B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Un horror tragicomico

Ha debuttato nel fine settimana, sugli schermi brasiliani, il fim americano “Turistas” (”Turistas go home“, 2006), che negli ultimi mesi aveva causato molte polemiche per il suo contenuto, costellato di inesattezze, offese e preconcetti nei confronti del Brasile.

La pellicola fa parte del genere disgustoso, altrimenti definito splatter e la sceneggiatura fa ampio uso di scene truculente, con copioso spargimento di sangue e sbudellamenti a profusione.

La trama è semplice: sei giovani saccopelisti americani e inglesi giungono in visita presso il paradisiaco litorale brasiliano. Tutto bene fino a quando la loro vacanza viene turbata da una rapina del tipo “boa-noite-cinderela” (buona notte, cenerentola): drogati a loro insaputa, vengono depredati di ogni avere. È l’inizio di una serie di disavventure. Arrivati in un villaggio, improbabilmente situato alle porte di Rio, vengono inizialmente accolti con falsa simpatia dagli abitanti del luogo, che successivamente si rivelano nella loro vera natura di orchi assetati di sangue.

I gringos vengono catturati, torturati e i loro organi interni estirpati dal sadico medico brasiliano Dr Zamora, per essere offerti a miserabili compatrioti in attesa di trapianti. Nella scellerata ipotesi che il film possa essere distribuito in Italia, risparmiamo altri particolari, per non rovinare il finale ai potenziali spettatori.

La pellicola (nella foto, una scena) presenta un Brasile di maniera, assolutamente irreale e popolato da brutti ceffi che nascondono le loro bieche intenzioni sotto una finta ospitalità. La morfologia del Paese viene completamente stravolta e il percorso dei sei ragazzi lungo il territorio non ha alcun senso logico. I dialoghi in portoghese tra i figuranti e le comparse del film sfiorano il patetico.

Per le strade sporche e i quartieri malfamati circolano automezzi da museo. I brasiliani, ovviamente, sono tutti drogati. I bambini fumano regolarmente crack e le bambine sniffano immancabilmente colla da sacchetti di carta. La lingua ufficiale è il carioca: che la scena si svolga a Bahia, a Recife o in Amazzonia, tutti parlano con l’accento tipico di Rio de janeiro.

Pensiamo non valga la pena soffermarci oltre su questo “pezzo di bravura” del regista John Stockwell. Gli americani, in parecchi casi ignoranti di storia e geografia altrui, non si sono mai fatti troppi scrupoli nell’affrontare in modo politicamente scorretto la cultura di altri Paesi. Questo pessimo film non fa eccezione e si è già meritatamente rivelato un fiasco ai botteghini, in patria.

Meglio fare come i brasiliani, notoriamenti caustici, oltre che propensi a sdrammatizzare in maniera arguta situazioni ben più gravi. All’uscita dalle sale dove era programmato “Turistas”, la maggior parte dei pochi spettatori ha dichiarato di aver trovato la pellicola involontariamente comica e di essersi sbellicata dalle risate.

(A. Forni)

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