Nasce l’Opec dei brasiliani

Cari amici di Brasiliando, siamo rimasti particolarmente colpiti dalla lettura d’un articolo uscito oggi sul portale Ansa, che vi proponiamo piú sotto. Giá ne avevamo accennato dando notizia della prossima visita di Bush in Brasile, ma - secondo noi - giova comunque ribadire l’importanza di quella che, almeno per i brasiliani, si profila come una vera e propria rivoluzione energetica.
Insomma Stati Uniti e Brasile, che producono la grande maggioranza dell’etanolo mondiale, stanno per stringere un accordo che dará vita a un cartello che i giornali hanno giá battezzato come l’Opec dell’etanolo. Il Paese a Stars and Stripes l’userá per raggiungere quegli obiettivi geopolitici che non ha ottenuto con l’Alca, mentre il Brasile, come ben specificato piú sotto, fará la parte del leone sotto il profilo economico.
Dunque buona lettura e buon alcol a tutti!
«Energia: Bush proporrá a Lula “Opec dell’etanolo”
In occasione della sua visita in Brasile all’inizio di marzo, il presidente americano George W. Bush proporra’ al suo omologo brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva la creazione di una ”Opec dell’etanolo”. Insieme, Usa e Brasile producono il 72% dell’etanolo mondiale. Lo ha rivelato in un’intervista al quotidiano brasiliano Estado de S.Paulo il consigliere speciale per l’energia del Segretario di Stato Condoleeza Rice, Greg Manuel. ”Visto che l’Alca non ha funzionato, proviamo con l’etanolo”, commenta secco Manuel, che ha gia’ effettuato sei visite ufficiali in Brasile per studiare la situazione. In occasione della visita di Bush, Brasile e Usa devono concludere una lunga lista di accordi nel settore: il piu’ importante prevede l’istallazione di impianti di produzione di etanolo in vari Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi, come Guatemala, El Salvador, Honduras e Republica Dominicana, considerati ”molto promettenti” per la produzione di canna da zucchero e la sua trasformazione in alcol, come i brasiliani chiamano l’etanolo. Il Brasile avra’ la parte del leone nell’accordo, perche’ e’ il maggior produttore mondiale di canna e di etanolo, perche’ detiene il maggior know-how nella trasformazione industriale e perche’ il suo parco auto funziona gia’ attualmente al 76% a etanolo. ”E’ un’opportunita’ immensa. L’emisfero occidentale spende il 7% del suo Pil con il petrolio, e per alcuni Paesi come la Repubblica Dominicana il costo del combustibile fossile rappresenta il 20% di tutto cio’ che produce”, afferma Manuel. Il presidente Bush ha stabilito come meta per il 2017 una riduzione di un quinto del consumo di benzina, il che significa un fabbisogno per gli Stati Uniti di 132 miliardi di litri annui di combustibili alternativi. La produzione americana di mais (dal quale in Usa estraggono l’etanolo) sara’ comunque insufficiente (e troppo cara) per coprire il fabbisogno: percio’ gli americani hanno deciso di rivolgersi al resto del continente americano»
(Francesco Giappichini).

