Era Lula, torture e tanta ipocrisia
La notizia é di qualche giorno fa e sinora abbiamo preferito soprassedere per due distinte ragioni. Sia per evitare un commento a “sangue caldo”, sia perché speravamo in qualche approfondimento della stampa nazionale che conta.
Tutto inutile, sia perché l’indignazione non é diminuita, sia perché i grandi media (sui piccoli il velo pietoso é giá steso) si sono colpevolmente limitati a riportare il fatto di cronaca. Veniamo ai fatti: il 7 febbraio quattro effettivi della Polizia militare di San Paolo vengono sospesi dal servizio “di strada” e rimangono consegnati in caserma, per aver pestato a sangue dei “sospetti consumatori di droga” (e giá tale denominazione della stampa nazionale dice molto) nel degradato quartiere paolista di Cracolândia. E non, ovviamente, in seguito alla denuncia dei malcapitati, ma perché, per somma casualitá, l’intervento dei militi viene filmato da un videoamatore e poi trasmesso da Tv Globo. (Nella foto un fotogramma del filmato). Insomma scoppia il caso, anche perché l’operazione andrebbe rubricata tra gli episodi di tortura e sadismo, piú che tra i fatti di semplice violenza.
I sei giovani, tra cui una ragazza, vengono messi al muro, a braccia larghe, perquisiti, fatti oggetti di calci, pugni, schiaffi, manganellate. E, dulcis in fundo, vengono dati alle fiamme i loro zaini.
La tenente Maria Yamamoto, portavoce del corpo militare – come da copione - ha ammesso che il comportamento era fuori norma e che l’«istituzione non approva assolutamente questo tipo di comportamento». Insomma il sergente Mário Henrique Batista de Carvalho e i soldati semplici Mário Moraes da Silva, Márcio Maciel de Castro Lemos e Gilmar Carlos Rodrigues della 2ª Compagnia del 7º Battaglione sono le “mele marce” che vanno punite, perché per il resto tutti gli altri, per dirla con la Yamamoto -«lavorano secondo procedimenti operazionali standard».
Ma a questo punto mi chedo: in Brasile i partiti, le ong fanno tutti come le tre scimmiette? I redattori non vanno giro? Forse restano bem protetti a smanettare sul mouse? Sono ipocriti sino a questo punto? A nessuno é venuto in mente di dire che pestaggi ed abusi dei soggetti perquisiti rappresentano la prassi comune? Che i poliziotti sospesi hanno solo avuto la “sfortuna” d’essere stati ripresi da una videocamera? Che la gravitá dell’abuso dipende solo dal livello sociale (razza, condizione economica, ma non solo) del fermato? E che per di piú queste son cose che avvengono di fronte a tutti, all’aperto, in strada, quasi dovessero avere qualche effetto deterrente e servire da esempio?
Si fanno tavole rotonde e seminari sulla violenza durante l’epoca della dittatura e non ci si accorge della violenza quotidiana, perpetrata dalle autoritá, che é parte integrante della vita delle metropoli. Ho assistito ormai a innumerevoli pestaggi ai danni del vagabundinho, del ladruncolo di turno, del “sospetto” che viene perquisito.
E la sensazione non é gradevole, sia perché si é in fondo impotenti di fronte a questa violenza arbitraria (a volte cerco di mettermi il piú vicinio possibile - ossia abbastanza lontano - al pestaggio, sperendo che ció contenga l’ira dei “faccia d’ananas” sem vergonha), sia perché, ed é il lato piú vergognoso della vicenda, il crimine trova l’aperto plauso del povão assetato di sangue.
(Francesco Giappichini).

