B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Lettera aperta a Cesare

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Caro Cesare,
dopo il bailamme mediatico, sopra tutto italiano, relativo al tuo arresto, mi viene voglia di chiederti: «Ma dovevi bazzicare proprio a Copacabana, di fronte agli hotel piú lussuosi di Rio?». A meno che tu non abbia resistito alla tentazione di sfidarli, ed in questi caso… saresti perdonato. E pensare che l’idea di aver scelto proprio il Brasile, per la fuga, era senz’altro ottima: una polizia locale truculenta quanto incapace, servizi segreti brasiliani con tutt’altro a cui pensare, ed in piú gelosissimi della propria sovranitá.

Quindi, al di fuori d’ogni metafora, poco propensi ad aprire le porte alle “avventure professionali” degli agenti italiani e francesi; sicuramente molto piú preparati dei colleghi d’oltre Atlantico, ma che senza lo stretto supporto della polizia locale sono poco piú che “babbei in vacanza-premio”.

Magari la cosa piú difficile era entrare nel Paese col passaporto falso ed essere in possesso di falsa documentazione, ma in questo caso hai superato brillantemente la prova. A quanto si dice l’errore grave dovresti averlo fatto con le telefonate e gli sms ai tuoi amici europei.

Molto meglio usare e-mail fittizie, chat e similari: oggi la tecnologia offre queste possibilitá; tanto piú che in Brasile puoi andare in Internet point senza bisogno alcuno di identificarti. Ma anche una volta che hanno saputo che ti trovavi in Brasile potevi farcela lo stesso. Sí, lo so ti mancavano i soldi. E complimenti, l’idea di riceverli in contanti é stata ottima! L’ideale peró sarebbe stato affidarti a qualcuno piú dinamico d’una signora ultracinquantenne, che magari non t’incontrasse a Copacabana, ma in un barzinho di qualche quartiere periferico.

E solo dopo aver fatto perdere le tracce. Sai, pedinare, anche se chi non é del ramo generalmente é convinto del contrario, non é affatto facile. A questo punto ti saluto e ti manifesto la mia personalissima solidarietá, convinto come sono, e per fortuna non sono l’unico, che la pena non debba funzione afflittiva e punitiva, ma solo rieducativa o al piú volta al “contenimento” di chi é socialmente pericoloso. E questo non é il tuo caso.
Tanti auguri e speriamo in Gabeira,
Francesco.

(Francesco Giappichini).

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