Chávez, O Globo «nemico del popolo»

Che il presidente del Venezuela Hugo Chávez non ami i grandi network della comunicazione lo sapevamo; ma ieri, nella cidade maravilhosa, ce la ha confermato una volta di piú, definendo il quotidiano carioca O Globo «nemico del popolo».
Il presidente ex golpista ed ex paracadutista, giá da qualche giorno in Brasile per partecipare al vertice del Mercosul, é sato invitato dall’Assemblea legislativa dello stato di Rio de Janeiro per il conferimento della massima onorificenza di questo consesso: la medaglia Tiradentes. Immancabile il suo discorso di ringraziamento, che non é stato di circostanza, ma in circa due ore ha invece saputo infiammare la numerosa platea di aficionado, che sempre l’accompagnano nel corso delle sue peregrinazioni per il mondo. «Non ho dubbi che O Globo sia un nemico del popolo brasiliano e latinoamericano»- ha affermato senza mezzi termini Chávez, secondo cui alcune imprese private di comunicazione, al servizio dell’oligarchia e dell’imperialismo, vogliono impedire l’avanzamento della Rivoluzione bolivariana in America latina.
Ma per quale motivo Chávez ha attaccato tanto duramente O Globo, uno dei maggiori quotidiani brasiliani, proprio a Rio, la cittá ove sia il giornale che il relativo network hanno sede? Presto detto: proprio ieri il foglio carioca aveva pubblicato un editoriale contenente dure critiche alle sue intenzioni di nazionalizzare interi settori dell’economia.
Ma non é tutto: nel pezzo si definiva «ripugnante» la decisione di Chávez di non rinnovare la concessione a Radio Caracas Televisión (Rctv), e ció veniva considerato «la prova concreta dell’espansione del totalitarismo» nel corso del suo terzo mandato.
«Gli oligarchi di O Globo pensano di offendermi»- ha infine declamato il venezuelano -«ma perdono il loro tempo. L’aquila non caccia le mosche».
Intanto la platea degli aficionado, molti militanti di partiti di sinistra e dei movimenti sociali, s’infervorava, ed applaudiva sempre piú; e alla fine giungeva a chiedergli di strappare una copia del giornale maledetto. A questo punto peró il presidente, in un rigurgito di nuovo amore per la libertá di stampa, o forse temendo di esagerare, si é negato.
I presenti hanno comunque notato che il venezualano, nelle due ore in cui ha parlato, ha dato ben poco spazio al presidente Lula, limitandosi a definirlo come «amico». Spazio invece alle citazioni di Darcy Ribeiro, Daniel Ortega, dell’equadoriano Correa, di Evo Morales, addirittura di Vargas e, soprattutto, di Fidel. (Francesco Giappichini).

