In Italia i “segreti” di Bruna

“Il Dolce Veleno dello Scorpione” (”O Doce Veneno do Escorpião“, 2005), libro di memorie scritto dall’ex-prostituta paulista Bruna Surfistinha (nella foto), al secolo Raquel Pacheco, è uscito da pochi giorni nel nostro Paese, edito da Sonzogno (15 euro).
La 22enne autrice è appena rientrata in Brasile dopo un tour promozionale che l’ha vista in Portogallo, Spagna, Francia e Olanda (gli altri Paesi europei in cui il libro è stato recentemente tradotto e pubblicato), oltre che in Italia, da dove è passata la scorsa settimana.
Nel best-seller, che in Brasile ha venduto centinaia di migliaia di copie, Bruna descrive con dovizia di particolari la sua routine quotidiana, i suoi clienti, uomini e donne, la frequenza e il tipo di rapporti che le venivano richiesti, la sua partecipazione a film porno, le frasi, le posizioni, le perversioni e quant’altro caratterizzò, dal 2002 al 2005, la sua attività di prostituta. Un’attività iniziata per un sentimento di ribellione all’età di 17 anni, dopo aver rotto con la famiglia, esponente della media borghesia di São Paulo.
Il successo del libro, in Brasile, ha dato origine una serie di iniziative che hanno visto Bruna come protagonista. Da apparizioni nei principali programmi e talk-show delle reti tv nazionali all’interesse delle riviste di gossip, dal proliferare di siti web dedicati alla sua figura al successo del blog da lei tenuto.
Ora il “Dolce veleno dello scorpione” (il titolo deriva dal tatuaggio che Bruna porta sulla spalla, suo segno zodiacale) è disponibile in Italia, anche se non pare suscitare ancora particolari clamori. Il personaggio è assolutamente sconosciuto da noi, così come i “co-protagonisti” del libro, da lei mai nominati ma in alcuni casi identificabili dal pubblico brasiliano, non dal nostro. I media generalisti italiani hanno, in genere, dato la notizia dell’uscita in modo abbastanza asettico. Sottolineano il contenuto «piccante» del libro, senza tuttavia tentare particolari analisi sociologiche sulla doppia mercificazione della sessualità, qui presente. Prima attuata o subita e poi sfruttata commercialmente dalla vittima, che si trasforma in carnefice virtuale. Silenzio anche sul tentativo di sdoganare una piaga sociale, la prostituzione, definita dall’autrice «una professione come tante».
Forse i reality ambientati nei bordelli, negli strip-club e nelle stanze da letto della gente comune, con le telecamere che entrano ormai dappertutto, ci hanno abituati a operazioni di questo genere. Oppure l’argomento è già considerato “freddo”: in Brasile sono passati quasi due anni dal boom e il secondo libro della Pacheco (”O que aprendi com Bruna Surfistinha - Lições de uma vida nada fácil” - Quello che ho imparato da Bruna Surfistinha - Lezioni di una vita per niente facile, ndr) è stato un flop clamoroso.
Ad approfondire l’argomento prova, invece, Matteo Baldi che, approfittando della presenza di Bruna Surfistinha in Italia, l’ha incontrata per RadioAlt. È possibile ascoltare l’intervista qui. Richiesta di un parere sulla banalizzazione del sesso che il libro sottintende, Bruna dice sostanzialmente di non avere nulla da rimproverarsi. Le dichiarazioni rilasciate nel corso del colloquio, in ogni caso, a volte si contraddicono.
Il suo sforzo di suscitare commozione e simpatia per il tentativo, pare riuscito, di redenzione avrebbe potuto comprendere un pensiero più profondo rivolto alle tante ragazze meno fortunate di lei, per le quali vendersi continua a non essere una scelta.
(A. Forni)

