O silfidi o dannate

Il Brasile guida il ranking mondiale del consumo pro capite di farmaci dimagranti, contenenti sostanze inibenti l’appetito, detti anoressigeni simpaticomimetici. A dirlo è un rapporto delle Nazioni Unite divulgato il 1º marzo.
Il Paese precede in classifica Argentina, Corea del sud e Stati Uniti. A esemplificare il trend, lo studio cita il caso della 21enne modella paulista Ana Carolina Reston (nella foto), morta di anoressia nervosa il 14 novembre scorso.
L’italiano Giovanni Quaglia, rappresentante in Brasile del Bureau Onu contro droghe e crimine, spiega che il fenomeno rappresenta un’accentuazione di una tendenza osservata a livello mondiale, sommata a caratteristiche culturali nazionali che impongono magrezza e perfezione delle forme, inducendo la donna brasiliana ad esporre la propria salute a gravi pericoli, in nome della vanità.
La richiesta dei prodotti citati è tale che il Paese è diventato il primo produttore mondiale di alcune sostanze anfetaminiche utilizzate nella loro composizione. Addirittura, si produce in Brasile il 98,6 per cento del fenproporex e l’89,5 per cento dell’anfepramona (o diethylpropion) usati nel mondo. Ciò è dovuto al processo di globalizzazione che ha investito anche i laboratori farmaceutici legati a imprese multinazionali, i quali concentrano le produzioni in determinate fabbriche.
Lo scorso anno, il 3,2 per cento dei brasiliani (almeno 6 milioni di persone, per il 76 per cento donne) ha assunto anoressigeni, contro il 2,3 per cento di cinque anni prima. L’aumento è stato registrato dal Centro brasiliano d’informazione sulle sostanze psicotrope (Cebrid). L’Agenzia nazionale di vigilanza sanitaria (Anvisa) sta approntando un nuovo sistema di controllo per monitorare la vendita di tali farmaci e impedirne l’uso indiscriminato. Il piano dovrebbe essere attivato nel secondo semestre di quest’anno.
Rimangono tuttavia profondi i condizionamenti che spingono all’uso di queste droghe all’interno della società brasiliana, latina e machista, dove la bellezza femminile è un obbligo e il culto della forma fisica può divenire un’ossessione.
E dove chi non nasce garota de Ipanema, a volte, si sente in dovere di diventarlo, a qualunque prezzo.
(A. Forni)

