Lula a Davos: basta piagnistei. E i ricchi plaudono

Finalmente a Davos é stato il giorno del presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Di fronte ad una sala-congressi non proprio piena (anzi, abbastanza vuota), ha comunque ricevuto gli applausi della platea all’affermare che i Paesi latinoamericani «debbono smetterla di viaggiare per il mondo, e piangere le nostre miserie dando la colpa agli altri». Di fronte ad una sala-congressi non proprio piena (anzi, abbastanza vuota), ha comunque ricevuto gli applausi della platea all’affermare che i Paesi latinoamericani «debbono smetterla di viaggiare per il mondo, e piangere le nostre miserie dando la colpa agli altri».Di certo i ministri dell’Economia dei paesi piú ricchi ed i manager delle multinazionali lí presenti non aspettavano altro, stanchi delle posizioni neo-terzomondiste dei leader dei Paesi in via di sviluppo, delle proteste no global e degli slogan delle ong, riunite quest’anno - proprio in questi giorni - al Forum sociale mondiale di Nairobi. Insomma un Lula tutto in versione riformista e paz e amor, come ama dire la stampa brasiliana? Non proprio. Il leader sudamericano ha infatti sottolineato la necessitá che gli Stati piú ricchi attuino concessioni commerciali e riducano le proprie barriere doganali, al fine di dar nuovo slancio ai negoziati di Doha (il cosiddetto Doha Round, sospeso dallo scorso luglio soprattutto a causa di divergenze tra Usa ed Unione europea). A suo parere, infatti, la conclusione positiva di questo negoziato rappresenterebbe uno dei mezzi piú efficaci per combattere la povertá nel mondo.Il presidente Lula ha quindi riservato un’ampia parte della sua prolusione a una richiesta che potremmo definire “etica”. Si é infatti appellato alle grandi nazioni affinché agiscano con «coscienza» al momento di investire i propri soldi nel Terzo mondo; e ció - crediamo - era veramente musica per le orecchie di ministri e business man, che in genere non amano gli appelli agli invesimenti a fondo perduto…
In sostanza, secondo il presidente-operaio, «bisogna finirla con la mania dei Paesi ricchi di dar soldi a governanti che a volte non usano quel denaro in modo corretto». Insomma proprio quanto i ricchi del Forum economico di Davos volevano sentirsi dire, e quindi applausi a cascata. Lula ribadisce poi che nei rapporti commerciali internazionali il suo paese é certamente pronto a fare delle concessioni, ma si aspetta altresí che le nazioni del primo mondo mostrino una maggiore flessibilitá.
E non poteva infine mancare l’accenno alle vicende di casa sua, ed in particolare al malcontento per una riduzione del costo del denaro piú timida di quanto ci si aspettasse. «É vero che tutti noi preferiremmo che i tassi d’interesse fossero piú bassi di quanto sono adesso»- ha affermato con enfasi, per poi concludere: «Peró l’economia non si fa con le formule magiche, ma con la serietá». (Francesco Giappichini).

