Lula, un’occasione mancata
Finalmente, dopo un’attesa da record, il presidente Lula ha designato tutti i ministri che lo coadiuveranno nel corso del suo secondo mandato. Ne ha nominati circa due a settimana, nel bel mezzo dei soliti giochi politici e di potere. Insomma ha dato il via a una vera novela, con buona pace dei giornalisti, che avrebbero gradito molto piú una riforma unica e fatta tutta insieme, su cui magari farei il titolone del proprio giornale.
Tralasciando qualsiasi analisi dettagliata sulle prospettive del futuro governo mi pare che Lula abbia, francamente, sbagliato.
Essenzialmente perché la politica vuole i propri riti. Certo, i riti si possono anche cambiare, e periodicamente debbono essee cambiati. Ma servono. Cosa sarebbero i partiti senza il rito del simbolo, del congresso, del leader? Chi sarebbe Hugo Chávez senza il basco rosso da paracadutista, o Fidel Castro senza la divisa verde-oliva, o Berlusconi senza… il berlusconismo?
Avrei personalmente preferito che il primo gennaio tutti i nuovi ministri si fossero presentati in forma solenne, “tutti belli incravattati” e freschi d’una bella doccia rinfrescante. Oppure anziché la cravatta potevano anche indossare la t-shirt dei Sem terra, nessun problema, ma la solennitá dell’evento anadava rispettata.
Caro Lula, hai preso quasi sessanta milioni di voti? Ed allora il primo dell’anno avresti dovuto presentarti con la tua squadra al completo ed assumere il mandato di fronte alla Nazione. S’é assistito invece solo ad un confuso mercanteggiare tra partiti della coalizione, cosa peraltro obbligata e legittima, ma da sé sola insufficiente.
Il consenso si conserva anche in questo modo e guai a pensare di averlo per diritto divino. Men che meno in Brasile, ove gli elettori lulisti “senza né né senza ma” non superano un terzo dell’elettorato, e dove il Pt ha ottenuto, nelle elezioni per la Camera, solo il quindici per cento.
In definitiva, ne siamo convinti, un’occasione mancata.
(Francesco Giappichini).

