Moda, risale l’onda tropicale

Si chiudono domani, con l’ultima giornata di São Paulo Fashion Week in svolgimento dentro e fuori la biennale paulista, le due settimane che a gennaio il Brasile da qualche anno dedica alla moda nazionale.
La grande vetrina, rivolta anche e soprattutto al resto del mondo, si è aperta il 14 scorso con Fashion Rio, alla Marina da Glória della capitale carioca. Con Milano autunno-inverno 2007/2008, che si terrà dal 17 al 24 febbraio, l’ideale testimone passa ora all’Italia e al capoluogo lombardo.
È un mondo, quello della moda, dove il sessismo viene vissuto al contrario, dove la donna è indiscussa protagonista, dove pure le frivolezze del glamour e del gossip vengono declinate al femminile. E dove il legame tra Brasile e Italia è sempre più stretto. Ieri erano le signore-bene e le patricinhas di Rio e São Paulo a impazzire per i capi e gli accessori, dai costi proibitivi, delle griffe italiane. Oggi sono le teenager di casa nostra ad acquistare i prodotti, più abbordabili, delle oltre 20mila aziende brasiliane del segmento, che esportano in tutto il mondo con marchio proprio o producendo per conto terzi.
Settimo produttore tessile mondiale, il Brasile si è imposto all’attenzione generale grazie alla qualità. La creatività dei suoi stilisti è universalmente riconosciuta e anche molte maison italiane hanno da tempo in organico designer brasiliani. Lancetti, con il giovane Icárius, fu il precursore. La moda brasiliana, che debuttò ufficialmente da noi nel 2004 con la manifestazione Fashion Brasile, organizzata al Palazzo Affari ai Giureconsulti di Milano, è oggi presente in Italia con molti dei suoi marchi.
Agua doce, Rosa Chá, Colcci, Zoomp, Equus, Caos, Ellus, Cori, Triton, Cavalera sono ormai riferimenti noti al pubblico del settore. Al nostro Paese sono destinate linee esclusive dai nomi suggestivi, spesso accompagnate dall’apertura di negozi specifici: Legal, Saudades, Verdeamarelo. Casual, jeans, intimo, moda mare, lingerie e abbigliamento fitness sono il punto di forza delle case di moda brasiliane in Italia. Particolare attenzione viene riservata all’utilizzo di tessuti tipici, ecologici e bioresponsabili. Malgrado tutto, però, il settore è in lieve crisi. Secondo gli addetti ai lavori brasiliani, la colpa è del dollaro basso, della concorrenza cinese e del disinteresse di Brasília. Le futilità della moda sembrano male addirsi all’immagine pasionaria del governo Lula.
Tra le supermodelle, la numero uno è sempre Gisele Bündchen, brasiliana anche lei legata all’Italia a doppio filo. Dominatrice incontrastata di Fashion Rio e SPFW, la top gaúcha è la protagonista di una campagna pubblicitaria per Stefanel, intitolata “Stefanel loves Gisele”, realizzata a New York dal fotografo peruviano Mario Testino. In essa, la Bündchen presenta la nuova collezione primavera-estate della casa italiana, con cui aveva già lavorato lo scorso anno.
Richiesta di un parere sui recenti casi di anoressia che in Brasile hanno portato alla morte di quattro modelle o aspiranti tali in pochi mesi, la divina ha glissato con poco stile. «Per fare questo mestiere» - ha dichiarato - «bisogna avere il biotipo e la costituzione fisica adatti. Viceversa è difficile. Io, ad esempio, se non mangio molto e spesso, rischio di perdere peso». E quelle che “non hanno il biotipo”? A quanto sembra devono continuare a digiunare rischiando di lasciarci la pelle, pur di far parte della ristretta elite delle top. Oppure lasciar perdere. La soluzione più logica, accettarsi ed essere accettate, non è contemplata.
A Milano la musica forse cambierà. Ci saranno meno occasioni di ritrovo per vip e più appuntamenti a tavola. A febbraio, in corso Sempione sarà allestita una passerella di centosessanta metri, per una grande kermesse aperta al pubblico. A sfilare, solo modelle dalla taglia 42 in su. Alle sorridenti brasiliane, che saranno molte, e a tutte le altre, da quest’anno verrà concesso qualche chilo in più.
(A. Forni)

