Brasile, B come barbarie…
In Brasile non si parla d’altro. E come potevamo proprio noi di Brasiliando, il primo e unico rotocalco dedicato al Brasile, non raccontarvi la vicenda del piccolo João Hélio Fernandes Vieites, di sei anni?
Cominciamo dai fatti. Lo scorso 7 febbraio, nel quartiere Bento Ribeiro, zona nord di Rio de Janeiro, la casalinga Rosa Vieites torna verso casa con l’auto, in compagnia di un’amica e dei due figli: la tredicenne Aline e João Hélio. Ma fermi ad semaforo vengono abbordati da sei malviventi che, armi in pugno, obbligano tutti a scendere. E qui comincia il dramma: il piccolo ritarda, anche perché, sul sedile posteriore, é legato alle cinture di sicurezza. La madre cerca di aiutarlo, ma non fa in tempo: i banditi sono giá saliti e partono di corsa. Il bambino rimane cosí legato con la cintura all’addome pur trovandosi fuori dal veicolo, e viene cosí trascinato sull’asfalto per sette chilometri.
Rosa rincorre disperatamente l’auto in corsa gridando, ma tutto é inutile; il figlio lo rivedrá solo dopo quella tragica corsa di sette chilometri. Frattanto il veicolo, tra lo stupore e l’orrore di molti, procede zigzagando per liberarsi dal corpo; ma anche il questo caso é tutto inutile.
Cosí i sei, presso il quartiere Cascadura, l’abbandonano; poco curandosi del corpo vi arraffano quanto era possibile arraffare e poi scappano.
In pochi giorni cinque vengono arrestati e tra loro c’é un minorenne; quindi ieri sono stati sottoposti a confronto per definire le responsabilitá d’ognuno ed ultimare l’inchiesta. E poi non potevano mancare i proverbiali tentativi di linciaggio della folla assetata di sangue. (Nella foto viene esibito forzatamente il volto degli accusati).
Ció basta a riaprire l’annoso dibattito politico e giuridico sull’abbassamento dell’etá imputabile e quindi dell’etá in cui si é responsabili penalmente. E non solo nelle istituzioni, ma anche presso i media, radiofonici e televisivi; tutti a lanciare, sull’onda dell’emozione popolare, il seguente sondaggo: siete d’accordo sulla riduzione della “maioridade penal”?
Adesso, nel Paese sudamericano, si é imputabili penalmente solo a diciotto anni, ed il reato commesso dal minore é punito con misure di sicurezza che possono giungere, al massimo, ad una “reclusione” triennale presso la Febem, i carceri minorili. Questa vecchia crociata delle forze conservatrici brasiliane trova sí l’ostacolo della Costituzione federale, ma si percepisce che va facendosi fortemente strada presso un’opinione pubblica sempre piú stanca della microcriminalitá.
Ma che questi problemi, a lungo termine, possano essere risolti solo con una rivoluzione nel sistema educativo, sono sempre in meno a dirlo.
(Francesco Giappichini).

