I marines amazzonici

Olá amici di Brasiliando, vogliamo oggi presentarvi la prima parte d’un articolo scritto da Serena Corsi per il portale Peace Reporter. Vi si dá notizia d’un documento dei servizi segreti brasiliani, secondo cui militari Usa sarebbero penetrati in Amazzonia, mettendo a rischio la sicurezza nazionale.
É da molto tempo che le autoritá brasiliane sono in allarme per i veri o presunti tentativi di “denazionalizzare” la piú grande foresta del pianeta. Scrivevamo infatti, diversi mesi fa, quanto segue.
“Posizioni e interventi di questo tipo sono visti come fumo negli occhi dalle autorità brasiliane, che spesso reagiscono limitando la libertà d’azione alle ong straniere operanti in Amazzonia. E’ dello scorso 17 dicembre la notizia che le forze armate – secondo quanto riferito dal comandante Francisco Albuquerque nel corso di una pubblica audizione innanzi alla commissione Esteri della Camera – stanno investigando l’attività delle associazioni straniere presenti nella zona. L’ufficiale ha riferito che l’esercito brasiliano non è contrario all’attività di questi organismi nell’area, sempre che però ciò non significhi la «denazionalizzazione» della stessa. «I progetti delle organizzazioni non governative nei paesi in via di sviluppo sono una realtà», tiene a chiarire Albuquerque, «e quindi dobbiamo capire che cosa c’è dietro a tutto questo». Per il comandante non vi è alcun dubbio: «l’Amazzonia è nostra e il Paese lotterà per difenderla ed amministrarla». Il deputato Andrés Costa, del Pdt (Partido democràtico trabalhista), si è detto assolutamente in linea con queste dichiarazioni, auspicando anzi che il controllo delle forze armate si trasformi in una vera e propria politica pubblica nazionale. Ha poi aggiunto che mentre molte organizzazioni hanno buone intenzioni, altre al contrario «agiscono in modo assolutamente cinico, giacché rispondono all’interesse geopolitico di una grande potenza che generalmente finanzia il loro lavoro». Si tratta di ong che «potrebbero avere obiettivi ben diversi rispetto alla cooperazione ed alla solidarietà coi popoli dell’Amazzonia»”.
Tuttavia é la prima volta che le accuse non riguardano ong, ma appunto gli stessi effettivi dell’esercito di Washington. Epperó, dato che non facciamo i “fanatici tifosi” del Brasile, teniamo a rimarcare che reputiamo assurda la tesi di responsabilizzare queste presunte interferenze della disoccupazione e della vulnerabilitá dello Stato rispetto al crimine.
Che i papaveri dell’intelligence e della polizia brasiliane cerchino di scaricare ipocritamente i problemi interni sui soliti gringos ci pare, quantomeno, risibile. Buona lettura!
«La mano lunga degli Usa
Un documento dei servizi segreti brasiliani denuncia la silenziosa avanzata Usa in America Latina
Il documento è stato pubblicato dal Journal do Brasil, una delle maggiori testate carioca, ed è stato subito rilanciato dalle maggiori agenzie di informazione del mondo latino. A redigerlo un gruppo dei servizi segreti brasiliani , Gruppo di Lavoro sull’Amazzonia della Abin (l’agenzia di informazione dell’intelligence brasiliana ) in collaborazione con organi delle forze armate e della polizia federale. Secondo il rapporto, la crescente influenza degli Stati Uniti in paesi limitrofi al Brasile, in particolare Colombia e Paraguay, e la presenza dell’esercito americano in Amazzonia rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale. Non solo: anche piaghe sociali come la disoccupazione e la vulnerabilità dello Stato rispetto alla ripresa della criminalità organizzata sarebbero conseguenze dirette della strategia di Washington nell’area. La grossa novità consiste proprio nel mittente del j’accuse. Che sia interesse degli Stati Uniti esercitare un controllo sulle enormi risorse del Cono Sud attraverso una pressione anche militare non rappresenta certo una novità: peraltro, solo poche settimane fa George Bush, in un ordine presidenziale, aveva ribadito la necessità di “pianificare operazioni congiunte” con “ i governi amici dell’America Latina”. Ma che siano gli stessi addetti ai lavori a dichiarare pubblicamente di essere preoccupati dall’ingerenza di Washington serve a rendere il polso di una situazione in cui gli Stati Uniti stanno perdendo un’egemonia storica e sono pronti ad agire anche piuttosto goffamente - dal punto di vista diplomatico - per recuperarla».
(Francesco Giappichini).

