Anche l’Economist scarica Lula

Anche il settimanale britannico The Economist, che in passato aveva spesso apprezzato la politica economica del presidente Lula, lodandone le caute posizioni riformiste, pare avere abbandonato il leader brasiliano.
Nell’ultima edizione della rivista, in edicola oggi, si afferma senza mezzi termini che il Programma di accelerazione della crescita (Pac), annunciato questa settimana dal governo di Brasília, é «troppo timido» per promuovere la crescita. Insomma, nella sostanza, una bocciatura, che ci appare tanto piú grave se si osserva che é avvenuta alla vigilia dell’intervento di Lula al Forum economico di Davos. Nell’articolo che qui interessa, il cui titolo lo potremmo tradurre “Mosso, ma non agitato”, si afferma che il pacchetto vuole sí stimolare «investimenti impressionanti del valore di 504 miliardi di real, nei settori delle infrastrutture e dell’edilizia, per i prossimi quattro anni», ma le tasse vengono tagliate nella misura «non tanto impressionante di sei milioni e seicentomila real».
Insomma, secondo l’articolo, «dopo un’analisi piú dettagliata il piano perde un poco della propria brillantezza». Si sottolinea poi che dei 504 miliardi di real annunziati, soltanto 68 milioni rappresenterebbero un investimento diretto del governo federale; la somma restante sarebbe infatti costituita e da quanto le imprese statali avevano giá in programma di investire, e da quanto “si spera” che le imprese private possano spendere nei settori indicati dal governo stesso.
Ció che peró pare non andare giú alla redazione inglese é l’eccessiva cautela nella riduzione delle imposte; si fa infatti notare che «praticamenti tutti i tagli delle tasse erano giá in vigore, ed i nuovi tagli rappresentano solo un milione e quattrocentomila real».
La conclusione del settimanale ci pare infine senza appello, o quasi. «Il pacchetto funzionerá nel promuovere la crescita?»- si chiede infatti l’articolista, che chiosa: -«É possibile che riesca ad aiutare marginalmente. Piú importanti sono gli effetti della stabilitá. Inflazione bassa e tassi d’interesse decrescente voglioni dire che i titoli di stato non sono piú l’unica opzione saggia d’investimento».
Proprio del tutto negativo il pezzo in questione? No. Infatti tra le righe si fa capire che il Paese puó riuscire a lasciarsi alle spalle il proprio ormai proverbiale torpore economico senza mutamenti radicali nella propria economia.
A questo punto spetterá al presidente Lula, oltreché ai suoi ministri Mantega, Amorim e Furlan, che lo accompagnano al Forum di Davos, spiegare alla comunitá economica internazionale lí riunita che il Brasile vuole crescere davvero. (Francesco Giappichini).

