Etanolo, ecco le voci contro

Mentre da molte parti si esalta il ruolo dell’etanolo come fonte d’energia del futuro il blog Petrolio – uno sguardo dal picco, di certo una delle voci piú attente alla realtá energetica italiana e mondiale, cerca di sottolineare i rischi che il suo impiego su larga scala puó comportare.
Ed ovviamente le analisi hanno posto al centro proprio il Brasile che, assieme agli Stati Uniti, produce la grande maggioranza di codesto combustibile. Questo boom dell’álcool brasiliano – si osserva – puó far aumentare il prezzo di mais, soia e canna da zucchero, da cui é prodotto, con buona pace cosí di chi in Brasile fa ancora la fame.
E soprattutto puó favorire il disboscamento amazzonico, invero mai arrestatosi. Ma non é tutto: una produzione su larga scala di queste colture potrebbe anche rendere nei fatti incontenibile lo sfruttamento della mano d’opera nelle relative piantagioni. E il lavoro schiavo, da retaggio del passato feudale, potrebbe diventare la vera piaga dell’incerto futuro energetico brasiliano.
Del resto preoccupazioni in tal senso sono state espresse recentemente sia dal teologo Leonardo Boff che dal convalescente Fidel Castro. Questi ha infatti sottolineato in un’intervista radiofonica: «L´idea di usare il cibo per produrre combustibile è tragica, drammatica».
A questo punto vi rimandiamo agli interessanti messaggi del suddetto Blog.
«Molto si è parlato negli ultimi giorni della visita latinoamericana di Bush. Non un ospite graditissimo, peraltro. Importante la sosta in Brasile, dove con Lula si è discusso (e ci si è accordati) sull’etanolo. I brasiliani sono entusiasti del biocarburante, di cui il loro Paese è stato pioniere.
Stanno comprando come matti le nuove auto flex-fuel , che possono andare sia ad alcool che a benzina. Ma come più volte ricordato proprio su questo blog, dar da mangiare alle auto significa non dar da mangiare ai cristiani: e infatti c’è un’altra vasta parte della popolazione brasiliana che non gradisce vedere il prezzo del mais, di cui si nutrono, salire ad oltranza per la richiesta di etanolo da parte degli USA oltre che per la domanda interna.
Siamo alla battaglia del grano? Non ancora, ma ci arriveremo presto. Anche perché non sono solo le distese agricole ad essere minacciate dalla nuova biocarburanti-mania, ma anche la foresta pluviale. Gli “angeli con la motosega” si sono accorti che le piantagioni di soia con cui vanno sostituendo la foresta sono ottime per produrre etanolo, e quindi giù a tagliare.
L’Amazzonia è grande, in fin dei conti, chissà quanti SUV potrebbe alimentare.Forse dovremmo fare tutti come in Guatemala : dove è passato Bush, sono intervenuti gli sciamani per purificare i luoghi archeologici dagli spiriti maligni. L’etanolo, ora osannato, diventerà presto anche lui uno “spirito” maligno?».
«Mentre noi ancora non ci accorgiamo di nulla, la questione energetica sta lentamente facendo scivolare indietro di decenni intere nazioni. Dopo i ripetuti disastri delle miniere di carbone, mai pensavamo di rivedere altri schiavi del secolo scorso: i tagliatori di canna da zucchero.
Dietro cancelli arrugginiti, il cuore della rivoluzione energetica brasiliana si trova nell’aria stagnante di uno squallido edificio a mattoni rossi. All’interno, dozzine di migranti dagli abiti sudici sono affollati in minuscoli cubicoli, pieni di lettini e zaini, e si preparano al loro primo giorno di lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero di San Paolo.
Sono già 200.000. Duecentomila. Dopo l’accordo per l’esportazione di etanolo tra Lula e Bush, ci si aspetta infatti che nei prossimi anni la produzione aumenti addirittura del 55%. Gli attivisti sostengono che i tagliatori sono schiavi a tutti gli effetti (la paga è di 150 euro al mese) e che la promettente industria dell’etanolo brasiliana è in effetti un mondo oscuro di caporalato e abusi dei diritti umani.
Lavorano dodici ore a temperature sopra i 30 gradi per guadagnare 70 centesimi a tonnellata tagliata. Al di là delle valutazioni tecniche ed etiche sull’opportunità di sostituire, nelle automobili, il petrolio con il cibo, dobbiamo amaramente constatare che l’etanolo non si sta dimostrando più sostenibile dei peggiori giacimenti petroliferi.
Almeno dal punto di vista degli umani coinvolti».
(Francesco Giappichini).

