B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Italia batte Brasile, dal 2002

       

Italia Brasile 3 a 2, dopo cinque anni, é ancora in giro per l’Italia. Dal 2002 l’opera teatrale di Davide Enia delizia gli amanti del teatro, i nostalgici degli anni ottanta, gli appassionati di calcio, e perché no, anche quelli del Brasile. Due giorni fa é stato protagonista al teatro di Foligno, ma non si fermará certo sui colli umbri il monologo, il cuntu, del regista, attore ed “affabulatore” siciliano, che tanto ricorda Marco Paolini.

E ve lo raccomandiamo perché questa volta la tradizione del racconto orale siciliano si sposa a meraviglia con un episodio che non é rimasto confinato all’universo sportivo, o tantomeno calcistico, ma é divenuto parte della storia di due nazioni, l’Italia e il Brasile.

Come noto quella partita di calcio dette il via libera alla nazionale di Zoff e Bearzot (nella foto sopra) per la conquista del Mondiale spagnolo; ma non é certo dimenticata dal pubblico brasiliano, che da allora ha considerato l’undici di Telé Santana il piú forte di tutti i tempi dopo l’epoca di Pelé.

E se consideriamo che la popolazione brasiliana é giovane, molto piú giovane di quella italiana, se consideriamo che in Brasile Garrincha sono sempre in meno a ricordarlo… possiamo capire bene come proprio quella venga considerata la Seleção migliore di tutti i tempi.

Quella della disperazione brasiliana e di Italia Brasile 3 a 2. Fu proprio quella la Seleção che, magari indirettamente, rese Falcão l’ottavo re di Roma, rese il Brasile “qualcosa” di bello e solare presso il grande pubblico, e che aprí la strada ad Aquarela, il  tormentone di Toquinho che avvicinó molti alla conoscenza della mpb e del Brasile.

A questo punto non ci resta che postarvi la recensione… professionale, che abbiamo tratto dal portale Teatro.org.

«Italia Brasile 3 a 2, dell’attore palermitano Davide Enia, è una telecronaca “epi-comica” e personalissima della partita giocata dalla nostra nazionale ai mondiali dell’82. Una maniacale e delirante evocazione di personaggi e fatti, esemplata sul genere teatrale del “cuntu”.

“U cuntu” in siciliano è il racconto di un fatto notevole, di un’impresa eroica che vale la pena di tramandare oralmente alle generazioni future. Associato, nella tradizione spettacolare dell’isola, alla chanson francese, celebrava in dialetto l’epopea cattolica dei paladini carolingi alle prese con i terribili mori.

Paolo Rossi, Zoff, Conti, Pelè, Falcao, non hanno niente da invidiare ad Orlando o Rinaldo; le loro “gesta” fanno parte ormai della memoria storica collettiva e meritano un loro olimpo minore, mitico e moderno. Nel racconto dei 90 minuti si accumulano tic e stereotipi del rituale bizzarro che puntualmente si organizza attorno all’evento mediatico: figurine dei giocatori usate come santini e circondate di ceri propiziatori; segni e posture scaramantiche; oggetti domestici che diventano amuleti d’eccezione, etc…

Enia trova anche il tempo per digressioni “serie” come la triste storia del calciatore brasiliano detto “garrincha”, morto povero e dimenticato da tutti, o del portiere Tusevich ucciso sul campo da gioco dai nazisti durante la seconda guerra mondiale».

(Francesco Giappichini). 

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