotroneo).
Se questo Paese dovesse tassare le crisi esistenziali dei nuovi arrivati, risolverebbe il problema del debito estero». A questo punto non resta che invitarvi a leggere la cronaca cui abbiamo fatto cenno.
«Nei rapporti della polizia si legge che Battisti, pur essendo entrato illegalmente in Brasile, ha condotto una vita tutt’altro che clandestina. “Usciva regolarmente - spiega, intervistato, il commissario Wanderley Martins - e pagava l’affitto sotto il falso nome di Michel Manuel”.
Nessun problema, dunque, fino a quando, sempre secondo quanto riferisce la polizia brasiliana, il rapporto tra Battisti e la sua compagna Joyce Passos ha cominciato a deteriorarsi, tanto che le due portinaie che si alternavano nella guardiola del suo stabile hanno entrambe riferito di violente e costanti liti, “seguite spesso da aggressioni fisiche”.
Allertata dalle due, la polizia avrebbe dunque cominciato a pedinare e intercettare Battisti, contando sulla collaborazione attiva della ragazza, che si sarebbe protratta per diversi mesi, prima dell’arresto. La polizia, riferisce ancora Libération, è ora intenta ad appurare se Battisti disponesse nel paese sudamericano di “una rete di sostegno, senza la quale non avrebbe potuto sopravvivere”».
(Francesco Giappichini).

