B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Ambiente, ultima chiamata

Titolare di un quinto della biodiversità mondiale, il Brasile ha ora un nuovo mezzo per sfruttare socialmente ed economicamente il suo patrimonio ambientale, costituito da circa 200mila specie di piante, animali e microorganismi ufficialmente catalogati.

Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha firmato qualche giorno fa il decreto istitutivo del Comitato nazionale di biotecnologia, che avrà il compito di definire una politica nazionale per il settore, dando indicazioni sulla destinazione dei 10 miliardi di real che saranno resi disponibili, nei prossimi dieci anni, dal budget di spesa a medio-lungo termine del governo brasiliano.

Del totale, il 60% arriverà direttamente da fonti pubbliche, anche grazie al finanziamento della Banca nazionale di sviluppo economico e sociale (Bndes). Il 40% sarà invece a carico dei privati, coordinati da enti preposti. Gli investimenti interesseranno il campo farmaceutico, dei prodotti agro-alimentari, dell’industria responsabile e della conservazione ambientale in senso stretto. Area, quest’ultima, in cui rivestirà grande importanza il turismo eco-sostenibile.

Il Comitato lavorerà in stretta collaborazione con il Forum di competitività biotecnologica, istituito in Brasile nel 2004 e formato da rappresentanti del governo, della società, della comunità accademica, dell’industria e delle forze sindacali. L’organismo ha già elaborato dieci studi su possibili modelli di crescita, relativi ad altrettante direzioni di potenziale sviluppo. L’idea è costruire una forza industriale brasiliana competitiva nei campi citati, in grado di proporsi con autorevolezza sui mercati internazionali

Secondo l’Associazione brasiliana delle imprese di biotecnologia (Abrabi) il fatturato annuale del settore può essere stimato tra 5,4 e 9 miliardi di real. Sempre annualmente, verrebbero creati 28mila nuovi posti di lavoro, dei quali l’84 per cento all’interno di piccole e medie imprese.

Come Musibrasil ha già avuto modo di sottolineare, questa è la strada che il Paese sembra intenzionato a percorrere, per realizzare politiche concrete di protezione ambientale. Non, cioè, edificando recinti intorno alle risorse, ma facendo sì che queste possano generare reddito. Invogliando la popolazione, a ogni livello, a considerarle fonti di guadagno continuativo, piuttosto che generici beni da proteggere.

Viste le cifre, questo tipo di pragmatismo si rivelerà benefico solo se saranno rispettate condizioni rigorose di liceità e di equità nell’utilizzo delle risorse stesse. Dalle allarmanti notizie sulle condizioni del pianeta, la posta in gioco va ben oltre i meri interessi economici. Piani di questo genere, ormai indispensabili, si presentano addirittura come una sorta di “ultima spiaggia”, per il Brasile e per il resto del mondo.

(A. Forni)

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